Dopo Renzi una nuova sinistra

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Ha ragione Chiara Geloni, Renzi è già uscito dal PD, perché in realtà non vi è mai entrato. Il processo, anzi il tentativo fatto, è stato l’opposto, ossia che il PD e la sinistra “entrassero” in lui e ne fossero fagocitati. L’Opa a questo doveva servire, almeno nelle intenzioni iniziali dell’autore. Se non che, all’audacia dell’ex Sindaco e alla sua sfacciataggine, non è corrisposta una effettiva sagacia politica. La rottamazione doveva per forza tramutarsi in autorottamazione. Il governo ridotto a un abito del premier, e i bonus a unici strumenti di amministrazione del consenso, non potevano di certo garantire un grande futuro.

Col PD che si sta ormai riposizionando, oggi a Renzi non restano che le ambizioni scissionistiche, poca roba e residuale rispetto al Grande Progetto di mangiarsi la sinistra e la sua crisi per dare vita a una cosa mollemente personale. L’obiettivo renziano era chiaramente velleitario, e l’unico risultato ottenuto è stato quello di approfondire la crisi sulla quale si pretendeva di intervenire. L’elementare rimedio al vicolo cieco renziano, in fondo, era quello di proporre un ritorno al partito, o almeno a una leadership inclusiva, meno mediatica, e dunque più sobria ed efficace. Zingaretti, in questo senso, è stato la medicina giusta. Ora però bisogna riprendere in mano i mattoni della casa crollata, riprogettare una nuova sinistra e ricostruire tutto daccapo, perché lo stato delle disuguaglianze, dei diritti, dell’umanità è davvero in allarme rosso.