Dal PD ai nuovi nazisti: la coscienza tramortita dall’Impero

per mafalda conti
Autore originale del testo: Piotr
Fonte: megachip.globalist.it
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Cosa ha spinto esponenti PD ad appoggiare combattenti nazisti e tagliagole jihadisti? La metabolizzazione della sinistra nel corpo di un Impero pronto alla guerra
 da megachip.globalist.it  16 ottobre 2014
di Piotr
Quando l’ho visto sono rimasto scioccato. È un’esperienza dura vedere questo brevissimo documento filmato di Pandora TV. Ma è un’esperienza necessaria. Oso dire che è obbligatorio guardarlo. Perché ciò che lì accade ci è vicino nello spazio e purtroppo non ci sarà lontano nel tempo. Si tratta del massacro di Odessa.
Invito a non essere bambini e a guardarlo:

L’avete visto? Bene. Una volta avremmo detto “E’ una strage nazista“. Esatto! Anche adesso è così. Solo che non lo si può dire. Invece noi che siamo politicamente scorretti lo diciamo e lo motiviamo in modo semplice: sono ben tre i dicasteri di Kiev in mano a esponenti di Svoboda (Pubblica Istruzione, Ecologia e Risorse Naturali, Politiche agricole e alimentari). Inoltre è di Svoboda il vicepremierato e il Consiglio Nazionale Sicurezza e Difesa (che comprende Difesa e Forze Armate – il vicesegretario è sempre un nazista, ma di altra parrocchia). Il ministero della Gioventù e dello Sport è invece in mano all’Assemblea Nazionale Ucraina – Autodifesa del Popolo Ucraino (UNA-UNSO) così come la commissione anticorruzione nazionale.
Svoboda è il partito dei neonazisti galiziani, il suo simbolo sono le dita della mano che formano un tridente (il tridente è lo stemma dell’Ucraina), ma tra i suoi militanti è anche diffusa la svastica e sue varianti come il Wolfsangel, che vedete qui sotto, simbolo del nucleo originario di Svoboda, il Partito Social-Nazionale di Ucraina, usato anche dagli aderenti di Settore Destro.
Il Woflsangel in parata e, a destra, in azione durante il golpe di Kiev. Bella gente.
Questo partito ha un libello ideologico intitolato “Nazionalsocialismo” ispirato al capo delle Camice Brune, Ernst Röhm e a Joseph Goebbels. Il loro slogan è “Liberiamoci dal giogo ebraico-moscovita”. Coerentemente, definiscono l’attrice ucraina Mila Kunis una “scrofa” perché di madre ebrea e padre russo. UNA-UNSO è un’organizzazione paramilitare di estrema destra addestrata in basi NATO in Polonia fin dai tempi della guerra in Bosnia. È forse più un reparto militare della NATO che un partito politico. Questa formazione fa parte della federazione Settore Destro.
E adesso vediamo cosa succede a casa nostra.
Una cosa sulle prime sconcertante, anche se a un secondo scrutinio si rivela essere un necessario e coerente esito di una politica precisa. Ad ogni modo ho cercato conferme nella pubblicistica. E, come vedrete, le ho trovate senza fatica. E nessuna di provenienza “antimperialista”.

Il PD lo scorso 14 settembre ha organizzato a Buscate, in provincia di Milano, la prima “Festa dell’Unità ucraina“, con la collaborazione dell’Associazione Maidan, il patrocinio del Console ucraino a Milano, Andriy Kartysh, e il supporto del Sindaco di Buscate, Maria Teresa Pisoni. Sul palco si sono succeduti Matteo Cazzulani, Responsabile per i rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo, la giornalista Anna Zafesova, il saggista Massimiliano Di Pasquale, il “reduce del Maidan” Mauro Voerzio e il Presidente dell’Associazione Maidan. Fabio Prevedello.

Benissimo. Ma chi è Mauro Voerzio? Ufficialmente “tour operator” si dedica a facilitare e coordinare l’invio di italiani a combattere nelle fila dei battaglioni ucraini di volontari nazisti. Questi battaglioni sono i maggiori responsabili dei massacri di civili e delle esecuzioni a sangue freddo dei prigionieri (qui e qui). E hanno sulla coscienza Odessa.
