Non fatevi ingannare: il populismo in Europa sta risorgendo

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di Jon Stone – Independent

traduzione di Giacomo Piacentini – 13 maggio 2018

Non fatevi ingannare: il populismo di destra sta risorgendo in Europa, come mostrano le elezioni in Italia.

Il Nonno è tornato, alla fine. Se la sua dipartita era la fine delle problematiche politiche italiane, la resurrezione di Silvio Berlusconi potrebbe considerarsi, in fondo, gestibile.  Dopotutto, l’Italia è riuscita a sopravvivere alla sua guida in passato e, come è evidente, le precedenti condanne (più quelle criminali che quelle politiche) implicano che non potrà diventare primo ministro per almeno un anno. All’età di 81 anni, nemmeno Berlusconi può aspettarsi di vedere altri decenni del suo autoritarismo stampati nella scena politica italiana.

La brutta notizia è che il Nonno non è più solo. I suoi eredi spirituali, i leader degli altri due grandi partiti populisti di destra euroscettici, hanno ottenuto importanti risultati nelle recenti elezioni. Un qualche tipo di combinazione tra Forza Italia, il partito di Berlusconi,  il Movimento Cinque Stelle guidato da Luigi di Maio e la Lega, il nuovo nome della Lega Nord, guidata da Matteo Salvini, guiderà di certo il prossimo governo e fornirà un primo ministro, probabilmente una persona terza.

Brutte notizie per l’Italia e brutte notizie anche per l’Europa. Gli Italiani sono comprensibilmente frustrati per il fallimento dell’Unione Europea nell’aiutare l’Italia durante la crisi dei migranti, il che ha alimentato una forma di euroscetticismo virulenta e senza precedenti in quello che è uno dei membri fondatori dell’Unione Europea, nonché uno Stato pronto, tempo addietro, a dissolversi all’interno si un Superstato europeo. Da qui il trionfo di tre partiti che, come il movimento “Brexit” in Gran Bretagna, si sono slanciati senza vergogna nella scena politica come un “libero movimento” di persone, sfruttando la confusione e la frustrazione e dando la colpa delle sofferenze dei cittadini agli Eurocrati.

In Italia, proprio come in Cornovaglia, a Sunderland e dintorni, o nella West Virginia e nel Michigan per quel che vale, troppi cittadini sono stati lasciati soli, il che spiega la loro prontezza ad accogliere politici che offrono soluzioni semplici a problemi complessi, promettendo, di fatto, uno ieri migliore. A differenza di quanto accaduto nel Regno Unito, gli euroscettici italiani non hanno alcuna intenzione di voltare le spalle ai vantaggi economici offerti dall’Unione Europea; tuttavia, il che forse è anche peggio, si faranno promotori di un costante disturbo dall’interno.

Infatti nonostante tutta la retorica sulla solidarietà e, inoltre, nonostante l’offerta di Germania e Svezia di accogliere un milione o più di migranti, gli Stati dell’Europa meridionale come Italia, Malta e Grecia hanno avuto sulle loro spalle un peso eccessivo nella gestione dei flussi migratori, nonché nel controllo del Mediterraneo. Non è stato certo il momento migliore per l’Unione Europea e il prezzo politico è stato pagato in Italia.

Ci sono anche evidenti problemi che rafforzano il risentimento contro i migranti di qualunque tipo. L’economia, nonostante un recente piccolo miglioramento, rimane fiacca e gli introiti nazionali sono più bassi rispetto a quelli antecedenti alla crisi. La disoccupazione è all’11% a livello nazionale, ma si alza molto di più nei vecchi distretti post-industriali. La globalizzazione non è sempre stata amica dei lavoratori italiani. Le banche italiane rimangono famosamente deboli e gli sforzi per rimanere nell’eurozona non si placheranno mai.

È senza dubbio una situazione impegnativa per qualunque governo con la quale la pomposa nuova destra italiana è meno capace di destreggiarsi rispetto a tutti i suoi predecessori moderati. Anche se la coalizione di governo col sostegno di Berlusconi dovesse avere una maggioranza sicura in parlamento, cosa che non avrà, essa non ha una vera risposta per i disagi economici e finanziari ormai radicatisi nel Paese. È facile dare la colpa agli altri; trovare soluzioni è la parte difficile, come l’Italia sta per scoprire. Di nuovo.

Dopo la vittoria di Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali dello scorso anno, la rielezione di Angela Merkel come cancelliera in Germania e la sconfitta, o quantomeno il contenimento, dei partiti di estrema destra in Austria e in Olanda, c’è stata una generale (e superficiale) sicurezza nell’affermare che la tendenza si era rivoltata contro le forze populiste, anti immigrati ed euroscettiche. In realtà, la destra estrema sta godendo di una popolarità che sarebbe stata impensabile alcuni anni fa.

In Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria i partiti autoritari di destra si compiacciono a sfidare Bruxelles sui migranti e sono tutti partiti che sicuramente fanno o faranno parte delle forze governative. Più i Francesi, i Tedeschi e Bruxelles li deridono, più Mateusz Morawiecji, Andrej Babis e Viktor Orban diventano popolari.

La notizia che un gruppo come Alternative fur Deutschland , con i suoi slogan violenti e le sue caratteristiche neonaziste, era quasi stato in grado di sorpassare i socialdemocratici tedeschi è solo uno degli strabilianti e pericolosi avvenimenti che stanno ingolfando l’establishment politico europero negli anni recenti. In Spagna e in Belgio il dissenso e il collasso della solidarietà sociale sono esplosi nell’indipendentismo, minacciando l’esistenza stessa dello Stato.

Lungo tutto il continente, quasi in ogni nazione, a prescindere da ogni tradizione politica o sistema elettorale, i sistemi partitici si stano frammentando e nuovi partiti populisti (di destra, di sinistra, separatisti e centristi) stanno intervenendo nella distruzione del vecchio ordine. Tutto ciò sta accadendo da alcuni anni, eppure non dovremmo diventare così abituati a tale fenomeno da smettere di esserne scioccati.

I partiti liberali tradizionali d’Europa, vale a dire l’establishment quasi agonizzante, non sono riusciti a rinstaurare il loro precedente dominio in Francia, Germania e altrove, ma si sono meramente goduti qualche piccolo fortunato successo. La lezione dell’Italia e la sempreverde carriera di Berlusconi, sebbene ormai gli sia rimasto solo il color mogano della pelle e poco più, è la riprova della persistenza della minaccia posta dall’estrema destra e che a loro basta essere fortunati una sola volta. Il Nonno ha dato vita a una progenie molto poco piacevole.