Costruire una sinistra credibile, è possibile?

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Intervista a Anna Falcone di Marianna Sturba – 21 settembre 2018

La politica italiana è Uomo! 

I tempi della politica sono tagliati sulla vita dei maschi per i quali gli impegni familiari non sono esattamente ascritti al proprio ruolo.

Incontriamo Anna Falcone capace di essere tanto “operaio” quanto “dirigente”; avvocato, mamma, politica ma soprattutto Donna.

Aiutaci a conoscerti: raccontati in 3 aggettivi e scegliendo 2 figure che hanno influenzato la tua vita.

Non ci riuscirei, credo che per ognuno parli la sua vita e le scelte che fa. Io ho cercato di essere sempre coerente con gli ideali di giustizia, pari dignità sociale e rispetto per il prossimo che mi guidano da sempre. Sono ideali esigenti, che non si accontentano di una semplice militanza civile o politica, ma richiedono, soprattutto di questi tempi serietà, impegno, studio e una notevole dose di umiltà. Io cerco di non dimenticare mai da dove vengo: una famiglia normale, che ha affrontato tanti sacrifici per far studiare noi figlie e andare avanti con serietà e onestà. Sono i due valori più importanti che mi hanno insegnato i miei genitori, insieme a tante altre cose che sono oggi parte di me. Se devo pensare a due figure che hanno segnato la mia vita penso a loro e alla grande eredità di esempi di donne e uomini forti, liberi, umili e coraggiosi che ho ricevuto dalla mia famiglia e dalla terra da cui vengo, la Calabria. Penso che valga per tutti noi: siamo il frutto di una lunga storia di affetti, scelte e sacrifici in cui le azioni dicono più di mille parole. E in un mondo di presunti leader ed eroi, le persone comuni sono quelle da cui ho sempre imparato di più.

Hai vissuto le ultime elezioni politiche come candidata alla Camera per LeU. Parlaci di come si arriva a questa candidatura.

Per senso di responsabilità e coerenza con la battaglia referendaria fatta da me e da tanti che, insieme a me, hanno deciso di sostenere, anche con la propria candidatura, l’unica lista che –con tutti i suoi limiti – si era impegnata, senza condizioni, a rispettare il risultato referendario e aveva qualche chance di riportare la Sinistra in Parlamento. Non è stata una decisione presa in solitaria, ma condivisa con quanti erano preoccupati dalla possibilità che si formasse nel nuovo Parlamento una maggioranza capace di modificare da sola la Costituzione, senza neppure passare dal voto referendario. Non è stato semplice per chi aveva lavorato a un progetto, come il “Brancaccio”, molto più largo e ambizioso: una lista unitaria della Sinistra, costruita su un programma coraggioso e partecipato e su candidature democraticamente indicate. Eppure era necessario. Dopo il doloroso annullamento della nostra assemblea finale (a causa dei disordini minacciati da chi fin dall’inizio aveva cercato di boicottare il percorso democratico e plurale del Brancaccio, e per l’impossibilità di garantire l’incolumità dei partecipanti), non potevamo permettere che gli odi irriducibili che animano da sempre certa militanza a sinistra e le divisioni che ne nascono mettessero a repentaglio la stessa presenza della Sinistra in Parlamento o spianassero la strada a riforme costituzionali scritte da maggioranze parlamentari fortemente condizionate dalla destra. Entrambi due punti di non ritorno, che avrebbero compromesso il futuro della Sinistra tutta nel Paese e, forse, anche la possibilità di costruirne una radicalmente nuova e profondamente rinnovata.

Ora a che punto è LeU?

Per ciò che vedo dall’esterno, purtroppo i limiti già evidenti fin dall’inizio, la mancanza di coraggio nei programmi e la presenza ingombrante di alcuni protagonisti della vecchia stagione del centro-sinistra continuano a pesare. Il tutto aggravato da una opposizione parlamentare che stenta a farsi sentire e dovrebbe essere, a mio avviso, molto più dura e sfidante, soprattutto nei confronti della Lega. LeU aveva preso un impegno con i suoi elettori – quello di aprire un percorso costituente per la nascita di un nuovo soggetto a Sinistra, aperto e democratico – ma non vedo un’unità di intenti verso questo obiettivo, nonostante l’impegno preso da Grasso e la buona volontà di pochi altri. Troppa preoccupazione, da parte di alcuni, per l’imminente (?) congresso del PD e, da parte di altri, per il posizionamento alle prossime elezioni europee. Si continua a lavorare di tattica, invece che fare politica.

Che fine farà la sinistra o ciò che resta di lei? Cosa vedi tu domani.

