Politica

Pubblicato il 10 febbraio 2018 | di Gian Franco Ferraris

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D’Alema di lotta e di governo

Ps – di Gian Franco Ferraris 24 febbraio 2018

Dopo aver pubblicato l’11 febbraio “il mio cuore batte per D’Alema“, è proseguito l’impegno di Massimo D’Alema in Salento dove è candidato al Senato e ha partecipato a qualche trasmissione in televisione e alla radio, occasioni nelle quali ha dimostrato una conoscenza profonda della situazione sociale e politica in cui versa il nostro Paese e la capacità di descrivere la realtà con chiarezza.

Ho raccolto in pillole le cose che più mi hanno aiutato a riflettere. Ringrazio Maria Boscarol, Pina Fasciani e Giovanna Ponti da cui ho copiato pedissequamente gran parte delle sintesi. Chi è interessato  alle vicende politiche può guardare i video e rendersi conto delle cose con i propri occhi e le proprie orecchie.

Pillole di MAX

a  Brindisi

“Il neofascismo è razzismo e violenza. E’ qualcosa che appartiene alla storia d’Italia e che la Costituzione repubblicana stabilisce che non può tornare in nessuna forma. Vorrei che queste leggi fossero rispettate. Bisogna reagire. Lo stato democratico deve garantire lo svolgimento ordinato della campagna elettorale”.

“Se in questa campagna elettorale vediamo crescere da un lato la Lega e dall’altro il Movimento 5 stelle è anche il risultato di un’azione di governo che sicuramente non ha raccolto il consenso degli italiani. Noi non siamo contrari a una collaborazione con la sinistra, anzi la cerchiamo. Il problema è che questa deve avvenire su basi nuove. Non c’è l’ostilità contro il Pd. Contrastiamo una politica sbagliata”.

“E’ evidente che se il risultato elettorale non consentirà di fare il governo, nessuno può essere così matto da andare alle urne con la stessa legge elettorale. Sono cose che si dicono in campagna elettorale per le persone credulone”.

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 a Lecce:

«Nessuno è in grado di vincere le elezioni e governare, tanto è vero che, al di là del fragore, dietro le quinte si intrecciano le possibili alleanze e il trasformismo. Berlusconi già prenota la compravendita dei parlamentari, di quei venti che il M5s ha espulso dal suo seno e sono  sul mercato del trasformismo politico ancor prima del voto».

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A San Pietro in Lama

“Il Salento, la Puglia, è una terra generosa che ha bisogno di una svolta profonda. Liberi e Uguali ha messo in campo una squadra di candidati, di personalità politiche, di persone impegnate nelle Istituzioni che sono espressione di questo territorio e che garantiscono al nostro movimento di avere radici profonde”.

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a Circo Massimo su radio Capital

“È lunare pensare che possa vincere il Pd”.

“se il Pd perde le elezioni mi pare difficile dare l’incarico a Gentiloni”. E sul governo del presidente: “Le alchimie non mi interessano, bisogna seguire la prassi costituzionale corretta. Se il Capo dello Stato rileva che non c’è una maggioranza politica, incarica chi ha il maggior consenso parlamentare e se non c’è, deve individuare una persona al di sopra dello scontro politico”.

“Tra la gente – in campagna elettorale in Salento – trovo malessere, disagio e rabbia contro chi ha governato attuando una politica sbagliata e inconsapevole del grado di difficoltà che c’era nel Paese”.

“Sto in Salento con persone vere e se non dovessi risultare eletto non lascerò la politica: o meglio è la politica che non mi lascerebbe, perché è una malattia nel senso di passione, impegno, la forza di alcuni ideali. Me ne ero andato e sono tornato perché mi hanno richiamato in servizio. Il Parlamento l’ho già lasciato da tempo e non sarebbe drammatico rifarlo. Mi batto per i voti”.

 “Renzi ammicca a Berlusconi, in un’ottica in cui Berlusconi si separa dalla Lega, ma sono tutti calcoli di cortissimo respiro che non guardano alla ricostruzione del centrosinistra. Io voglio ricostruire una sinistra unita innanzitutto al suo popolo, dalla gente ci viene rimproverato di aver messo troppo tardi in campo la ricostruzione della sinistra, nessuno ci rinfaccia invece di aver detto addio al Pd”.

“Io cerco di contendere al M5s il consenso dei cittadini, i Cinquestelle si alimentano della protesta dei cittadini ma non hanno una visione del futuro del Paese né una classe dirigente, non mi pare una prospettiva per l’Italia”.