Mauro Voerzio, questo illustre ospite alla kermesse del PD a Buscate (una vera e propria “prima assoluta nazionale”), contemporaneamente ne organizzava una tutta sua a Milano col nobile fine di raccogliere fondi per la Guardia Nazionale dell’Ucraina, tramite l’Associazione Europea Italia-Ucraina Maidan. Tale Guardia Nazionale ha tra i suoi reparti il famigerato “Battaglione Azov“, nato col patrocinio del deputato nazista (e in aggiunta indagato per pedofilia) Oleg Ljashko e sponsorizzato dall’oligarca ucraino-cipriota-israeliano Igor Kolomojskij (il politico e giornalista russo-israeliano, Avigdor Eskin ha dichiarato: “Sarebbe giusto che la comunità ebraica lo facesse decadere da ogni carica e lo espellesse da tutte le sue organizzazioni … È intollerabile che un nostro correligionario dia soldi a persone che indossano la svastica nazista.“).
E chi ha co-fondato con Voerzio questa benemerita associazione? Tirate a indovinare. Ma sì, proprio Fabio Prevedello l’altro illustre ospite della “Festa dell’Unità ucraina” targata politicamente PD.
Così è. Un semplice dato di fatto. Ma visto che l’attività degli illustri ospiti non era un mistero (li hanno scelti non a caso), vale la proprietà transitiva. E quindi questi semplici dati di fatto costituiscono una catena che con solo tre gradi di separazione ci porta dal PD metropolitano milanese ai battaglioni nazisti in Ucraina.
Ma c’è un ancor più inquietante prolungamento, o diramazione. State un po’ a sentire.
Se Prevedello e Voerzio erano gli illustri ospiti del PD a Buscate, chi era invece l’illustre ospite della parallela kermesse milanese della loro associazione? Be’, qui siamo all’apoteosi. Era Francesco Saverio Fontana, alias François Fontaine, alias Stan.
Ecco alcune sue significative dichiarazioni:
1. “Da giovane militavo in Avanguardia Nazionale [era infatti amico di Delle Chiaie]. Sognavo un giorno di prendere parte a una vera rivoluzione patriottica. Questa è la mia ultima opportunità per farlo: come potevo lasciarmela sfuggire?“.2. “Non c’è spazio per i sentimentalismi. Questa è la guerra. Sono qui per uccidere“.3. “Ero a Odessa il giorno del rogo”.
Eccolo qui sotto alla kermesse degli ospiti del PD milanese (è quello col Wolfsangel al braccio). Mettendo insieme le sue dichiarazioni, la domanda che viene spontanea è: l’ultima affermazione è un dato di fatto o è orgoglio mal celato?
Finiamo alla grande con il piddino Matteo Cazzulani. Questo individuo ha un pallino per l’Ucraina. Fece parte, assieme all’eurodeputato piddino Gianni Pittella, di una missione europea a Kiev alla vigilia del golpe. Tornò con le idee molto chiare: occorre strappare a tutti i costi l’Ucraina dalla sfera d’influenza russa.
La verità è che Viktor Janukovyč era già abbondantemente filoccidentale e l’Ucraina era già abbondantemente nel campo economico europeo. Aveva però pensato che rimanere in una posizione di cuscinetto in termini geopolitici, e parzialmente in termini economici, sarebbe stato vantaggioso per lui e per l’Ucraina. Mai conti furono più sbagliati! Non aveva capito che l’epoca della globalizzazione stava velocemente concludendosi per aprire quella dei blocchi contrapposti, sia economicamente sia geopoliticamente.
Cioè quel tipo di fase che portò alla Seconda Guerra Mondiale.
Quindi è del tutto falso che Janukovyč fosse filo-russo. È invece del tutto vero che il golpe di Kiev serviva a perfezionare la separazione dell’Europa dall’Est, iniziata con le guerre dei Balcani e proseguita con le “primavere arabe”, e nel contempo alzare un vallo militare [1].
