Il deputato di LeU spiega: “Loro dopo essersi bastonati per tre anni, in una settimana si sono ammucchiati. Non diciamo che si sono mica uniti: si sono ammucchiati. Noi, con tutti i limiti, abbiamo dato invece una risposta politica. Il secondo motivo che li ha fatti partire in vantaggio è una cosa che circola molto in un Paese che è sfiduciato dalla politica. Molti – continua – dicono: ‘Eh, li abbiamo provati tutti, proviamo anche la Meloni’. Non sottovalutiamo questo argomento. A questa argomentazione io credo che bisogna semplicemente rispondere così: ‘Vabbè, votala, basta che tu sappia che poi tocca a te portare la croce’. E su questo dobbiamo assolutamente battere il chiodo: chi è che deve portare la croce qui?“.

Bersani si sofferma sui diritti sociali e civili sottovalutati dalla destra. E osserva: “Guardate che non è che la destra fa proposte nuove. Queste sono già depositate in Parlamento, ci hanno già fatto delle battaglie. C’è un emendamento sulla delega fiscale a firma di Meloni e Lollobrigida: introdurre l’aliquota unica dell’Irpef. Lì c’è proprio il loro disegno: intanto tranquillizzare i ricchi, perché con quell’emendamento quelli che stanno sotto una soglia pagano di più. Poi dicono che fanno detrazioni. A chi? – prosegue – Alle corporazioni. Che bello avere una cosa che accontenta i ricchi e poi segmenta la società per settori. Il babà, il regalino. Questa è la loro ispirazione. Poi c’è l’autonomia differenziata, che non è una proposta ma un documento già scritto. E non dalla Meloni, bensì dalla Gelmini che rappresenta quel Nord lì. Vogliono un’Italia Arlecchino con diverse sanità e diverse tasse. E allora il Sud deve difendersi, perché se il Sud si difende, difende l’Italia”.