“Io non credo che il centrodestra avrà la maggioranza, che superi il 40%. Non capisco perché si sprechi tanto inchiostro…”.

“il richiamo al voto utile invocato da Renzi è una totale sciocchezza. Se fosse vero nel Mezzogiorno allora non bisognerebbe votare per il Pd, diciamolo, considerando che lo scontro è tra destra e M5s… quindi sarei cauto nel dire queste sciocchezze.  Con il proporzionale è utile votare chi rappresenta le tue idee. Noi se vogliamo esistere chiediamo il voto per Liberi e uguali”.

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a Carta bianca

– Situazione Whirlpool /embarco. Questa azienda ha avuto 13 milioni di euro dallo Stato ed ora minaccia i licenziamenti. Occorre dare aiuti economici solo a quelle aziende che prendono degli impegni precisi con il nostro Paese. Bisogna fare una legge europea contro le delocalizzazioni, che ne sanzioni la pratica. Occorre che l’Europa fissi un salario minimo europeo sotto il quale nessun Paese membro può scendere. La vicenda è anche figlia della facilità con cui si può licenziare dopo il jobs-act.

– Problema immigrazione. Ricordiamo che non c’è alcuna invasione. In Italia ci sono 2 profughi ogni 1000 abitanti, mentre in Svezia ad esempio sono 9 su 1000. Inutile ricordare che gli stranieri producono e concorrono con il loro lavoro alla crescita e a pagare le pensioni. L’Italia si sta spopolando per la bassa natalità. Per mantenere il sistema in grado di pagare le pensioni attuali e future abbiamo bisogno degli immigrati. L’errore è concentrarli in alcuni quartiere e non riuscire a distribuirli in modo razionale. La delinquenza non è aumentata e, anche in percentuale, gli stranieri delinquono come gli italiani. Occorre studiare le situazioni nelle quali l’integrazione è avvenuta senza traumi per sviluppare progetti analoghi.

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da Floris

“Floris, lei fa il portavoce di Renzi”.

“vede Sallusti, sono contento che lei sia qui perché per controbattere me che sono di sinistra ci voleva uno di destra… per Renzi non ce n’è stato bisogno”.

“A Romano dico con grande amicizia, che dicendo che vota Insieme voterà per Casini e per Renzi, e ritengo che non sia utile né al paese né al centrosinistra. È lunare pensare che possa vincere il Pd”.

Floris a D’Alema : che governo ci sarà dopo il voto?

D’Alema a Floris: “secondo me nessuno avrà la maggioranza, grazie a questa legge elettorale orribile. Una legge che il Parlamento non ha potuto neanche discutere grazie a otto voti di fiducia. E ho detto tutto.

Diciamo la verità, non si può votare Gentiloni, la legge elettorale scandalosa prevede che ci sia il Pd e il capo del Pd, che si chiama Matteo Renzi, e se ci fossero dubbi su questo Renzi ha fatto liste con stile padronale… Quindi non si vota per Gentiloni ma per Renzi”.

 

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di Gian Franco Ferraris – 11 febbraio 2018

Il mio cuore batte per D’Alema

Siamo arrivati al finale di partita, tra meno di un mese si vota e, nell’indifferenza generale, con i mezzi di informazione avversi, con il sostegno di pochi fedeli reduci da un’infinità di delusioni, la sinistra rischia  per la prima volta di essere ridotta ai margini dello scenario politico e sociale del Paese. La legge elettorale, una vera truffa, è stata studiata anche allo scopo  di cancellare definitivamente la stessa idea di sinistra. In questo quadro difficile, i capi di Liberi e Uguali hanno cercato il paracadute di più candidature nei collegi dove è probabile l’elezione, tra le poche eccezioni D’Alema – a se stesso fedele – ha scelto dopo aver fatto invano appelli

per avviare con generosità un processo democratico aperto a tutti quelli interessati, che si misura su principi e valori per la costuzione di una formazione politica nuova volta a colmare il vuoto che non è riempito dal proliferare dei partitini, i quali anzi sono percepiti come simbolo di debolezza. Purtroppo a causa dei tempi stretti e di mancanza di consapevolezza e generosità non è stato possibile fare meglio…..