Dalle sue dichiarazioni, Cazzulani sembra un esecutore ligio di questa strategia, che ovviamente non ha nulla a che vedere con gli interessi italiani ed europei.
È quasi inutile sottolineare che la coppia Cazzulani-Pittella è stata grande sostenitrice “umanitaria” di Yulia Tymoshenko, l’oligarca così democratica che subito dopo il golpe nazista che l’ha rimessa in sella ha dichiarato che i Russi in Ucraina dovevano essere sterminati con le armi nucleari (nella pagina linkata c’è anche un video dove, pensando di non essere registrata, la Tymoshenko suggerisce di attaccare i veterani russi della guerra antinazista). Questa è la criminale il cui ritratto campeggiava a Roma in piazza del Campidoglio come vittima della repressione e su cui tutti eravamo invitati a piangere e a indignarci.
Come si vede non è assolutamente un caso che il Cazzulani e i patron di neonazisti Voerzio e Prevedello si siano trovati assieme sul palco di Buscate, benedetti dal PD milanese. Dio li fa e poi il PD li accoppia.
In questo caso la volontà dei soggetti è chiarissima. Posso invece lasciare il beneficio dell’ignoranza riguardo un altro vergognoso palco dove il PD si accoppiò ai più alti livelli (Bersani, all’epoca segretario) con un estremista anti-Assad, reo, in senso tecnico, di crimini di guerra (uccisione di prigionieri – storia rivelata dal New York Times).
Cosa è successo è stato già raccontato e quindi non lo ripeto. Resta il fatto che anche se concediamo il beneficio dell’ignoranza, il PD non ha mai fatto atto di costrizione né chiesto scusa, quanto meno ai famigliari dei soldati siriani uccisi dall’ospite dell’allora suo segretario.
Dovrebbe essere molto interessante per la magistratura italiana valutare in punta di diritto (internazionale e interno) se chi fa strage fra i siriani e gli ucraini debba o non debba essere arrestato una volta rientrato in Italia. Ma così finora non è stato. Quanto durerà lo scudo di omertà e alte protezioni che salvaguarda la soldataglia di ventura del XXI secolo?.
A questo punto è necessario chiedere a tutta la sinistra cosa non ha funzionato nel proprio apparato critico per arrivare a una situazione in cui gli stessi che parlano (totalmente a vanvera) di “antifascismo”, che vanno in piazza (sempre più stancamente) il 25 aprile a celebrare la liberazione dal giogo nazifascista, poi sostengono forze criminali vomitevoli, dichiaratamente e orgogliosamente naziste, al punto che qualcuno di loro a livello governativo, come il ministro Roberta Pinotti (ex PCI-PDS-DS e ora PD), in maggio era pronto a inviare i nostri soldati a combattere a fianco di battaglioni con la svastica proprio contro chi storicamente sconfisse il nazismo.
Da un certo punto di vista non è altro che il ripetersi della Storia, un ritorno alle origini: la sinistra può servire coscientemente interessi reazionari. Lo ha sempre fatto, come è dimostrato dall’uccisione della comunista Rosa Luxemburg da parte del più grande partito di sinistra europeo di allora, il Partito Socialdemocratico Tedesco. È triste, ci siamo illusi, ma non possiamo dire che sia una sorpresa.
Per intenderci, d’ora in avanti mi riferirò alla sinistra col termine “progressisti” e al comunismo con quella di “movimento per l’emancipazione“. Due cose distinte.
Oltre alla macro-giustificazione storica, occorre cercare di capire i micro-processi, quelli in cui siamo coinvolti tutti noi. Ed è qui che la distinzione precedente entra in gioco.
Ripensiamo alla povera donna incinta trucidata a Odessa da questi ratti schifosi, a quella ragazza violentata e poi bruciata e a queste due vittime, una giovanissima madre con la figlioletta, morte sotto i bombardamenti governativi a Gorlovka, Ucraina orientale.
