Berlusconi: Renzi e Verdini erano convinti di avermi fregato e invece…

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di Tommaso Labate per il “Corriere della Sera” – 30 dicembre 2016

L’anno scorso a quest’ora, quei due erano convinti di avermi fregato. Invece, un anno dopo, dovrebbero aver capito che li ho fregati io. I suoi uomini al Senato gli hanno fornito la lista di tutti quei senatori verdiniani che, presto o tardi, potrebbero tentare di acquistare un biglietto di ritorno verso Forza Italia.

VERDINI BERLUSCONIVERDINI BERLUSCONI

Nella lista ci sono vittime dell’ultimo toto-sottosegretari come Ciro Falanga, nostalgici del berlusconismo come Domenico Auricchio, insofferenti come Giuseppe Ruvolo, scontenti cronici come Giuseppe Compagnone e Antonio Scavone, eterna cantilena in rima baciata dell’ ultimo triennio di turbolenze a Palazzo Madama.

Di fronte all’evidenza di mezza Ala che spera nel ritorno a un posto al sole del regno di Arcore, Silvio Berlusconi – nelle ultime ore che lo separano dal 2017 – dedica più di un pensiero a quei due. E cioè a Matteo Renzi e Denis Verdini, il tandem che un anno fa confezionava l’uscita di scena dell’ ex premier dal perimetro della politica che conta e che, trecentosessantacinque giorni dopo, si ritrova momentaneamente catapultato fuori dalla scena.

RENZI VERDINI BERLUSCONIRENZI VERDINI BERLUSCONI

Nessuno può sperare di tornare da noi per trovare una poltrona che non ha trovato con Renzi, scandisce Berlusconi, concentrato com’ è sulla necessità di ringiovanire il partito anche grazie a quei casting che hanno visto segretamente sfilare di fronte a lui – negli ultimi mesi – amministratori locali di Forza Italia, imprenditori, professionisti, esponenti centrali e periferici di Confcommercio, Confindustria, Confartigianato.

Ma quei senatori in più, relegati in quel pezzo di emiciclo di color che son sospesi, sono una fiche buona da spendere su due tavoli. Il primo è quello che dà più dispiaceri a Renzi, dove si gioca a estendere il più possibile la durata della legislatura.

GRILLO SALVINI RENZI BERLUSCONIGRILLO SALVINI RENZI BERLUSCONI

Il secondo è quello della legge elettorale, in cui l’ex premier punta tutto su un ritorno al proporzionale che al massimo – ripete lui – può prevedere un piccolo premio di coalizione. Già, la legge elettorale.

Quando ha letto delle reciproche aperture tra Renzi e Salvini sul Mattarellum, che ad Arcore vedono come la peggiore delle iatture, a Berlusconi è scappato un sorrisetto ironico.

Che facciano tutti gli accordi che vogliono, tanto i numeri per tornare al Mattarellum non ci sono, ha continuato a dire negli ultimi giorni. E comunque, almeno secondo i desiderata berlusconiani, il tempo per trovare la legge elettorale c’è tutto, tanto non si tornerà mai al voto entro la fine della primavera.

DENIS VERDINI SILVIO BERLUSCONIDENIS VERDINI SILVIO BERLUSCONI

Non fosse per l’incubo Vivendi che gli toglie il sonno, per cui i figli gli chiedono di rimanere in campo a guidare la difesa da Bolloré, Berlusconi si appresterebbe a festeggiare l’inizio del 2017 come l’anno che mi restituisce quella centralità politica che rischiavo di perdere. Certo, manca l’agibilità piena, che soltanto una sentenza della Corte di Strasburgo può restituirgli. Ma il posizionamento nello scacchiere, per allungare la legislatura e determinare il dopo, quello c’è. Come c’è l’apprezzamento nei confronti di Paolo Gentiloni e Sergio Mattarella, due figure che apprezzo molto, due galantuomini.

BERLUSCONI RENZIBERLUSCONI RENZI

A testimonianza massima dell’iperattivismo politico berlusconiano c’è però un altro dettaglio. Se volete sapere come andranno le cose nel centrosinistra, chiedete a me, ho ottimi informatori, ha spiegato giorni fa l’ex premier ad alcuni parlamentari. Segno che, come ai vecchi tempi, il numero del centralino di Arcore è tornato nelle agende di alcuni esponenti del Pd. Difficile dire chi siano.

Di certo c’è che Berlusconi, sulle faccende del nemico, è molto informato. E non sono così sicuro che Renzi riesca a vincere le primarie, non è così scontato come sembra, è stato il suo pronostico. Detto da colui che in anticipo aveva intuito il successo futuro dell’allora sindaco di Firenze, non è cosa da poco.

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