Il ciclico velleitarismo della politica estera italiana

0
166

di Giovanni La Torre – 29 gennaio 2019

Ciclicamente l’Italia ha avuto dei velleitarismi in politica estera. Il caso più eclatante forse fu quello del presidente della repubblica Gronchi, il quale assumeva iniziative che non le competevano, scavalcando ripetutamente il governo, perché si era messo in testa di fare l’ago della bilancia negli equilibri Est-Ovest (pensate un po’!) durante la guerra fredda e far essere l’Italia la prima potenza nel Mediterraneo.

Nessuno, penso, voglia metter in dubbio il diritto di coltivare certi sogni, ma il problema è che una volta coltivati bisogna essere in grado di attuarli, altrimenti producono gli effetti contrari. Purtroppo in politica, e a maggior ragione in quella estera, per contare negli equilibri mondiali, conta la “forza” che uno può esibire, non basta credere e dire “noi siamo bravi, ecc. ecc.”. Come dice Sergio Romano in un suo libro, per poter essere una potenza e svolgere una politica conseguente, bisogna essere in grado di “promettere e minacciare”. L’Italia, soprattutto nelle condizioni attuali, non è in grado né di “promettere”, perché a stento riusciamo a far quadrare i conti nazionali, né “minacciare” perché la nostra forza militare e l’ascendente di cui godiamo nei consensi internazionali sono risibili.

In questa situazione le iniziative estemporanee che periodicamente assumono i nostri governanti, e che oggi sono: le perorazioni pro Putin, i litigi con la Francia e cose simili, ottengono l’effetto opposto. Perché da un lato ci rendono inaffidabili agli occhi degli alleati, e quindi la nostra parola vale ancora meno di prima nei relativi consessi, dall’altro non ci fanno acquisire maggior potere altrove, con il rischio aggiuntivo e grave di fare solo da sponda per politiche destabilizzanti da parte di potenze (Russia) che con noi non hanno nulla a che fare dal punto di vista politico, economico e culturale, e che ci utilizzerebbero solo per i loro fini.

A proposito delle sanzioni alla Russia abbiamo sentito spesso esponenti leghisti e del M5S dire che esse facevano perdere affari alle nostre imprese che commerciavano con quel paese. Però gli stessi esponenti si guardano bene dal dire cosa perderebbero le nostre imprese se venissero recisi i contatti con i nostri alleati occidentali, se facessimo di testa nostra, al di fuori delle alleanze in essere. Anche in questo stiamo ripetendo l’esperienza greca. Se ricordate anche Tsipras, al culmine della crisi con l’Europa, avviò contatti con la Russia, la quale addirittura promise (così riportarono i giornali) che avrebbe sottoscritto parte del debito greco. Ma poi, alla fine, Tsipras si pose dalla parte delle alleanze in essere, perché capì quale è il concetto di “alleanza” che nutre la Russia.

Permettetemi in conclusione di dire che anche questo argomento ha trovato spazio nel mio ultimo libro “Chi e cosa ci hanno ridotti così”, libro che, stando ai report di Amazon, sta andando bene e che invito tutti a comprare, a leggere e a inviarmi il loro commento.