Cultura

Pubblicato il 4 ottobre 2017 | di

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Ilio: significato della nuova Troia

di Toni Gaeta, 4 ottobre 2017

La città di Troia – scriveva Robert Graves ne “I Miti Greci” (Longanesi 158.1) – fu centro di scambi commerciali tra Oriente e Occidente dell’età del bronzo, grazie alla sua posizione ideale in una vasta pianura irrigua all’ingresso dell’Ellesponto. La città era esposta ad attacchi da più parti e sia i Greci, sia i Cretesi sia i Frigi si vantavano di averla fondata. Le loro pretese, tuttavia, non erano inconciliabili, giacché anche nei tempi classici Troia fu distrutta e ricostruita diverse volte.

Secondo i reperti degli scavi archeologici, condotti soprattutto da Heinrich Schliemann, infatti, sembra che siano esistite ben 10 Troia, di cui il 7° strato risulta quello rispondente alla città oggetto dei canti omerici. Quest’ultima – secondo quanto scriveva Robert Graves – pare fosse abitata da una federazione di tre tribù: Troiani (di vecchia e nuova provenienza cretese, Ilii (provenienti dalla Locride) e Dardani (provenienti dalla Frigia), secondo un sistema in uso nell’età del bronzo, che poi ritroviamo anche tra le ricerche sulla fondazione di Roma antica.

I Troiani furono definiti anche Teucri da una delle storie che si raccontarono circa la fondazione di questa città multietnica. Si narra che in un periodo di carestia nientemeno che un terzo della popolazione di Creta sarebbe stata guidata dal principe Scamandro, per fondare una colonia. Raggiunta la Lidia, alzarono le tende nei pressi della costa. Apollo li aveva consigliati di fermarsi là dove fossero attaccati da nemici sorti dalla terra con il favore delle tenebre. Terminate le operazioni di installazione dell’accampamento, quella stessa notte un’orda di famelici topi lo invasero e rosero le corde degli archi, le cinture di cuoio e tutte le altre parti commestibili delle armature cretesi. Scamandro, memore dell’oracolo (*) diede l’ordine di interrompere il viaggio, dedicò un tempio ad Apolllo Sminzio (**) e sposò la ninfa Idea, che gli diede un figlio, cui mise nome Teucro.

In seguito nel corso di una battaglia contro popolazioni locali Scamandro morì, cadendo nel fiume Xanto, che da allora prese il suo nome. Gli successe Teucro, da cui i coloni presero il nome di Teucri. Tuttavia – prosegue Robert Graves – altri dicono che Teucro stesso guidò gli emigranti cretesi e fu accolto in Frigia da Dardano, che gli diede in sposa sua figlia e chiamò Teucri i suoi sudditi.

C’é da dire che gli Ateniesi narrarono una storia del tutto diversa. Innanzitutto essi negavano che i Teucri giungessero da Creta, sostenendo che un certo Teucro, nato nel demo di Troe, emigrò da Atene nella Frigia, dove accolse il figlio di Zeus Dardano, e non viceversa. Tuttavia, lo stesso R. Graves scrisse: “Che gli Ateniesi pretendessero di aver fondato Troia é storia da non prendere in alcuna considerazione !” definendola ‘propaganda politica’.

Invece, egli sosteneva che la componente degli Ilii nella Troia omerica, proveniente da una colonia locride in Tracia, ebbe il privilegio di nominare le sacerdotesse troiane. La Locride a quei tempi era abitata da popolazioni con caratteristiche pre-elleniche (ovvero non indoeuropee), presso cui vigevano istituzioni matriarcali e successione matrilineare (158.8).