Serve un progetto politico nuovo, che archivi definitivamente la vecchia stagione del centrosinistra (che non c’è più neppure nei numeri) e le scelte che hanno portato ad abbracciare la c.d. “Terza via”, avallando la demolizione dello Stato sociale e la subalternità della politica e delle democrazie ai mercati.

Di più serve un salto di qualità in tutta la Sinistra, nella proposta politica, nella credibilità di chi la interpreta, nell’organizzazione e nei metodi della partecipazione democratica. Non possiamo più permetterci classi dirigenti solo preoccupate della propria autoconservazione, incapaci di fare analisi oneste del passato e affrontare con coraggio le sfide del futuro: le enormi diseguaglianze sociali e la condizione drammatica in cui versa la stragrande maggioranza degli italiani sono frutto di scelte sbagliate del passato, anche della Sinistra, che non devono ripetersi. La perdita di diritti, di certezze nel domani, di fiducia nelle istituzioni è stata la prima causa del crollo di consensi del centro-sinistra che ha governato in questi anni. Il risultato che alle elezioni politiche ha premiato la Lega e il M5S viene anche da lì e lo stesso governo giallo-verde è frutto dell’arroganza della classe dirigente del PD che, pur di non ammettere i suoi errori, si è condannato alla consunzione. E – peggio – ha condannato il Paese ad una deriva verso la peggiore destra da cui difficilmente si riuscirà ad uscire in tempi brevi. Soprattutto se, dalle nostre parti, si continua a pensare alle prossime elezioni, invece che alle prossime generazioni e alle battaglie che cambiano la vita delle persone. Il capitalismo ha vinto, la via dolce al liberismo, adottata da certa Sinistra troppo vicina al potere e alle élite per riuscire a distinguersene, ha fallito. Occorre costruire un nuovo modello economico e di sviluppo, che ridia centralità alle politiche pubbliche: nazionalizzazione degli asset strategici e dei beni comuni, investimenti in ricerca e nuove tecnologie, ricostituzione di un patrimonio pubblico e di una fiscalità realmente equa e proporzionale, capaci di sostenere uno Stato sociale innovativo, che assicuri a tutti i diritti fondamentali e una vita libera e dignitosa e tanto altro ancora. Dobbiamo portare a compimento il progetto scritto nella Costituzione e andare oltre. Non può esserci vera democrazia senza uno Stato motore dello sviluppo, che garantisca formazione e partecipazione democratica, che sostenga il progetto di vita di ognuno e non sia più spettatore dell’arricchimento di pochissimi e della disperazione dei più. Ci sono tante lotte sociali e politiche da portare avanti: dalle 6 ore lavorative a parità di salario, che libera tempo e risorse e redistribuisce il lavoro a chi non ce l’ha e rischia di non averlo mai, alla riconversione energetica verde del Paese, che migliora l’ambiente e abbassa i costi di produzione, alla rivoluzione biotecnologica in sanità, per garantire cure migliori e accessibili a tutti, al rilancio della scuola e della ricerca pubbliche per investire su una vera economia della conoscenza e, soprattutto, sulla prima risorsa di questo Paese: le persone, le loro idee e la creatività di cui sono capaci.

Si è parlato molto del rapporto che LeU deve avere con il PD, tu che opinione hai?

Credo che il PD, così com’è non ha futuro e non è recuperabile: è nato per fusione fredda di classi dirigenti preoccupate di inseguire modelli politici già traballanti ed estranei al nostro Paese che, nel tempo, hanno dimostrato tutta la loro fragilità. Non è uno strumento politico adeguato ai tempi ed è ridotto, ormai, a poco più che un partito personale. Di più: è stato costruito su uno statuto verticistico che, come tanti altri, non ha garantito nei fatti quella partecipazione democratica richiesta dall’art. 49 Cost., facendo allontanare quanti (e tanti) che ci avevano creduto. Oggi nessuno che voglia lavorare per una società più giusta e più uguale si iscriverebbe più a un partito che non garantisca piena trasparenza e democrazia interna.  Anche per questo, dopo tanti tentativi andati in fumo, bisognerebbe arrendersi all’evidenza: nessuno dei partiti attuali della Sinistra è adeguato ai tempi e sufficiente a se stesso, così come è inutile, se non controproducente, cercare di costruire “sante alleanze” fra soggetti che non abbiano fatto i conti con se stessi, né dimostrato il coraggio e la generosità di andare oltre se stessi. Non si vincono i populismi di destra adottando la loro stessa strategia, quella della paura, declinata nelle forme del “nemico alle porte”. Oggi vince chi propone soluzioni più serie e più credibili ai problemi di vita delle persone. Per questo occorre costruire qualcosa di nuovo, che faccia sintesi delle migliori lezioni del passato, ma che abbia il coraggio di essere anche di profondamente innovativo e diverso nelle forme, nei metodi e nella proposta politica.

