E se le funzioni legislative ed esecutive fossero gratuite?

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di Vincenzo Musacchio – 13 maggio 2018

Da sempre sono stato e sono propugnatore della gratuità delle funzioni legislative ed esecutive. La mia idea non è affatto nuova, la fonte di tal principio è lo Statuto Albertino del 1848, in cui la rappresentanza politica all’epoca scelse la gratuità del mandato parlamentare (art. 50: “Le funzioni di senatore e di deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione o indennità”). A rafforzare questa mia convinzione negli anni sono stati i vizi, gli sprechi e i privilegi delle varie “caste” del pubblico potere, che mettono sotto i riflettori i compensi “sfarzosi” che, a vario titolo, si liquidano gli esponenti politici locali, nazionali ed europei. Servire il Paese dovrebbe essere un onore, da vivere come un dovere civico e non come un lavoro o una professione.

Per cambiare la situazione attuale basterebbe modificare l’art. 69 Cost.: “I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”, con il nuovo testo che dovrebbe sancire: “I membri del Parlamento e del Governo non ricevono alcuna indennità stabilita dalla legge o da provvedimenti a essa gerarchicamente subordinati, la loro funzione è gratuita”. Quando nacque la Repubblica italiana, i padri Costituenti guadagnavano circa mille euro odierni. Adesso deputati e senatori e ministri incassano quindici volte più di un operaio. Il tutto grazie a una serie di leggi che nel tempo hanno dilatato notevolmente le retribuzioni. Ecco perché propendo convintamente per togliere il compenso ai parlamentari  e ai membri del Governo garantendo ovviamente  che  tutti i cittadini italiani, indipendentemente dall’estrazione sociale, possano avere il diritto di partecipare alle competizioni elettorali. Si potrebbe prevedere il solo rimborso spese che ovviamente dovrebbe avere un tetto massimo imposto dalla legge. Tale rimborso in buona sostanza dovrebbe essere equo come in altri paesi e giustificato onestamente. Il parlamentare dovrebbe svolgere il suo mandato a tempo pieno, pena la decadenza e non dovrebbe poter cambiare partito poiché altrimenti andrebbe contro la volontà del suo elettore. Forse questa è una delle vie da percorre per realizzare un sistema che riesca ad innestare quegli anticorpi che pongano rimedio ai gravi mali in atto nella nostra società.

L’idea guida di chi amministra, dovrebbe essere: “Servire l’Italia è un onore”. Pericle nel discorso agli ateniesi affermava: “Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento”. Puntando, quindi, su organismi meno numerosi e più snelli e su un personale politico più selezionato e che svolga le sue funzioni senza oneri probabilmente ne trarrà giovamento tanto l’erario dello Stato quanto il funzionamento delle istituzioni rappresentative.

                                                                                                                  (Vincenzo Musacchio, Giurista)