Il caso storicamente provato delle fanciulle locridi é uno dei più singolari della storia greca, dato che l’accusa di Odisseo sul presunto stupro di Cassandra ad opera del Piccolo Aiace, pur di sottrarre il Palladio nel tempio, é stato considerato dai mitografi più seri come un’invenzione di Omero. In realtà, Cassandra si era aggrappata al Palladio, per evitare che il Piccolo Aiace lo portasse via, con l’aiuto sua compatriota Teano, sacerdotessa introdottasi con lui nel tempio. Tuttavia, era evidente che le fanciulle locresi entrassero nel tempio troiano in virtù di un diritto pattuito e non di un sotterfugio o una coercizione. Forse la confusione fu generata dal fatto che il Piccolo Aiace era figlio del locrese Oileo, il cui nome portato anche da un guerriero troiano ucciso da Agamennone (Iliade XI 9 3) costituiva una forma arcaica di “Ilio”. Sembra che la Ilio di Priamo fosse stata in gran parte colonizzata dai Locresi: già citati come tribù pre-ellenica originaria di Lelegi (Aristotele, Frammento 560; Dionigi di Alicarnasso, I 17; Strabone XIII).

Detta circostanza, se da una parte fa capire la grande confusione che vivevano le comunità pelasgiche, dopo le invasioni indoeuropee, dall’altra (come reso più evidente appresso) essa parla anche di come le risposte all’invasione fossero differenziate, in ragione del tipo di invasori e di stili di dominio adottati .

Una affermazione ancora di Robert Graves fa capire che la colonizzazione della componente Iliaca fu quella preponderante e caratterizzante il vero e più profondo significato storico della Guerra di Troia (da cui “Iliade”): “Priamo ebbe 50 figli, dei quali 19 legittimi. Ciò lascia supporre che a Troia la durata del Re Sacro si misurasse con il ciclo metonico (in uso a Locri) dei 19 anni e non con il ciclo delle 100 lunazioni, suddivise tra re e successore, come accadeva a Creta e in Arcadia.

Questa affermazione apre una porta, che conduce in spazi che si tingono di aspetti antropologici, tanto ampi, quanto inesplorate sono le conseguenze sulle vicende storiche !

Come abbiamo appreso dall’ampia documentazione su scala planetaria, pubblicata dall’antropologa Heide Gottner-Adendroth, l’archeologa Marija Gimbutas e la saggista Luciana Percovich, le società matrifocali (ovvero organizzate sui principi della sacralità femminile), esistite incontrastate tra il VII e il III millennio a. C., avevano in comune il rito sacrificale del Re Sacro. La regina, che assumeva su di se le funzioni di suprema sacerdotessa della grande Dea, con un rito di accoppiamento, officiato da tutta la comunità (jeros gamos), periodicamente prendeva in sposo un uomo, che assumeva il ruolo di Re Sacro. Questi era consapevole che la sua vita al termine del periodo socialmente prestabilito, sarebbe stata sacrificata, in onore del culto della rinascita, garantita dalla Grande Dea per tutte le forme viventi.

A seguito delle invasioni dei popoli indoeuropei, portatori di cultura patriarcale fondata sul culto della morte con onore in combattimento e/o annientamento di popoli inermi, le civiltà matrifocali subirono grandi e gravi sconvolgimenti: circostanze che indussero sempre più frequentemente a trasformare la figura del Re Sacro, in figura di compagno della Regina e suo strenuo difensore, nonché vero capo politico.

Nel territorio che, secondo la Storia narrata dalle culture indoeuropee, noi conosciamo come Grecia, prima dell’invasione degli Achei, fondatori della civiltà Micenea (da Micene), erano giunti gli Ioni. Questi, grazie alla trasformazione del ruolo del Re Sacro, si integrarono con le civiltà pre-elleniche (Pelasgi) tutte d’ispirazione matrifocale.