D’Alema dopo aver girato tutta l’Italia si è candidato al Senato senza paracadute nel suo collegio storico di Gallipoli  e, come un vero gentleman inglese, ha iniziato a fare incontri con i cittadini nei tanti comuni del Salento  non ambìto da nessuno. Va ricordato, infatti, che in Gran Bretagna, dove sono abituati da sempre ai collegi uninominali, i candidati sono legati al loro collegio e mai si sognerebbero di catapultarsi in un altro solo perchè considerato più appetibile.

D’Alema rischia l’umiliazione anche perchè non è scattata la connessione sentimentale tra Liberi e Uguali e l’elettorato; sarebbe comunque una fine decorosa per D’Alema che ha dedicato la propria vita all’attività politica. Onore al merito.

Meglio cadere per voto popolare che fare la fine degli altri leader suoi coetanei, come Veltroni e Prodi, ridotti a recitare la parte dei padri della Patria e nei fatti disponibili a qualsiasi incarico, dal Presidente della Repubblica a quello del gioco calcio. Giuliano Amato (non amato dal popolo di sinistra), il socialista che conosce i meandri più  inestricabili dello Stato, si è riservato un posticino nella Corte Costituzionale. D’Alema con umiltà si è messo nelle mani dell’elettore della Puglia; mi ricorda Uria il guerriero intrepido o un patriota italiano del regno dei Borboni che ha dedicato tutta la vita a “fare l’Italia” e dopo l’impresa di Garibaldi si è trovato i “piemontesi” che gli sparavano cannonate sull’Aspromonte.

Una dimostrazione di umiltà dopo le dimissioni per orgoglio da primo ministro nell’aprile del 2000 appena dopo la sconfitta nelle regioni del Nord – i candidati erano Massimo Cacciari in Veneto, Mino Martinazzoli in Lombardia e Livia Turco in Piemonte. Dimissioni per sensibilità politica e non per dovere istituzionale – trattandosi di elezioni regionali, caso più unico che raro in Italia (vedi in ultimo Renzi).

Di giorno nelle lunghe ore di lavoro, tanto faticoso quanto inutile, ripenso a queste cose e a tutte le delusioni politiche della mia ormai lunga vita con distacco e qualche nostalgia del paesaggio politico degli anni giovanili, ma ogni notte il cineasta del subconscio organizza spaventosi ritorni in quello stesso paesaggio, un incubo a occhi aperti e dopo aver riflettuto a lungo, ho compreso che i miei fremiti sono per Massimo D’Alema.

Quasi mai la storia ricorda in modo giusto. Uria (1) era stato mandato a morire nell’assedio di Rabbà dal re Davide che si era invaghito di Betsabea, moglie di Uria, che aspettava un figlio dal re. Ma tutti esaltano le virtù e la generosità di Davide – il re più amato da Dio e irridono Uria. I libri di storia raccontano il Risorgimento come un movimento patriottico e nazionale ma dimenticano che i Savoia sono stati la più zotica e cinica casa reale del mondo, tutti si sono dimenticati dei patrioti del mezzogiorno, a parte di uno dei primi esempi di trasformismo politico ex garibaldino, Francesco Crispi.

Non sono mai stato dalemiano e tante volte mi sono scontrato con l’arroganza dei troppo dalemiani locali, ma intuisco che senza D’Alema non ci sarà sinistra – nel bene e nel male, è stato il migliore della nostra generazione.

E’ quello che è accaduto con il referendum costituzionale. D’Alema è stato accusato di avere tradito il proprio partito perchè si è opposto con forza a quella abominevole riforma, ma la realtà è che se D’Alema non si fosse schierato  sarebbe stata la sconfitta del centrosinistra e la vittoria di 5Stelle e Lega. Con D’Alema in campo si è trasformata nella vittoria del popolo italiano contro l’arroganza di Renzi e le smorfie graziose della Boschi.

Dopo il referendum D’Alema ha continuato a girare l’Italia a piedi, andando dovunqe lo chiamassero. Recentemente ha detto di aver sentito il “richiamo della foresta” e ancora oggi quello che lo muove è la passione politica,  il rispetto per il popolo e per la sinistra, non certo il potere. Basta vedere un video dei suoi interventi per capire con quale passione D’Alema spiega le ragioni e la necessità di una formazione di sinistra.