Come si uniscono politica e famiglia?

Non si uniscono e non sono affatto compatibili. Così com’è organizzata la società italiana, qualsiasi impegno serio che richieda tempo, studio e militanza, come la politica, è incompatibile con gli impegni quotidiani che pesano sulle spalle delle donne. Almeno delle donne normali, che non abbiano una rete familiare di sostegno e non possano pagarsi aiuti privati. Noi donne abbiamo da sempre sopperito allo Stato sociale che non c’è. Per questo la mancanza di servizi di assistenza familiare, per l’infanzia e per anziani e disabili si riverberano drammaticamente sulla condizione femminile, privandoci del tempo e della libertà di poter essere persone pienamente attive nella società. C’è un ricatto affettivo che pesa su chi ha figli, genitori anziani o portatori di handicap in famiglia e che le costringe alla scelta continua e castrante di mettere da parte se stesse a favore di chi si ama. E’ una strategia politica voluta, che priva molte donne del proprio futuro e la società tutta della metà delle sue risorse, spesso le migliori. Per non esserne complici, noi donne dovremmo liberarci dal complesso di “Wonder Woman”: non è vero che possiamo fare tutto, il tempo è una risorse preziosa anche per noi, imprescindibile per poter “diventare ciò che siamo”, ciò che vorremmo essere e per cui abbiamo studiato e lavorato. Le sembra normale che in Italia una donna che voglia affermarsi nelle carriere e professioni più qualificate sia spesso costretta a rinunciare alla propria realizzazione affettiva e/o familiare? L’affermazione di una democrazia compiuta dipende anche da questa “liberazione” delle donne che non potrà avvenire senza una mobilitazione di tutte contro una politica e un modo di fare politica che continua ad escludere le donne, o a pretendere che paghino, se vogliono fare politica, un prezzo che a nessun uomo viene chiesto di pagare. Anche per questo dobbiamo riappropriarci della politica e fare definitivamente i conti con la conquista del potere decisionale, in tutti i campi e gli ambiti delle nostre vite. Non è una cosa “cattiva”, è una cosa giusta e democratica.

Sappiamo che tu sei una di quelle donne che stima le altre donne: facci qualche nome interessante per la politica futura. Su chi investiresti tu?

Ce ne sono tante, ma nessuna può farcela da sola. Per questo, se devo investire, lo faccio sulle donne che menzionavo prima, quelle che, nonostante una società e un Paese che non le aiuta affatto, portano avanti le loro vite con serietà, fatica e coraggio. Sono tante e che insieme potrebbero innescare un cambiamento epocale, di cui ancora molte non si rendono conto. Il futuro appartiene a loro e quante sapranno riprenderselo pretendendo, per se stesse e per gli altri, una società più giusta e solidale, capace di valorizzare i talenti, soddisfare i bisogni e costruire un modello di sviluppo equo, ecologico, umano, in cui le risorse, le scoperte e le innovazioni tecnologiche vengano impiegate per il benessere di tutti e non di pochi. Credo in un modello democratico partecipato in cui queste donne possano essere esempio e motore di una politica realmente orientata alla soluzione dei problemi. Per le donne, che ogni giorno si confrontano con la soluzione di tanti e diversi problemi, la priorità è la concretezza e l’approccio non può che essere altrettanto serio ed efficace.

Anna grazie… Ora per te uno spazio libero… Dicci ciò che senti importante comunicare ai nostri lettori.

Vorrei trasmettere qualcosa per cui non bastano le parole, ma bisognerebbe guardarsi negli occhi. Per questo provo a stringere in un abbraccio virtuale e a ringraziare quanti non si arrendono, quanti credono e lottano ogni giorno, costruttivamente e nel rispetto degli altri, per un mondo più giusto e più uguale, a partire dal loro quotidiano. Abbiamo bisogno di tutta la loro forza, di tutte le loro idee e, soprattutto, di tutta la loro passione. Perché la politica è, e resta, un’esperienza profondamente umana ed empatica. È da questa condivisione ideale e sentimentale che dobbiamo ripartire per poter sperare di rinascere come persone e come società. Io ci credo e so che in tanti stanno solo aspettando l’occasione giusta, una scintilla, un gesto, per potersi rialzare e tornare a camminare insieme. Se solo ci tenessimo per mano, se ci fossimo sempre tenuti per mano, oggi saremmo già molto più avanti. Non tutto è perduto e tutti siamo chiamati a costruire quella Sinistra che non c’è ancora, quel un nuovo “Umanesimo sociale” di cui c’è un urgente e immenso bisogno.

Grazie e buon lavoro.