IN BREVE SU IRAN E “CRISI NUCLEARE” L’ENNESIMA BUFALA SULL’URANIO ARRICCHITO

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di Franco Cardini  15 luglio 2019

Come quasi sempre accade quando si tratta di cose iraniane, il circolo vizioso tra disinformazione e calunnia continua ad alternare fake news e disinformazione (difficile dire se e quando volontaria, se e quando involontaria).

Non intendo fare il “riassunto delle puntate precedenti”, per cui rinvio a quanto diffusamente spiegato nel MC 254 della scorsa settimana. Al quale c’è solo da aggiungere che, dopo l’arbitrario e ingiustificato ritiro di Trump dall’accordo del 2015 sul nucleare iraniano – un accordo che era stato scrupolosamente rispettato dal governo di Teheran e che consentiva ad esso un arricchimento dell’uranio del 3,67 sotto il controllo costante dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) –, le autorità iraniane hanno mantenuto a lungo i limiti concordati allo scopo di giungere alla possibilità di uso dell’energia nucleare a scopi civili com’è loro consentito in quanto l’Iran ha aderito al programma di non-proliferazione. Ma l’accordo del 2015 prevedeva, a fronte della limitazione dell’arricchimento che costa all’Iran un forte ritardo e una grave limitazione al suo programma di uso del nucleare a scopi civili, un deciso sgravio delle pesanti condizioni di embargo del quale il paese è oggetto. 

Ora, dopo le prese di posizione di Trump, che hanno ulteriormente aggravato l’embargo nonché le minacce congiunte all’Iran proferite, con una buona dose di leggerezza diplomatica, dal vicepremier Mike Pence e dal segretario di Stato Pompeo, il presidente iraniano Rohani ha perduto la pazienza. Alle promesse di “più isolamento e più sanzioni” e al consiglio di “stare attento”, degno delle più illustri tradizioni dei saloons del Far West dei bei tempi di Alan Ladd, il governo di Teheran ha risposto, l’8 luglio, annunziando di aver inviato alla AIEA, com’era stato da tempo annunziato in caso di non resipiscenza statunitense, un campione comprovante l’avvenuto arricchimento innalzato dal 3,67 al 4,5; e aggiungendo di procedere in settembre a un ulteriore arricchimento al 20%. Siamo comunque ancora lontani dai livelli di arricchimento necessari per passare dal nucleare civile a quello militare: un limite che Teheran ribadisce di non intender passare. Dal canto suo, l’Europa continua nel seguire sì gli USA nel programma di sanzioni nei confronti dell’Iran, ma altresì ad adottare al riguardo misure di contenimento e di alleggerimento. Trump, che ha accettato il nucleare militare nordcoreano come un fatto compiuto, insiste nell’infierire contro un paese che ad esso ha esplicitamente rinunziato. Un atteggiamento minaccioso, arrogante e ingiustificato, che finirà con il ritorcersi fatalmente contro di lui. Sempre che, e Dio non lo voglia, non preluda a una qualche sconsiderata aggressione militare.

Eppure c’è chi continua ancora a parlare di “infrazione dell’accordo da parte dell’Iran” e di “pericolo nucleare iraniano”.