D’Alema è l’unico ad aver evidenziato che è mancata una guida politica del processo di globalizzazione, anzi ha prevalso l’idea che la politica non serviva e che doveva cedere il posto all’economia. Il nazionalismo e il populismo sono risposte sbagliate a un bisogno reale; nella società industriale il luogo di produzione della ricchezza coincideva con l’industria, luogo di conflitto lavoratori/padroni, ma era anche luogo di controllo sociale da parte della classe lavoratrice.

D’Alema ha una grande chiarezza di esposizione e ascoltarlo è un piacere; ad esempio quando racconta episodi della sua formazione politica, come l’aver avuto la fortuna di lavorare con Enrico Berlinguer, che alla domanda di un giornalista “qual è la cosa di cui è più orgoglioso” avrebbe potuto dire di aver portato il PCI al 34% e invece rispose che era orgoglioso di essere rimasto fedele agli ideali della gioventù, così anche D’Alema è animato dal rispetto di quei valori.

Quando D’Alema è tornato in campo, immediatamente la stampa unanime, capeggiata dal giornalista Damilano, e anche la rete, si sono scatenate in attacchi di una violenza inaudita, di tipo personale: la barca, la vigna, le scarpe costose, vero gossip spazzatura, come la perla tratta dall’archivio di Concita De Gregorio: “si fece vanto di calzare scarpe che costavano quanto lo stipendio mensile di un operaio”. Anche quando gli attacchi sembrano politici, in realtà non affrontano mai i motivi profondi ma si  richiamano al suo carattere vendicativo; la storia che ho sentito tante volte, che Prodi e Veltroni sono buoni e D’Alema è cattivo,  non ha senso, passata anche fra tante persone di sinistra, supportata “da un quarto di secolo di Repubblica all’edicola che ha ben arato il terreno…” (Anderlini). Il massimo è raggiunto con la leggenda della congiura di D’Alema contro il governo Prodi, ripetuta infinite volte.

La vera distinzione tra Prodi, Veltroni e Renzi da una parte e D’Alema dall’altra è che i primi sono stati scelti da De Benedetti, proprietario di La Repubblica, diventati di fatto rappresentanti di un gruppo di potere; D’Alema al contrario anche quando si è rapportato con il potere, a volte ha fatto compromessi, a volte si è scontrato, altre volte ha fatto errori, ma il suo punto di vista è stato quello di rappresentare il popolo di sinistra e non gruppi di interesse.

Lo stesso meccanismo di gossip giornalistico si ripete ora con Grasso, perchè lo scopo di queste “lobby” è di eliminare la sinistra dalla scena politica italiana. Gli stessi gruppi di Interesse che di fatto hanno impedito a Pierluigi Bersani di formare il governo 5 anni fa e hanno inventato Renzi e il partito della nazione.

I Poteri preferiscono che a governare ci siano simpatici giullari e teatranti, così fanno con facilità quello che vogliono, ma agli interessi della collettività servono politici antipatici (anche se D’Alema è pure simpatico) ma competenti e “di sinistra” non perchè si autodefiniscono di sinistra ma concretamente si preoccupano della qualità della vita delle persone.

D’Alema è sempre stato eletto in Puglia e ha sempre rappresentato quel territorio; ora è impegnato in una campagna elettorale difficile. Il destino di D’Alema parlamentare è nelle mani degli elettori del Salento; ancora una volta D’Alema ha scelto di rimettersi alle scelte del popolo: «Ho contro un esercito di persone e recuperare 32 punti è un’impresa impossibile. Ma il 5 marzo conterò i voti con la coscienza tranquilla».

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Commento di Assunta Maria Matteucci La violenza della maggior parte delle reazioni contro D’Alema è la dimostrazione della modestia dell’analisi politica. La colpa vera che gli si può contestare è non aver visto in tempo che il neoliberismo era subdolo e la sinistra progressista non aveva la forza per controbilanciarlo. Per questo errore politico di tutta la sinistra viviamo questo tragico momento. Tutte le altre cose sono banalità o addirittura fake. E dire che è uno dei pochi ad averlo riconosciuto mentre I suoi principali detrattori sono fermi a pensare che il blairismo (renzismo) sia il futuro!

