Coi Salvini, i Renzi, i Di Maio, i Di Battista, siamo di fronte a una classe politica puerile. Bizzosa, instabile, evanescente, infantile

0
611
Autore originale del testo: Fausto Anderlini

Elogio della decrepitezza. Pensiero paradossale (ma non tanto)

Coi Salvini, i Renzi, i Di Maio, i Di Battista ecc. siamo di fronte a una classe politica che potremmo definire puerile. Bizzosa, instabile, evanescente, infantile. Tutti quarantenni sono interpreti di un effetto coorte che al di là delle differenze li accomuna. Infatti si chiamano l’un l’altro, si lasciano, si insultano, si riabbracciano, si sfidano e si danno il cinque, si scambiano i ruoli…C’è una evidente solidarietà generazionale che li lega…..In effetti la rivoluzione contro la casta e la gerontocrazia è stata nient’altro che l’avvento sulla scena di una generazione di imbecilli quarantenni fra i più smaniosi e pseudosentimentali della loro generazione. Giovani imbecilli al potere. Un paradosso clamoroso data la scenescenza della compagine demografica

La composizione demografica è vecchia. Saremmo dovuti evolvere come una società ‘senatoria’, saggia, compassata e conservatrice. Invece la realtà che abbiamo sotto gli occhi è quella di una società dominata da un giovanilismo isterico.

Prima dell’avvento della transizione postmoderna i quaranta corrispondevano, ricardianamente, al ‘fiore dell’età’, quella scansione di vita segnata da vigore, maturità, competenza, responsabilità. Tutta la società era precoce. La giovinezza post.puberale era breve e molto precocemente si transitava fra i ‘giovani adulti’. Già tra i venti e i trenta, e per chi cominciava a lavorare in età infantile anche prima, gli individui erano adulti. Poi c’è stato un generale disassamento in avanti delle transizioni vitali. L’età di lavoro legale, ma soprattutto ‘reale’ si è spostata in avanti. La formazione scolastica è diventata un eterno asilo nido. L’età media al matrimonio come della riproduzione primipara si è spostata a metà dei trenta’. Aspetto, peraltro, che vale solo per una quota neanche maggioritaria delle coorti anagrafiche. Il fenomeno dell’adultescenza, cioè degli adulti che permangono nella condizione di ‘figli’, ha infatti assunto una dimensione enorme. Inoltre, conseguentemente all’innalzamento della speranza di vita, si va in pensione più tardi.

Tutto si è spostato in avanti col risultato di una società futile. Ora, mi chiedo: se non è possibile tornare indietro (e neanche sarebbe augurabile), non si potrebbero adeguare, così come è avvenuto per tutto il resto. le soglie della cittadinanza politica ? Ad esempio spostando ai trenta l’età di voto e almeno ai cinquanta l’età per ricoprire cariche politiche, magari richiamando in servizio le coorti dei nati nei ’40 del secolo scorso. Io ad esempio mi sento solo da qualche tempo un adulto nel fiore dell’età. Come la sinistra mi son trovato fra i pensionati della storia politica proprio quando finalmente potevo dare il meglio di me. Mettendo al servizio del paese tutta la forza della mia decrepitezza. E invece son qui a cazzeggiare sui bambocci politici di cui al capoverso. Un’ingiustizia. E uno spreco. Ah, se penso che il segretario dei giovani comunisti del Pcus non aveva meno di cinquanta anni……e che quando Amendola, già carico di anni, entrò nel C.C. fu accolto da un brusio: ‘finalmente i giovani’……Quelli eran tempi.