Il Palio di Siena, “la più bella festa popolare d’Europa”

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di Franco Cardini – 8 aprile 2019

PER DOVEROSA ONESTA’ E IN SINCERA UMILTA’. LE MIE SCUSE AGLI AMICI SENESI

Ci sono pochissime cose alle quali tengo sul serio. Non certo ad essere stimato un bravo studioso (non credo di esserlo), né un buon insegnante (anche se faccio di tutto per esser tale). Tengo alla mia fama, meritata e indiscussa, di essere una persona onesta: uno “per bene”, come diceva mia nonna. E come tale so da sempre che i debiti e gli errori si pagano: si può essere indulgente con quelli altrui (e io lo sono), mai però con i propri.

E’ circolato nei giorni scorsi un video nel quale c’era una mia intervista sul Palio di Siena; era edito nientemeno che dalla prestigiosa Fondazione Treccani. Ed era, almeno per la parte che mi vedeva protagonista, un pessimo video, nel quale commettevo una lunga serie di errori sulla storia della più bella festa popolare d’Europa. Me ne dispiace. Dal momento che quel video fu girato alquanto tempo fa, in circostanze che francamente ho dimenticato, non so rendermi conto della genesi di quegli errori: dal momento che non ho visionato la registrazione (e ciò è stato forse una mancanza della Treccani, una mancanza di professionalità da parte sua e un vulnus nei confronti di un mio diritto: ma considero chiusa la faccenda col ritiro di quel brutto prodotto).

Amo Siena, nella quale sta radicata una parte della mia memoria familiare. Ho un sacco di amici senesi: non ne faccio l’elenco perché sarebbe tropo lungo e darei l’impressione di darmi delle arie (molti sono personaggi autorevoli); a Siena ho svolto spesso lezioni e conferenze, a quel che mi risulta sempre apprezzate; e mi sono stati perfino attribuiti alcuni premi. Per questi motivi, lo sgradevole episodio del cattivo video mi brucia ancora di più e mi sembra ancora più imperdonabile. Per questa ragione presento con tutta la doverosa umiltà le mie scuse alla mia amata Siena e a tutti gli amici senesi. Sia chiaro: presento le mie scuse. Non chiedo scusa. Chiedere scusa equivale a domandare perdono: e io non desidero affatto essere perdonato perché ciò che è accaduto è imperdonabile. Semmai, ritengo che quanto ho detto e scritto finora induca i senesi non già ad essere indulgenti, bensì a domandarsi quale sia stata la genesi di un episodio tanto maldestro e sfortunato.

Difatti, riflettiamo: ho confuso il numero delle contrade tra le 17 che sono e le 10 che partecipano a ciascuna corsa, citando erroneamente il caso delle “contrade morte” (leone, spadaforte e vipera), ma in un modo che – a quel che mi è stato riferito – ha fatto capire che consideravo “morte” le contrade non estratte in ciascuna gara. Ho parlato di un Terzo di “Castello”, che come tuti sanno non esiste, invece di citare correttamente “Camollia” (Cor tibi magis Sena pandit). Parlando dei cavalli, ho detto “purosangue” anziché “mezzosangue”. Ho confuso corse di bufale e corse di cavalli, palio “alla lunga” e palio “alla tonda”. Poi ci sono state, a detta di altri, inesattezze minori. Molti mi hanno scritto, per lettera e in e-mail; qualcuno mi ha telefonato. Lettere, messaggi, telefonate, quasi tutte nel segno della meraviglia, del disappunto, della delusione; qualcuna decisamente scandalizzata o insultante; alcune seriosamente didascaliche.

Accetto umilmente tutte le critiche e ringrazio chi me le ha mosse. Ritengo, però, che qui non si tratti di perdonare o di non perdonare. Semmai, di chiedersi come un incidente increscioso come questo abbia potuto accadere a una persona, a un insegnante e saggista anziano e dotato per generale parere di una notevole competenza. Che gli è successo? Si sentiva male? Era distratto per qualche motivo? Aveva fretta? Avevano fretta i suoi intervistatori? Il video è stato in qualche maniera manipolato?

Il fatto è, amici senesi, che gli errori che mi sono stati contestati sono troppo marchiani per essere attribuiti a ignoranza e leggerezza. Un articolo di enciclopedia o una mediocre guida cittadina rispondono correttamente alle domande alle quali io ho replicato in modo tanto scorretto. Alcune sembrano banali lapsus, tipo il Terzo di Castello e i purosangue. Non sono cose più da ridere che da indignarcisi?

Alcuni dei miei interlocutori, dicendosi delusi e indignati, si sono chiesti come possa essere io la stessa persona che ha scritto I giorni del sacro (un libro che ha ricevuto varie edizioni: l’ultima, del 2016, è pubblicata dalla UTET). Bene, se consultate quel libro, alle pp. 217-220 trovate una succinta, descrittiva storia del Palio di Siena. Nulla di speciale, nulla di specialistico: quel libro è un lavoro di sintesi  sull’antropologia della festa. Mi rifaccio a Heywood e a Falassi: niente di speciale. Non ho mai preteso di essere uno specialista in materia, né lo richiedeva chi mi ha intervistato. Si trattava solo di presentare con pulizia e semplicità il Palio. Purtroppo, evidentemente quello non era uno dei miei giorni migliori.

Avrei potuto tacere, contando sulla memoria corta della gente e sul fatto che quel che riguarda il Palio non ha poi grande importanza per chi non è senese. Ma la correttezza esige che si agisca diversamente. L’indulgenza va riservata agli altri, non a se stessi. Per questo, amici senesi, non voglio indulgenza e mi associo alle vostre contumelie. Spero solo di avere, in futuro, occasioni – pari a quelle che in passato ho avuto – per parlare ancora di Siena come merita, con dignità e decoro.