Gilet gialli – sembra una rivolta del pane

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Autore originale del testo: Fausto Anderlini

di Fausto Anderlini – 9 dicembre 2018

Bread and roses

Sembra una rivolta del pane, come quelle che nella storia si accompagnavano alle carestie, dalla Milano dei Promessi sposi alle più recenti rivolte tunisine e del nord-Africa, ed in effetti ci assomiglia. Un misto di Vandea e di jaquerie, col carburante al posto del pane e con le periferie che si rivoltano al centro metropolitano, come nel passato, anche se non ci sono più i contadini. Con una differenza: che là il pane mancava mentre non è il caso nè del metano, della benzina o altro carburante. Nelle rivolte del pane è in gioco la sopravvivenza, il bene-base per la riproduzione minima. Qui invece è in gioco la rinuncia al superfluo, o al lusso, dove il bene-base per circolare funziona come un pretesto generale.

Il potere d’acquisto come ‘potere di vivere’, come ha scritto con acume Rosanvallon, pregiato storico francese. Cioè la minaccia (divenuta realtà) di non potere più vivere sopra la sopravvivenza. Vivre, non survivre. Sia pure con quattro ruote sotto il culo e uno smartphone in tasca. La differenza fra il povero e la classe media è questa. Che il povero è occupato a sopravvivere, mentre la psicologia della classe media è determinata dalla speranza del lusso, ovvero di qualcosa di eccedente, di effimero, di qualitativo, di aggiunto. Un valore aggiunto, appunto. Sia esso consumo a debito o risparmio. Senza la speranza del quale essa è presa dall’horror vacui. Qui sta racchiuso il senso della crisi ideologica del liberismo e la grande disillusione che gli fa da contrappasso. Il crollo della promessa non di una vita vera, ma effimera. Ed è per questo che i socialisti sono diventati invisi, cos’avrebbero da offrire se davvero fossero capaci di tornare alle origini? Non altro che una vita vera, modulata sul lavoro socialmente necessario. Che nella mentalità post-moderna è percepita come mera schiavitù.

Perchè le jaquerie partono dalle periferie ? Perchè il loro sonno era apparente, come quello dei vulcani inattivi. Dopo avere sottomesso la vita urbana e assuefatto i suoi abitanti, generalmente più ricchi, poco alla volta il modello della regolamentazione universale, occhiuta e implacabile, di ogni ambito di vita materiale, ha accerchiato le periferie territoriali. Tipico delle popolazioni sparse è di garantirsi l’eccedente provvedendo da sè a una parte del necessario. Con l’autoconsumo e l’auto-produzione, gli usi civici, individuali e comuni, l’appropriazione brevi manu dell’ambiente, le attività informali e non certificate in genere.

Uno degli effetti delle normative europee, specie delle più dettagliate, è stato di restringere questi spazi ‘spontanei’ irregimentando ogni aspetto di vita della popolazione sotto la dittatura della ‘normativa’. Una schiavitù sociale tollerabile con redditi crescenti e potere di vivere diffuso. Intollerabile in una situazione di perdurante crisi economica. In Europa il processo di ‘sussunzione’ delle periferie territoriali ha raggiunto una puntigliosità che non ha equivalenti in altre parti. In America ad esempio fa specie constatare il doppio registro che segna la separazione fra gli stati costieri metropolitani e l’interno country. In California non puoi neppure fumare all’aperto, men che meno in un giardino, mentre nell’interno sono i vigore fabbriche così arrugginite che da noi neanche si vedevano nei ’50. La gente vive allo stato brado come i contadini nell’epoca della conquista del west. Ogni villaggio, ogni casa è un rottamaio. Tutto è intriso di una immobile obsolescenza. Ed è in questo mondo che Trump ha trionfato col suo messaggio, ruvidamente sociale e ostile a ogni effeminato ambientalismo.

Più in generale, per via del ‘liberismo organizzato’ e iper-normativo i costi collettivi dell’ambientalismo, come di altri costi dell’epoca attuale, tendono a scaricarsi sulle popolazioni mediane, renitenti e consuetudinarie. Senza interventi compensativi, ciò crea una disparità insopportabile fra il lusso vissuto dai pochi e lo schiacciamento di ampie popolazioni sotto la soglia del vivere. E’ lì che ha messo radice la destra neo-populista. Dopo ogni illusione viene la reazione.