Vizi privati e pubbliche virtù

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di Fausto Anderlini – 5 ottobre 2018

Pensiero dimaieutico della notte. Sperperare humanum est

Vizi privati pubbliche virtù. Personalmente ho sempre simpatizzato con Bernard De Mandeville, la cui Fable of the Bess era un keynesismo ante litteram. Il consumo tira la produzione e i vizi incorporano un moltiplicatore di assoluta efficacia. La propensione al vizio, nell’economia generale della società, è un buco nella costituzione umana forse più funzionale che le buche per terra. E se proprio bisogna sollevare una questione morale essa riguarda l’equità nella diffusione del vizio. Da questo punto di vista un buon socialismo dovrebbe fondarsi non sulla virtù privata ma su un accettabile mix di consumi collettivi e vizi individuali. Questione di proporzioni. Del resto il socialismo delle origini, con quella sua predilezione per i liberi costumi, la promiscuità, il libero amore ecc, ecc. aveva ben chiaro il suo debito verso l’illuminismo, cioè il libertinismo. Libero vizio in libero Stato, erga omnes.

Anche se in seguito, sotto le restrittive condizioni del socialismo in un solo paese, è poi degenerato come un sistema di coercizione morale finalizzato all’accumulazione primitiva. Oggi si vorrebbe accompagnare una sacrosanta elargizione di reddito ai poveri con il capestro di un comportamento morale normato sopra le loro teste. Impedendo di fumare, bere, bighellonare, giocare alle slot…e tanto varrebbe istituire Opifici Nazionali, al caso patriottici, come piace ai sovranisti, dove obbligare i poveri al lavoro forzato. A parte che ognuno ha diritto di rovinarsi come meglio desidera, perchè privare i poveri, cioè le vite già perdute, certo nel loro piccolo, del diritto allo sperpero, al miracolismo, alla lussuria, alla depence. Ovvero alla disperata speranza attraverso la combustione di sè ?

Abolire i giochi d’azzardo equivarrebbe a vietare le processioni a Lourdes e a chiudere le chiese. Non bastasse l’ingiustizia, la disperata condizione dei poveri è anche questa: d’essere fatti oggetto di igienismo comportamentale, sorta di profilassi morale obbligatoria, da parte di sedicenti riformatori sociali. Mentre la Chiesa, più saggiamente, ha sempre riconosciuto nella stessa povertà la condizione della santità. E nell’immanenza del peccato la condizione della salvezza. Essa venera il povero in sè, non come dovrebbe essere. Meglio un’iperbole che un divieto. Il proibizionismo è una forma di cretinismo legato ai momenti di crisi. Ultimo fra gli esempi quel Ligaciov che pensava di redimere dalla crisi il socialismo sovietico con la lotta all’alcolismo.

vedi Fausto Anderlini Post scriptum