La pubblicazione di queste foto su un blog italiano ha richiamato commenti come i seguenti: «Ecco, ora non potrete più sbandierare il tricolore russo», «Due filo russe di meno».
So che vi chiedo uno sforzo, ma concentratevi per qualche secondo su queste tre situazioni, provate a ricostruire come è andata, le grida, il terrore, il dolore, la morte.
Coraggio!
L’avete fatto?
Bene. Ecco allora uno spunto di riflessione che sembra di primo acchito stravagante ma invece è molto pertinente: queste nefandezze sono le prodezze degli amici delle Femen.
Non è un’accusa generica o una metafora, è un dato di fatto documentato.
Come altro si può interpretare il simbolo del partito nazista Svoboda fatto da una delle fondatrici e militanti carismatiche delle Femen, Sasha Shevchenko, accanto sorridente a Edouard Iholnikov, capo del settore giovanile di Svoboda a Kiev?
Perché tiro in ballo le Femen? Perché rappresentano in un certo senso la sintesi di varie tecnologie usate dall’Impero per lo sterminio di ogni neurone critico.
Qui infatti entrano in gioco – nominalmente – la corporeità, la femminilità, i diritti di genere, l’uguaglianza, la contro-morale anti-borghese, il diritto al dissenso, la lotta per la democrazia, insomma tutti temi che per la sinistra hanno un valore costituente (almeno a parole).
Così, quello delle Femen, al pari di altri fenomeni come le Pussy Riot, diventa un vero e proprio “case study” per capire come l’ideologia imperiale abbia lavorato nelle nostre coscienze, l’abilità con cui ha usato i nostri simboli, la nostra grammatica, i nostri sogni, i nostri programmi per inocularci la sua immagine di mondo e farci deragliare. Una capacità mefistofelica.
Non è forse geniale questo Impero che massacra e mette in galera i suoi Occupy Wall Street e poi sponsorizza un movimento di protesta a Hong Kong e lo chiama “Occupy central“?
È sfrontato, ma geniale.
Ecco di nuovo i nostri simboli, la nostra grammatica, i nostri programmi al lavoro, ma in senso imperiale, non emancipatorio. Un senso, cioè, che al più può essere considerato “progressista”.
Ma nemmeno questa è una novità. Abbiamo il Vaticano giusto dall’altra parte del Tevere, un’istituzione la cui storia è la testimonianza che anche le parole di un Salvatore nato in una stalla, nemico dei potenti, che ordina di non uccidere, possono essere messe al servizio di voraci, di potenti e di assassini.
Così come l’imperatore Costantino ha rivoltato l’alterità cristiana, il suo essere anti-Storia, in uno strumento di egemonia e di costruzione della Storia, l’Impero attuale ha fatto la stessa cosa con l’alterità comunista degradatasi a pseudo-alterità di sinistra (e questo degrado è un lato sia soggettivo sia di classe del processo che dobbiamo analizzare).
Possiamo appioppare un termine a questo meccanismo: “Metabolizzazione costantiniana“.
Occorre poi capire con quali mezzi è avvenuta questa metabolizzazione (uso il passato perché è un processo già molto avanti, quasi concluso), come ha agito nelle nostre esistenze, nei nostri convincimenti, nelle grammatiche della nostra vita.
Non è solo una questione rigidamente razionale di cause-effetti. È, di pari grado, una questione di coscienza.
E non è nascondendo la testa sotto la sabbia che si evita di fare i conti con la propria coscienza. Alla fine saremo costretti a cercare di capire se una coscienza ce l’abbiamo oppure no.
Siamo infatti di fronte a un punto di non ritorno, un punto in cui la domanda sarà secca: “Ce l’ho o non ce l’ho una coscienza?”
Dobbiamo capire perché dopo Odessa nessuno di noi ha sentito il bisogno di andare in piazza a urlare il proprio sdegno. A dire: “Basta! Mai coi nazisti! Non vogliamo un governo nazista in Europa! Basta coi loro alleati in Italia, maestri di cinismo e nemici della Costituzione!”.
