Bellezza e bruttezza della politica

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di Alfredo Morganti

Bellezza e bruttezza della politica. Ci ritorno sopra.

Dopo il duello televisivo, Vespa appare raggiante. Ha ottenuto il 25% di share medio e può permettersi qualche dichiarazione trionfante. Al punto da filosofeggiare sulla “bellezza della politica”, che sarebbe, dice a “Repubblica”, “il dibattito, lo scontro tra idee differenti”. Ha anche aggiunto: “Sono contento del fatto che Renzi e Salvini si siano salutati molto cordialmente prima e anche dopo il duello. Non è scontato, perché alla fine c’è sempre uno che perde”. Il duello, difatti, dovrebbe avere un vincitore e uno sconfitto. E “chi ha perso?” allora gli chiedono. E Vespa risponde così: “Ma no… in questo caso… parlavano a due pubblici diversi. Renzi voleva toccare l’uomo nero per conquistare consensi a sinistra e nell’area moderata che non ama il leader della Lega. Salvini se ne buggerava, parlava al suo pubblico rafforzando i suoi contenuti: flat tax, pensioni, immigrazione».

Ma come? E il dibattito, la discussione sui temi, lo scontro tra idee differenti, che fine avrebbero fatto se ognuno “parlava al suo pubblico”? Perché, a rigore, in un confronto ci si deve rivolgere l’un l’altro, battere e ribattere dialetticamente su ciò che l’altro propone. Un dibattito non è la sommatoria di due monologhi, ma un argomentare reciproco, serrato, concatenato, in cui l’altro è essenziale. Il pubblico è solo terzo, nessuno si rivolge a esso direttamente, tanto più se fosse solo il “proprio” pubblico, come ammette Vespa a proposito dei due presunti belligeranti. Non di duello si è trattato, quindi (in un duello non si fende semplicemente l’aria, ma si tenta di colpire direttamente la spada o il corpo altrui), ma di due cantanti che non hanno prodotto alcun contrappunto reciproco, e si sono semplicemente affiancati per esibirsi come solisti. Anzi, farlo l’uno accanto all’altro, ha significato farlo a braccetto, darsi di gomito, autolegittimarsi a futuri duellanti finali.

È lo stesso Vespa, insomma, a denudare il re. A mostrarcelo per quel che era: una esibizione in coppia, come nei tuffi sincronizzati, quando la bravura è essere diverso sì, ma ognuno l’ombra dell’altro. Ha voglia Vespa a rimproverare i politici che non vorrebbero più sottoporsi alle domande dei giornalisti; il pulpito è sbagliato se, per sua stessa ammissione, ci saremmo trovati di fronte a un comizio parallelo indirizzato a pubblici alternativi (dove non si capisce quale sarebbe l’antagonismo, che pure si rivendica accanitamente). Altro che bella politica, diciamolo. O meglio: è senz’altro bella la politica che nella discussione consente di scegliere una delle soluzioni in campo, e di percorrere solo uno dei percorsi tracciati sulla mappa. Ma nel caso di Porta a Porta, il conduttore stesso confessa che quelli che gli hanno alzato lo share parlavano solo ai propri tifosi, e non hanno di fatto incrociato le spade, ma solo rivendicato i propri meriti. Dov’è la bellezza? Dov’è la politica? Dov’è il vantaggio per i cittadini? Chi vince e chi perde? In questo caso vincono entrambi gli sfidanti, perché in realtà non si sono mai sfidati davvero. E poi vince lo share, che è la vera cosa che conta nella politica mediatica. Altro che i cittadini.