La bambina, le pallottole e la percezione

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di Alfredo Morganti – 6 maggio 2019

I più deboli sono sempre quelli che pagano. Come Noemi, tre anni, coi polmoni perforati dopo un sparatoria in centro a Napoli. Il Ministro Salvini si limita a nutrire la speranza che “si ammazzassero tra loro, senza rompere le palle alla gente che non c’entra”. Ma non è così. La criminalità camorrista che esplode colpi nelle strade non è un fatto isolabile, a se stante. Ne è un videogioco ben distinto dalla realtà. La criminalità, qualunque sia, è un fenomeno di natura sociale, che fa parte del mondo con cui necessariamente interagisce, che coinvolge i cittadini comuni, li mette in pericolo, li deruba, li mette sotto scacco e non è affatto isolabile dalla “gente che non c’entra”. I deboli, poi, sono quelli che ci rimettono di più. Lo andasse a raccontare ai genitori di Noemi, lo dicesse che il Ministro dell’Interno si augura che i delinquenti si ammazzino tra loro, come in un tiro a segno, e gli sparatori fossero capaci di destreggiarsi in mezzo alla folla come spettri che usano pallottole fantasma. O meglio, pronti a trasferire in sede neutra, in un poligono magari, in un recinto chiuso come un ring, i loro conflitti armati.

Il nostro Ministro, l’uomo della sicurezza pubblica, fa queste considerazioni come se fosse un cittadino qualsiasi, come se fosse ‘popolo’ e non il responsabile di un dicastero molto delicato. Non dichiara di essere pronto a battersi contro questa criminalità, spera soltanto che essa continui a operare chiusa in un cantuccio, facendo meno danno possibile ai cittadini. Che si limiti, insomma, nelle proprie esuberanze e, se proprio volesse sparare, lo facesse in una specie di partita a tennis, come in un videogioco, come nel tiro al bersaglio in un poligono ben circoscritto, escludendo gli altri dalle traiettorie e dai contraccolpi.

Tuttavia, mentre per Napoli minimizza (si sparino tra loro, ci lascino in pace), per il resto la dice grossa. Al punto da presentare i 49 immigrati stipati in un barcone come una minaccia alla sicurezza nazionale. Oppure i 77 rom caratterizzati da fragilità sociale come una banda di delinquenti. Laddove una città è sotto tiro rilascia battute da bar, quando invece abbiamo a che fare con dei derelitti veri fa la voce grossa. Non è solo ‘forti coi deboli e deboli coi forti’. È di più. È una strategia pensata per attenuare percettivamente certe pratiche criminali oppure, al contrario, per esagerarle (sempre percettivamente) a chiari scopi politici. Una strategia da Giano bifronte.

A Napoli si attenua (si sparassero tra loro, non ci rompessero le palle, chi si credono di essere, fanno più casino che altro), ma verso gli sbarchi, i neri e i rom si spara grosso e si gonfiano ad arte le circostanze. Strategie alternative, ma unificate dallo stesso metodo, quello di agire sulle percezioni pubbliche, piuttosto che fare i conti con la realtà e mostrarla per quel che è. Quando serve, insomma, si rafforza la percezione del carattere criminale, sennò il contrario. Berlusconismo di ritorno, ma più cinico, più duro, più cattivo, da destra-destra. Stessa tattica, però: quella di agire sulla percezione popolare, di rendere la realtà un fantasma, facendo leva sulla potenza dei media e dei social. Intanto le pallottole che fischiano sono vere, reali, altro che percepite. E Noemi è ancora in attesa che il destino sciolga i suoi dilemmi e decida il da farsi.

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fotografo: Salvatore Laporta/Kontrolab

Napoli Tre persone, tra la quali una bambina, sono rimaste ferite a colpi di arma da fuoco in un agguato tra la folla avvenuto poco prima delle 17.30 all’angolo tra piazza Nazionale e via Acquaviva.
Il bersaglio del commando di morte era un pregiudicato, Salvatore Nurcaro, 32 anni, colpito da sei proiettili e ricoverato all’ospedale Loreto Mare dove i medici hanno riscontrato anche un foro di entrata e uno di uscita al torace. – Napoli Tre persone, tra la quali una bambina, sono rimaste ferite a colpi di arma da fuoco in un agguato tra la folla avvenuto poco prima delle 17.30 all’angolo tra piazza Nazionale e via Acquaviva.
Il bersaglio del commando di morte era un pregiudicato, Salvatore Nurcaro, 32 anni, colpito da sei proiettili e ricoverato all’ospedale Loreto Mare dove i medici hanno riscontrato anche un foro di entrata e uno di uscita al torace.