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(1)Davide, Betsabea e Uria

All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. 2Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto.3Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Ittita». 4Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Ella andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla sua impurità. Poi ella tornò a casa.
5La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». 6Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Uria l’Ittita». Ioab mandò Uria da Davide. 7Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. 8Poi Davide disse a Uria: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. 9Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. 10La cosa fu riferita a Davide: «Uria non è sceso a casa sua». Allora Davide disse a Uria: «Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?». 11Uria rispose a Davide: «L’arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e i servi del mio signore sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per giacere con mia moglie? Per la tua vita, per la vita della tua persona, non farò mai cosa simile!».12Davide disse a Uria: «Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire». Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente.13Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.
14La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. 15Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Uria sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia».16Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. 17Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Uria l’Ittita.
18Ioab mandò ad annunciare a Davide tutte le cose che erano avvenute nella battaglia 19e diede al messaggero quest’ordine: «Quando avrai finito di raccontare al re quanto è successo nella battaglia, 20se il re andasse in collera e ti dicesse: «Perché vi siete avvicinati così alla città per dar battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall’alto delle mura?21Chi ha ucciso Abimèlec figlio di Ierub-Baal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso il pezzo superiore di una macina dalle mura, così che egli morì a Tebes? Perché vi siete avvicinati così alle mura?», tu digli allora: «Anche il tuo servo Uria l’Ittita è morto»». 22Il messaggero dunque partì e, quando fu arrivato, annunciò a Davide quanto Ioab lo aveva incaricato di dire. 23E il messaggero disse a Davide: «Poiché i nemici avevano avuto vantaggio su di noi e avevano fatto una sortita contro di noi nella campagna, noi fummo loro addosso fino alla porta della città; 24allora gli arcieri tirarono sui tuoi servi dall’alto delle mura e parecchi dei servi del re perirono. Anche il tuo servo Uria l’Ittita è morto». 25Allora Davide disse al messaggero: «Riferirai a Ioab: «Non sia male ai tuoi occhi questo fatto, perché la spada divora ora in un modo ora in un altro; rinforza la tua battaglia contro la città e distruggila». E tu stesso fagli coraggio».
26La moglie di Uria, saputo che Uria, suo marito, era morto, fece il lamento per il suo signore. 27Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l’aggregò alla sua casa. Ella diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.
Rimproveri di Natan. Pentimento di Davide

1Il Signore mandò il profeta Natan a Davide e Natan andò da lui e gli disse: «Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l’altro povero.2Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; 3ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. 4Un ospite di passaggio arrivò dall’uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora di quell’uomo povero e ne preparò una vivanda per l’ospite venuto da lui». 5Allora l’ira di Davide si scatenò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo merita la morte. 6Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà». 7Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro.9Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l’Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti.10Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l’Hittita. 11Così dice il Signore: Ecco io sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro alla luce di questo sole;12poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole».

13Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai. 14Tuttavia, poiché in questa cosa tu hai insultato il Signore (l’insulto sia sui nemici suoi), il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa.

Morte del figlio di Betsabea. Nascita di Salomone

15Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide ed esso si ammalò gravemente.16Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino e digiunò e rientrando passava la notte coricato per terra. 17Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra; ma egli non volle e rifiutò di prendere cibo con loro. 18Ora, il settimo giorno il bambino morì e i ministri di Davide temevano di fargli sapere che il bambino era morto, perché dicevano: «Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e non ha ascoltato le nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Farà qualche atto insano!». 19Ma Davide si accorse che i suoi ministri bisbigliavano fra di loro, comprese che il bambino era morto e disse ai suoi ministri: «E’ morto il bambino?». Quelli risposero: «E’ morto». 20Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le vesti; poi andò nella casa del Signore e vi si prostrò. Rientrato in casa, chiese che gli portassero il cibo e mangiò. 21I suoi ministri gli dissero: «Che fai? Per il bambino ancora vivo hai digiunato e pianto e, ora che è morto, ti alzi e mangi!». 22Egli rispose: «Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perché dicevo: Chi sa? Il Signore avrà forse pietà di me e il bambino resterà vivo.23Ma ora che egli è morto, perché digiunare? Posso io farlo ritornare? Io andrò da lui, ma lui non ritornerà da me!».

24Poi Davide consolò Betsabea sua moglie, entrò da lei e le si unì: essa partorì un figlio, che egli chiamò Salomone. 25Il Signore amò Salomone e mandò il profeta Natan, che lo chiamò Iedidià per ordine del Signore.

 

Autore Originale del Testo: Gian Franco Ferraris

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    Condivido il pensiero sul D’Alema politico. Sulle differenze con i dannosi Prodi e Veltroni. Credo che sia l’unico ancora a rappresentare la idea di sinistra. Devo anche evidenziare, però, se non erro, che D’Alema è anche candidato nel plurinominale Puglia 2 Senato.


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