Dov’è il cambiamento? Ci porga la chioma

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La fine miserabile, che può essere foriera di tragedia, del governo gialloverde impone qualche riflessione. L’avevano chiamato “governo del cambiamento”, e invece tutto si è svolto nel solco della peggiore prassi politica italiana.

A cominciare dalla sua costituzione, che ha messo in mostra uno dei mali più tipici della politica italiana: il trasformismo. Sia il M5S che la Lega si erano presentate alle elezioni con propositi molto diversi e, nel caso della Lega, con alleanze molto diverse da quelle che poi hanno realizzato. La spinta principale verso lo sbocco trasformistico venne soprattutto da Di Maio, il quale voleva mettere in piedi un governo qualunque pur di non andare subito a nuove elezioni che l’avrebbe visto in grosse difficoltà (già allora i sondaggi registravano un balzo della Lega al 25%) e costretto a lasciare il passo a Di Battista o a Fico.

L’azione di governo è poi scivolata lungo le più tradizionali prassi politiche italiane, elenchiamone alcune. I non rari ricorsi alla fiducia per evitare eventuali imboscate parlamentari da parte degli stessi alleati. L’approvazione della finanziaria ha comportato tira e molla come sempre. Si è festeggiato in anticipo per cose che poi non si realizzarono veramente (deficit al 2,4% festeggiato sul balcone di Palazzo Chigi, oltre tutto come se fosse la scoperta di qualche miniera d’oro e non un mero aumento del debito).

Neanche il Ministro dello Sviluppo Economico pro tempore, Di Maio, ha avviato la procedura per cancellare Berlusconi dall’albo dei Cavalieri del Lavoro, pur avendo questi perso i requisiti di legge. Anche da rappresentanti di questo governo sono venute accuse ai magistrati “comunisti”, alla maniera di Berlusconi. La prassi dei condoni per favorire chi non rispetta la legge è stata confermata alla grande e, tra l’altro, oggi si registra un aumento considerevole di commercianti che non rilasciano lo scontrino. Si è preso in giro l’opinione pubblica dichiarando guerra alla pubblicità dei giochi d’azzardo e scommesse, e invece si è solo messo una tangente (tassa) sulla pubblicità medesima. Si è litigato di più tra alleati che tra avversari politici. Il M5S ha tirato la volata alla Lega facendola arrivare alle percentuali di oggi, allo stesso modo con cui D’Alema fece con Berlusconi.

Si potrebbe continuare con altri esempi, ma bastano questi per capire che di cambiamento se ne è visto molto poco. Anche questo governo tutto sommato ha amministrato una fase del nostro declino.

Purtroppo, però, questo governo ha fatto qualcosa anche di peggio dei precedenti. Ci ha isolati a livello internazionale, ha spostato l’asse delle simpatie (e delle alleanze?) verso la Russia di Putin, volgendo le spalle alla civiltà liberaldemocratica occidentale. Ha instillato in molti italiani il veleno del populismo, che può essere l’anticamera del fascismo. (E’ questo, forse, il vero cambiamento). Tutte cose che si erano già intraviste con i governi Berlusconi, ma non fino al punto di poter diventare maggioranza assoluta. E così veniamo alle vicende di oggi e del perché questa crisi di governo può avere degli sbocchi tragici.

L’immagine di Salvini che bacia in modo ostentato il Crocifisso durante un comizio, nel quale ha chiesto anche i “pieni poteri” per sé, è semplicemente raccapricciante. Non capisco perché i miei concittadini ancora non si ravvedono e continuano a gratificarlo di suffragi sempre crescenti. La manipolazione dell’opinione pubblica da parte del leader della Lega è evidente ed efficace, soprattutto ora che ha in mano anche la tv pubblica. Continuare a far vedere i barconi di neri disperati che vengono respinti, riempie di goduria molti nostri concittadini, i quali non riflettono che quei barconi rappresentano la minima parte dell’immigrazione clandestina che dicono di voler combattere.

Nessuno si chiede, per esempio: perché non fa vedere anche i cinesi? Salvini non li fa vedere per il semplice fatto che Xi Jimping farebbe poi vedere a lui i sorci verdi all’Onu o in qualche altra organizzazione internazionale, o direttamente, e allora se la fa addosso prima e si ferma. Se la prende solo con i disperati che provengono da paesi che non contano nulla nei consessi internazionali. Se la prende pure con l’Ue, ma poi non va alle riunioni dei ministri dell’Interno europei. Denuncia a parole i presunti soprusi dei “neri”, ma poi non fa niente per combatterli, visto che lui è il ministro dell’Interno. Insomma ha messo su tutta una sceneggiata che ha interesse a mantenere in essere, e non combattere veramente, per turlupinare il popolo bue che è indotto a credere veramente all’invasione dei neri, che addirittura minaccerebbero i nostri confini.

La soluzione di questa crisi è veramente difficile, perché da un lato si vorrebbe evitare che Salvini conquisti la maggioranza in Parlamento, dall’altro però fare un governicchio solo per rinviare le elezioni, rischierebbe di far aumentare ancora di più i consensi alla Lega, che verrebbe percepita come vittima; oltre tutto questo governicchio dovrebbe fare una finanziaria “lacrime e sangue”. Ha ragione Stefano Folli: se si vuol fare un governo alternativo che eviti le elezioni, si deve avere la certezza di durare fino alla fine della legislatura, altrimenti forse è meglio andare a votare e sperare in un rinsavimento in extremis dell’elettorato.