Il sacrificio di Deianira

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Deianira, quando osserva il corteo delle prigioniere condotte a palazzo dagli uomini di Eracle, si accorge immediatamente di Iole e non sono necessarie le parole del messaggero Lica per sapere che suo marito vuole fare di lei la sua concubina. Iole è davvero molto bella, è normale che Eracle voglia possederla; è convinto perfino di amarla. Tanti anni fa era convinto di amare anche lei.
Deianira non odia Iole per aver preso il suo posto nel cuore di Eracle. Certo quella giovane principessa della città di Ecalia non ha fatto nulla per ottenere l’attenzione di Eracle: la bellezza non può essere una colpa. Semplicemente è una preda inerme ed Eracle è un cacciatore. Anche lei è stata una preda: Eracle tanti anni fa ha combattuto contro Acheloo, il più potente dei fiumi, per possederla. E poi ha ucciso il centauro Nesso, quando anche lui ha tentato di avere il suo corpo.
Iole potrebbe essere sua figlia: Deianira istintivamente le vuole bene. Chiede agli uomini di Eracle che sia condotta da lei: almeno fino al momento in cui il suo sposo guerriero non tornerà, che Iole possa sentire l’affetto sincero di una donna che condivide la sua stessa sorte. Perché Deianira sa che Iole non sarà mai amata, sarà posseduta, sarà esposta come un trofeo, sarà usata per far nascere dei figli, ma non sarà amata. Deianira lo sa, perché è quello che è successo a lei. Nessuno di quelli che hanno lottato per lei l’ha amata, volevano soltanto il suo corpo. E questo le doveva bastare. E allora – quando aveva l’età che ora ha Iole – le bastava: si era convinta che quello fosse l’amore. Ci sono voluti i quindici anni in cui è rimasta sola, mentre Eracle se ne andava in giro per il mondo per le sue bravate, per capire la sua condizione.
Ora Iole è qui davanti a lei. La ragazza guarda Deianira e non parla. Si sente in colpa di fronte alla moglie tradita? Deianira vorrebbe rassicurarla: in quindici anni non è certo la prima volta che Eracle è andato con altre donne. Deianira spera che quel silenzio non sia una sfida. Vorrebbe tranquillizzarla anche su questo: non si sente in competizione con lei. Deianira ormai ha capito. Si avvicina a Iole, vorrebbe accarezzarla. Ma teme che la ragazza possa immaginare che quel suo gesto nasconda un’insidia. O una lusinga. Deianira non vuole possedere Iole, vorrebbe solo liberarla.
La regina e la schiava sono una di fronte all’altra: Iole abbassa lo sguardo, le hanno insegnato che una schiava deve fare così. Ma è Deianira che vorrebbe inginocchiarsi davanti a Iole. Si vergogna di non sapere cosa dirle, di non sapere cosa fare. Si vergogna di sapere la verità e di non avere il coraggio di rivelargliela. Deianira vorrebbe dire cosa ha imparato in quei quindici anni di solitudine, che quello non è amore, ma teme che Iole non le crederebbe, che considererebbe quelle sue parole soltanto lo sfogo amaro di una donna tradita. Il suo estremo tentativo di riprendersi il marito.
Deianira non vuole affatto che Eracle torni da lei. Sa che si fermerà lì qualche giorno, ma anche che poi ripartirà, lasciandola finalmente sola. La solitudine è diventata la sua forma di libertà. Ma come può raccontare tutto questo a Iole? Come può salvare questa sua giovane figlia?
Eracle arriverà a breve. Deianira deve trovare un modo per salvare la giovane principessa dal destino che è toccato a lei. Se Eracle rinuncerà a Iole, forse Deianira avrà il tempo di spiegarle, di raccontarle la verità, di farla diventare una donna libera. Deve sacrificarsi: se Eracle tornerà da lei, se vorrà di nuovo possedere solo lei, Iole allora sarà libera. Deianira ricorda che Nesso, al momento di morire, le ha fatto raccogliere alcune gocce del suo sangue e del suo seme, dicendole che sarebbe stato il mezzo di avere l’amore del marito tutto per sé. Si era dimenticata di quel filtro, perché non voleva che Eracle tornasse, ma ora è necessario. Per Iole.
Eracle le ha mandato un messaggero per chiederle una tunica con cui tornare in città: al solito si ricorda della moglie quando ha bisogno di vesti pulite. La donna cosparge la tunica con il filtro, la consegna a Lica e aspetta. Sono le sue ultime ore di libertà: tra poco dovrà tornare a essere la sposa di Eracle.
Quando un messaggero ritorna con la notizia che Eracle, una volta indossata la tunica, ha cominciato a lamentarsi e a soffrire di un male misterioso, Deianira capisce di essere stata lo strumento della vendetta di Nesso: quel sangue e quel seme non erano un filtro d’amore, ma un potente veleno. L’unico modo per uccidere Eracle. Deianira osserva Iole che tace ancora: adesso non crederà certo a una donna che ha ucciso il marito, accecata dalla gelosia, come racconteranno tutti. Deianira si sente sconfitta, non può salvare Iole, e ancora una volta è stata lo strumento di un uomo. Ancora una volta è stata posseduta. Ma questa sarà l’ultima volta. E lucidamente sceglie il modo di morire: non si ucciderà con il veleno o impiccandosi, come si uccidono le donne. Ma con la spada: perché sono gli uomini che hanno ucciso Deianira.