Emilia – Le persone in carne ed ossa contro i selfie del buzzurro del Papete

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di Fausto Anderlini

Un Kit per il combattimento. Giocare l’identità autentica contro gli identitari pataccari. Mobilitare l’immagine delle persone contro i selfie del buzzurro del Papete.

Esiste una identità emiliano-romagnola ?

Risponderei così. Ce ne sono tante e ce n’è una che tutte le ricomprende.

Ci sono identità sub-regionali, alcune più forti, come la Romagna, altre più deboli come l’Emilia Lombarda o la Lunesia. Ci sono identità territoriali legate alla storia e all’orografia, le montagne, le pianure, la costiera. E c’è una identità ultraregionale, dove il Po’ è un confine ma anche il principio unificante della macro-regione idraulica. E poi, a seguire le identità locali, provinciali e circondariali, ognuna con un suo tocco, una nuance, un dettaglio. Infine, e soprattutto, le identità urbane. Una regione di grandi città, articolazione di uno straordinario policentrismo che è però tenuto insieme dalla metropoli che lo ha generato: la Via Emilia, da Rimini a Stradella. Una molteplicità di identità urbane incardinate a un unico asse materno. Una originalità assoluta.

Perciò molte identità, grandi e piccole. Così tante che se si deve trovare una sintesi è proprio in quel trattino che unendo due parole (Emilia e Romagna) sottolinea la molteplicità di una antropodiversità che non ha uguali. Una grande ricchezza comune che risiede nella diversità.e che distingue chiaramente la regione da quelle che la circondano. Perché là c’è sempre un elemento che domina, mentre qui tutto è fuso in una mirabile proporzione. Potremmo dire: una geo-democrazia.

Ma questa molteplicità ha potuto tenersi unità, trovando una sua ‘forma’, perché c’è stata una cultura politica e sociale che ha agito come uno straordinario collante civile. La reductio ad unum. Noi non abbiamo oscuri miti ancestrali da rivendicare, ma un modo di stare assieme. Di essere collettività. Attraverso i partiti, le reti associative, la gestione della cosa pubblica. Una sociabilità che ha segnato un secolo di storia. La regione è stata la culla del socialismo, il più grande progetto di emancipazione, ma anche le culture cristiano sociali e repubblicane hanno lasciato un imprinting di rilievo. Talvolta confliggendo, ma sempre in qualche modo ‘collaborando’. L’Emilia-Romagna ‘costituzionale’ quale esce dalla loitta di liberazione dal nazi-fascismo è stata la base che ha permesso di fare della regione un baluardo dell’unità nazionale e insieme una avanguardia sociale, civile ed economica nella realtà europea. La ragione per cui questa regione è invidiata, ma spesso anche molto amata da chi abita altrove.

Oggi, la posta in gioco è questa: se la regione manterrà fede alla sua storia portandola in un altro tratto del futuro, o se cambierà pelle, rinunciando alla propria originalità per omologarsi al montante sovranismo della destra. Divenendone una periferia fra le tante.

Ed ecco il kit di combattimento, una idea semplice, uscita da una chiacchera con Alessandro Gamberini. Chiunque abbia uno smart-phone, una telecamerina, un telefonino si faccia documentarista della nostra umanità. Riprenda il primo che incontra e gli faccia recitare la ragione per la quale si sente partecipe dell’identità regionale. Meno di un minuto, un raccontino, uno slogan, una frase. E poi lo posti sui social. Così da mettere in moto una catena identitaria di sant’Antonio.
Qui do l’esempio. E’ il meccanico di biciclette entro porta Maggiore, davanti al suo laboratorio. Uno splendido signore, tal quale erano i ciabattini, i sarti e gli artigiani che furono i primi propagandisti del sol dell’avvenire.

Questo non è un invito. Ma un ordine. Fate questi cazzo di filmati e postateli inondando il web, da adesso fino alle elezioni. Dieci video a testa, e anche di più. Come le dieci telefonate di un tempo.
E fate girare. Con i vostri video. Ne voglio migliaia. E anche da fuori regione. Ci dicano anche i napoletani, i siciliani e i veneti perché amano l’Emilia-Romagna. Un moto di solidarietà nel fuoco della battaglia, come molti fecero per la Grecia di Tsipras e Syriza. Hic Bin emiliano-romagnolo.

 Hic Bin emiliano-romagnolo.