Speranza e pregiudizio

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Sarà per quello sguardo mite, sincero e un po’ mesto che ne adombra il viso, per quell’eloquio mai arrogante e tutt’altro che istrionico, per quella espressione da bravo ragazzo, serio e coscienzioso che ne segna il portamento, insomma sarà ‘per quella faccia un po’ così’ di chi viene dalla Lucania e non è del casato dei Pittella….sarà per questo che è tanto preso di mira dalla cattiveria degli sciacalli…. Giannini lo ha descritto di recente come il tipico parassita cencelliano del piccolo partito che lucra una rendita immeritata, quasi fosse un Nicolazzi qualsiasi. La Concita De Gregorio dall’alto delle sue conclamate competenze ha menato scandalo sulla sua impreparazione sanitaria e Calenda gli è andato a ruota. L’incompetente che non ha la scienza dell’amministrazione che diventa ministro. Si potrebbe rubricare la canea sotto la voce dell’invidia ma è più preciso tirare in ballo l’ignoranza…Questi pseudo ottimati tradiscono infatti la più dilettantesca inettitudine circa l’esatta natura della politica professionale.

Chiunque conosca la materia da un punto di vista empirico, senza neanche avere letto Max Weber, sa che lo specialista, il competente certificato, ancor più se una star del settore, è il meno indicato a gestire il campo applicativo della disciplina. Il chirurgo famoso la sanità, l’architetto di grido l’urbanistica, il letterato la cultura, l’asso del calcio lo sport, il grande dotto la scuola e la formazione, il super magistrato la giustizia ecc. A meno di un lungo apprendistato politico. Infatti si tratta di campi dove le opinioni, le scuole di pensiero, le metodiche sono per natura divergenti. E lo specialista è sempre innamorato delle proprie quanto polemicamente disposto verso quelle dei concorrenti. Una forma particolare di conflitto d’interesse. Inoltre la sua stessa conclamata conoscenza lo rende necessariamente un dilettante in materia di politica e amministrazione.

Il managerialismo organizzativo deve la sua efficacia al fatto d’essere indifferente al contenuto tecnico dei beni che gestisce. Il manager può applicare i suoi algoritmi economici finanziari e organizzativi alla produzione di spazzolini da denti come alle navette spaziali, dei quali non conosce nulla. E’ ciò che fa pensare a gente come Calenda, entrata da piccola nei consigli d’amministrazione, di potersi applicare con lo stesso successo anche ai beni pubblici e alla politica in genere. E’ la stessa presunzione dell’imprenditore, dell’uomo d’affari e del grande specialista che pensa di potere sostituire con facilità i politici di professione, che essi considerano come una sottospecie del pubblico impiego oppure una razza predatoria da mettere in galera. Una stupida presunzione perché la razionalità che riguarda i beni pubblici e l’utenza sociale non è ascriviibile all’economia o altri tecnicismi. Essa chiama in campo pratiche progetti e valori che sono propri della mediazione politica. Per esercitare il ruolo è certamente importante il capitale culturale a disposizione, ma soprattutto è decisivo avere acquisito la tempra specifica della professione politica. Che è fatta di qualità peculiari: affidabilità, dedizione, tracciabilità culturale-politica, duttilità, resistenza alla frustrazione, realismo, responsabilità in nome collettivo….
Tutto ciò che definisce una classe dirigente politica.

E questa è anche la differenza che fa di Speranza un soggetto neanche paragonabile ai presuntuosi dilettanti che lo prendono a bersaglio. Speranza è infatti politicamente preparato, cioè selezionato per lo scopo. Ciò che lo rende più adatto a occuparsi di sanità pur non essendo un chirurgo di fama come Marino (il quale fece capo dei vigili un tizio che aveva non so quante lauree, cioè un idiot savant senza effettiva esperienza di vita…). O al caso di infrastrutture pur non essendo né un costruttore né un ingegnere civile…..

Il tarlo della ‘società civile’ con le sue celebrate professioni liberali contrapposta alla politica nel nome della competenza è di vecchia data. E se ci si pensa non è per nulla estraneo all’esplosione del populismo plebeistico. La pasta è la stessa. Ciò che accomuna il presuntuoso titolato (il grande ‘fighetto’) all’istrione arruffapopolo privo di qualsiasi expertise, o al tapino che si sente abilitato a dirigere solo perchè ha fatto un master è la comune avversione per i partiti, le organizzazioni collettive e la professionalità politica che ad essi si accompagna. E c’è da dire che questo governo costituisce una salutare inversione di tendenza. Così come attorno alla Von Der Leyen non ci sono burocrati e tecnocrati ma uomini politici collaudati, così attorno a Conte c’è un buon gruzzolo di personalità allevate alla scuola di partito. E un bel po’ di personaggi formatisi nell’ultimo scorcio della sinistra storica. Per questo vengono additati al disprezzo. Potrebbero dar prova d’essere una classe dirigente, e non una congrega di fenomeni da baraccone mediatico.