Perché non lo abbiamo fatto? Perché ancora non sentiamo il bisogno di farlo? Non lo sapevamo? Ce lo hanno tenuto nascosto? Be’, adesso lo sappiamo! Eccome se lo sappiamo!
Vogliamo ancora distogliere lo sguardo, far finta di non vedere perché ci spaventa troppo riconoscere che seguivamo il nostro avversario? Ma non ci aveva già avvertito Bertold Brecht: «Quando è l’ora di marciare molti non sanno che il nemico marcia alla loro testa»?
Poteva capitare, lo abbiamo sempre saputo.
E ora che quel brutto momento è arrivato per davvero che facciamo? Gli scongiuri? Vogliamo illuderci che sia uno sbaglio passeggero? La vogliamo buttare nella pattumiera questa deleteria categoria di “sbaglio”? Una politica cosciente e prolungata, anzi, preparata, non è uno “sbaglio”, così come Odessa non è un “eccesso”, ma un programma.
Badate, ad esempio, che da Wikileaks si evince benissimo che il nostro ministro degli Esteri da anni collabora alla politica estera della Nato, benché debba dire che Federica Mogherini non sia assolutamente la peggiore di tutti e, anzi, posso ancora sperare in un suo soprassalto di dignità democratica (suvvia, Federica!). Comunque è persino infantile scandalizzarsi: con che altri criteri si dovrebbe nominare il ministro degli Esteri di un Paese appiattito sulla Nato, che dalla Nato accetta ogni sfregio alla sua Costituzione nata dalla Resistenza? La più bella del mondo, dicevamo, te lo ricordi Federica Mogherini? Ma era un’altra epoca geologica.

Vogliamo continuare a fare i bambini che chiudono gli occhi pensando di non essere visti, pensando cioè che il mondo rimane fuori?
Non c’è nulla di più penoso che vedere un adulto che si comporta da bambino di fronte a una situazione tragica, dove ci sono centinaia di migliaia di persone che chiedono un aiuto, il nostro aiuto. Sono quasi tutti donne, bambini e vecchi. Massacrati.
Tra loro, tra poco, ci potranno essere le nostre donne, i nostri bambini e i nostri vecchi. Non crediate di cavarvela mettendo la testa sotto la sabbia per non prendere decisioni. Ci saranno anche loro nella conta e prima di quanto si pensi o si speri.
Si è ormai messa a punto l’Eurogendfor, la gendarmeria europea che sarà al di sopra di ogni legalità e di ogni diritto nazionale. Per ora si prevede il suo utilizzo in “aree di crisi” (prego, spiegare i confini delle “aree di crisi”).
Non conoscevate questa istituzione? Non sapete allora nemmeno delle raccomandazioni del Parlamento Europeo in base alle quali in Valsusa vengono inviati reparti degli Alpini reduci dall’Afghanistan e i ragazzi No-Tav sono trattati come terroristi (e ad aprire la via fu il giudice Caselli, una punta di diamante dello schieramento progressista – riprova che progresso ed emancipazione possono entrare in rotta di collisione).
Perché in Italia siamo solerti ad eseguire le più sconce direttive della UE. Anzi, spesso le anticipiamo e persino le peggioriamo, come il pareggio in bilancio nella Costituzione, non solo non richiesto obbligatoriamente dal Patto di Stabilità, ma persino decretato prima dell’approvazione del patto stesso!
Attenzione dunque, perché tra non molto il G8 di Genova sarà ricordato come Disneyland.
Accanto alle vecchie e nuove forze di repressione agiranno verosimilmente squadracce di picchiatori. Se nazisti italiani possono andare a uccidere in Ucraina, perché nazisti ucraini non possono colpire scomodi bersagli in Italia? Stesso discorso per gli jihadisti. Il “timore” dei governi occidentali per il loro rientro può rivelarsi essere in realtà una minaccia a chi ha orecchie per intendere. Le intimidazioni in Italia contro chi denuncia le loro nefandezze in Medioriente e Ucraina sono iniziate da tempo e questa doppia arma imperiale nazi-fondamentalista ha grandi potenzialità. Difficilmente l’Impero la sprecherà – a meno che il suo uso diventi troppo controproducente e generi delle reazioni non previste – perché siamo a un punto talmente concitato della crisi che l’Impero non fa più nemmeno in tempo a costruire menzogne ben confezionate. Gliene è saltata una dopo l’altra a un ritmo crescente: le armi di distruzione di massa di Saddam, i bombardamenti di Gheddafi, le armi chimiche di Assad, l’indipendenza dell’ISIS, e via mentendo, nonostante la loro immensa potenza di fuoco propagandistica e ideologica.