Tale periodo databile nell’ambito del II millennio a. C., fu caratterizzato dalla difficile convivenza tra popoli appartenenti a culture e relative credenze religiose, molto diverse tra loro. Per questo motivo la ricostruzione degli eventi storici non é facile, per di più aggravata dall’avanzare delle civiltà patriarcali, più accentuatamente guerriere, come furono gli Achei e successivamente i Dori, maggiori rappresentanti della iniziale età del ferro, nonché invasori tra l’anno 1.000 e il 1.050 a. C., affossatori della civiltà Micenea, nonché responsabili del cosiddetto Medioevo Ellenico !

Poiché la Lidia, dove sorgevano e si dissolvevano diverse città (a causa della vicinanza con l’Ellesponto (lo stretto dei Dardanelli), fu l’area in cui si raccolsero diverse tribù d’ispirazione matrifocale, fuggite alle persistenti invasioni, non é azzardato teorizzare che la costruzione delle mura della Troia di Omero assunse il valore di una strenua difesa, contro i nuovi invasori Achei, che avevano già annientato la ricchissima civiltà matrifocale Minoica: quella che ebbe come epicentro Creta.

A tal fine fu decisivo il terremoto/maremoto che distrusse città ricche di bellissimi palazzi, di ricca cultura e di grande espressione artistica, come a Cnosso e in quella inabissata a Santorini, che insieme con Creta costituì la mitica Atlantide, acclamata da Platone. Per questo non é neppure azzardato pensare che non fu la carestia la causa principale della massiccia migrazione di cretesi verso la Lidia e tra questi anche i cofondatori della nuova Troia.

Per difendere Ilio (o la nuova Troia) accorsero anche le Amazzoni. Non a caso Luciana Percovich scrive: “Efeso era stata fondata dalle Amazzoni (guerriere nate per difendere la cultura matrifocale), come loro città sacra.. omissis. Altri storici come Erodoto, Pausania e Diodoro Siculo hanno scritto dell’area anatolica, che si affaccia sul Mare Egeo e suddivisa in Lidia, Licia e Caria, come area regionale abitata dalle Amazzoni. Nell’Iliade, Ippolita, regina delle Amazzoni, sarà sconfitta sotto le mura di Troia da Achille, prototipo dell’eroe guerriero indoeuropeo.”

Pertanto, sicuramente anche la posizione geografica della città infastidiva i commercianti timorosi di dover pagare un dazio per attraversare l’Ellesponto. Tuttavia, le suddette circostanze di concorso nella costruzione delle possenti mura e l’accorrere in sua difesa contro i guerrieri patriarcali di tribù accomunate dalla Civiltà della Dea (M. Gimbutas), fa pensare che il vero obiettivo delle armate achee, provenienti da tutta la Grecia da loro assoggettata, fosse quello di abbattere l’ultimo baluardo di ciò che aveva caratterizzato la Civiltà Minoica: la venerazione della sacralità della donna e la conseguente adorazione della Grande Dea (***) !

Se questa é l’interpretazione più credibile e corretta da dare ai 10 anni di guerra, di cui narrano l’Iliade e l’Odissea, c’è molto da lavorare, per scrivere le vere origini della Cultura Greco-Romana, fondamento di tutta la Cultura Occidentale !

NOTE:

(*) Oracolo che non poté essere quello delfico, giacché in questa versione della fondazione di Troia tutti i soggetti e gli oggetti del racconto risultano essere sfalsati rispetto alla ricostruzione cronologica della civiltà cretese.

(**) L’Apollo Sminteo si ricollega a Creta, poiché sminthos fu la parola cretese che indicava il sorcio, animale sacro non soltanto a Cnosso ma anche presso i Filistei (1′ Libro di Samuele, VI 4) e nella Focide (Pausania, X 12)

 

(***) Sulle motivazioni ci torneremo. Al momento rinvio agli articoli pubblicati sia su nuovatlantide.org sia sulla Rivista-FB “Antropologia: sintesi biologica della specie”.

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Studioso in Scienze Politiche, Psicanalitiche e Antropologiche – Master in Counseling Professionale – Autore del romanzo storico “Oleg di Novgorod”, venduto anche a Mosca.


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