Dalla parte di Amneris

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Tolto il lussureggiante sfarzo egizio, tolto il conturbante fascino esotico, tolta la marcia trionfale – e naturalmente tolti gli elefanti – Aida rimane una bellissima storia di amore e di potere, nella quale si intrecciano drammaticamente le vite di tre personaggi. La prima volta che Aida entra in esca, poco dopo l’inizio del primo atto – dopo essere stata invocata da Radamès con la celebre aria Celeste Aida – è insieme agli altri due vertici di questo tragico triangolo. E sempre con loro tre in scena la tragedia si conclude. E che proprio Amneris sia un personaggio fondamentale si capisce dal fatto che è assolutamente inutile al fine della storia. Anche senza Amneris Aida e Radamès vivrebbero un amore impossibile, anche senza Amneris Aida soffrirebbe il dissidio tra la fedeltà alla patria e la devozione verso il padre da un lato e l’amore per il nemico dall’altro, anche senza Amneris Radamès svelerebbe all’amata – e al padre di lei – che l’attacco sta per avvenire presso le gole di Napata, anche senza Amneris Radamès sarebbe condannato a morte come traditore e Aida morirebbe con lui.
Ma se Amneris non serve, perché tanto lavoro per creare un personaggio così ricco, dal punto di vista drammaturgico e musicale? Perché a Verdi non interessa affatto la storia della guerra tra l’Egitto e l’Etiopia, non gli interessa il contesto che porta Radamès a morire, ma vuole raccontare la storia di tre persone che amano e che vedono il loro amore precluso. Senza Amneris Aida non avrebbe senso.
Amneris deve superare un ostacolo fuori di lei, la rivale, l’altra donna, e fa di tutto per farlo, usa tutta la sua forza, tutto il suo potere, mentre per Aida quell’ostacolo è tutto dentro di lei, il dramma che le fa sperare che Radamès ritorni vincitore, anche se quella vittoria significherà la sconfitta, fino alla distruzione del suo paese, fino alla morte della sua stessa famiglia. Invece per Radamès l’ostacolo al suo amore per Aida è l’ambizione: per l’uomo che entra in scena cantando Se quel guerrier io fossi! cosa ci può essere di meglio che ottenere la corona dell’Egitto, che il matrimonio con Amneris gli garantirebbe?
Come a Macbeth, la “strega” Amneris gli promette che sarà re, ma Radamès non impazzisce. Certo prova a resistere, quando Aida gli prospetta la possibilità della fuga in Etiopia fa di tutto per convincersi che è la scelta sbagliata, ma sono scuse puerili, che Aida ha facile gioco a smontare. Radamès dei tre è l’unico che alla fine supera davvero l’ostacolo, anche perché il suo era il meno difficoltoso da superare. Le due donne non ci riescono. Perché Aida, anche quando convince l’amato a lasciare l’Egitto, vive il suo dramma, sa di essere proprio in quel momento la pedina di un gioco a cui lei non ha chiesto di giocare, sa di essere ascoltata da suo padre, soffre perché sa che sta ingannando Radamès e probabilmente si chiede cosa succederà quando egli se ne renderà conto, anche laggiù dove l’aura è imbalsamata. Aida soffre anche quando apparentemente vince. E Amneris se ne rende conto poco dopo, quando, anche di fronte alla disperata offerta che fa a Radamès di salvargli la vita, egli rifiuta: Aida ha vinto, è per lei un ostacolo insormontabile. E forse in quel momento si ricorda di quel sprezzante son tua rivale, figlia dei Faraoni che le ha rivolto in un momento in cui ha gettato la maschera. Amneris ha perso, nonostante sia una donna così potente, nonostante sia la figlia dei Faraoni.
C’è qualcosa di beffardo in quel rito che Amneris compie sopra la tomba in cui sa che Radamès sta morendo, perché noi sappiamo che laggiù c’è anche la sua rivale, la donna che ha vinto, e che Amneris in quel momento sta invocando la pace anche per lei. Ma Verdi almeno la preserva da questa notizia: forse Amneris in quel momento può pensare che un giorno le due donne, che allora saranno due regine di pari grado, si scontreranno di nuovo, questa volta su un altro terreno.
Non succederà naturalmente, perché Aida per superare il proprio ostacolo sa che deve morire. E infatti accetta l’inevitabile con serenità e con forza, il suo canto è quasi di gioia, come se con la morte di compisse la fuga prima vagheggiata, ma questa volta senza inganni, senza infingimenti. E Aida si gode questo momento di felicità perfetta, senza curarsi di quanto durerà.