Ciò che inquieta e preoccupa è che all’Impero sembra che nemmeno gli importi più di essere sbugiardato. Siamo al punto che lo sbugiardamento viene anticipato con una rivendicazione, come quando la televisione di proprietà della Casa Saudita dichiara che l’ISIS è di fatto un reparto militare operativo saudita comandato da un membro della Casa.
Sembra quindi che oggi metabolizzare le nostre menti non interessi più di tanto all’Impero. Perché? Non credo che si possa gioirne più di tanto, paradossalmente, perché è un altro segnale dello show-down.
Si dà ormai per scontato che la macchina propagandistica della Terza Guerra Mondiale faccia acqua, molta acqua. Non possono farci nulla, almeno per tre motivi. Il primo, purtroppo, è che sanno che le prossime mosse saranno tali da non avere alcuna possibilità di essere giustificate, se non come pura volontà di potenza. In secondo luogo, hanno troppi fronti aperti, devono preparare troppe provocazioni e quindi ormai si fa un tanto al chilo, come viene viene. Infine hanno contro la macchina informativa di sei settimi dell’umanità, che delle loro fandonie non ne possono più. Quindi danno per scontato che troppe coscienze si risveglieranno. Coscienze morse a sangue dalla crisi. E quindi, ecco le contromisure. E per quanto questa UE ci stia antipatica, dobbiamo ammettere che l’Europa non arrivava a questo punto se non sapeva che si sta per giungere a uno scontro durissimo nazionale e internazionale.
Ma tutto ciò si può evitare. Non è facile, non è immediato, la frenata prima del baratro può essere a singhiozzo, anzi sicuramente lo sarà, con scossoni, urti, sballottamenti. Tuttavia possiamo frenare questa locomotiva impazzita prima che ci trascini tutti nel burrone. Innanzitutto siamo moltissimi di più dei pazzi alla sua guida.
Basta rendersene conto ed evitare di bloccare tutto con distinguo dogmatici e suddivisioni ridicole.
In secondo luogo le loro tecniche di persuasione hanno iniziato la fase dei rendimenti decrescenti e ne hanno paura. E credo, infine, che anche molti ai piani alti inizino ad essere spaventati dalla macchina mostruosa che hanno messo in moto.

NOTA:
[1]. In un’epoca di caos sistemico, il risultato di decisioni e azioni anche di ampio respiro hanno effetti che possono essere valutati solo di volta in volta, perché anche le grandi linee strategiche, utili per una prima lettura, non hanno nulla di veramente definito e definitivo. Non di rado ciò è stato descritto come mancanza di una “grand strategy“. Inoltre un’azione e una decisione non hanno un unico scopo e, ovviamente, possono avere effetti contraddittori. Nello specifico, le guerre dei Balcani inizialmente avevano uno scopo di penetrazione nel continente eurasiatico, perché la situazione di allora poteva far ritenere praticabile quell’obiettivo strategico. Le successive “primavere arabe” riflettevano più una strategia di accerchiamento dei grandi competitor internazionali degli USA. Infine la crisi ucraina sembra a tutti gli effetti l’applicazione di una nuova strategia, alternativa a quella di penetrazione, per ora accantonata, ovvero una strategia di contrapposizione di un potente blocco occidentale contro il blocco orientale e le sue diramazioni latino-americane. Ogni revisione della strategia precedente solitamente lascia dietro di sé detriti caotici dovuti al rapido mutare degli originali obiettivi di precedenti azioni.

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