Il partito nuovo di Zingaretti e il non-partito di Giannini

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti

Zingaretti non fa in tempo a dire “partito nuovo” che Giannini, sul suo giornale, lo richiama all’ordine. Ossia “curva” a modo suo la proposta, e se ne impossessa secondo lo stile “Repubblica”. Che cosa dovrebbe fare il segretario del PD? Cedere “sovranità, poteri e incarichi agli esponenti della società civile che dice di voler accogliere”. Secondo Giannini, un partito si ricostruisce azzerandolo, più di quanto non si sia già fatto. Un “non-partito nuovo”, quindi, nello spirito di questi decenni di Seconda Repubblica, che la politica l’hanno uccisa ammazzando i partiti e svuotando le istituzioni rappresentative.

Semmai l’errore di Zingaretti sarebbe quello di restare incantato da queste sirene e di pensare un rinnovamento ancora e di seguito nella forma di un nuovo suicidio politico. Prendete il caso delle sardine. Questo movimento non nasce per essere ‘inglobato’ in alcunché, per divenire ‘collaterale’ a qualcuno o servo sciocco di qualcun altro, e non esprime una propria volontà politica per quanto esibisca contenuti antifascisti e antirazzisti. Questo movimento dice ai partiti: siate presenti, siate comunità, fate politica; non dice: dissipatevi, rompete i vostri confini, cancellatevi, negatevi. Non dice vogliamo essere partito. Semmai, appunto, l’esatto contrario.

Il gianninismo, invece, è lo spirito del tempo della miseria, quando si additano i partiti come principali responsabili del vuoto politico e si idolatra la società civile. Quando sappiamo molto bene, al contrario, che è l’epoca nella sua interezza a essere antipolitica, e che fare fuori la politica è ritenuto indispensabile per lasciare spazio agli appetiti del profitto: senza una regola, senza una misura, senza lacci e lacciuoli di sorta, privilegiando la ricchezza individuale a scapito di quella sociale. Sbaglierebbe Zingaretti a seguire ancora questa logica, concependo il partito come una cosa da “aprire” sul modello della scatoletta di tonno-Parlamento. “Nuovo”, quindi, non perché sarebbe “più” partito e “più” aderente a tutte le pieghe della società, ma “nuovo” perché quasi cancellato, ridotto a carta velina, secondo il suggerimento di Giannini.

Ha fatto più danni questo continuo richiamo alla società civile che un’epidemia. Il renzismo, il populismo, l’antipolitica sono nati e cresciuti in questi decenni di crisi dei partiti, crisi per alcuni versi indotta, provocata per lasciare spazio agli avventurieri della politica. Altro che società civile, essa sì serva sciocca di occulti (e nemmeno tanto) manovratori. Dico allora a Zingaretti: che sia davvero “partito nuovo”; “partito” e non ennesimo contenitore di cose e società civili sparse, ennesima carta velina senza confini agli ordini di un Capo. Restiamo sintonizzati, quindi, con la proposta di Zingaretti, ma fermi sull’idea che non si tratta affatto di ‘sciogliere’ partiti per creare delle congregazioni, com’è da decenni, ma di rifare a sinistra un partito “nuovo” nel senso del “vecchio”, per così dire: radicamento, organizzazione, partecipazione.