La democrazia delle aspettative fasulle

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Autore originale del testo: Fausto Anderlini

Si ascoltano giornalisti, politici, opinionisti ecc. ed è inevitabile constatare il dilagante analfabetismo costituzionale. Si fa derivare la legittimità di un parlamento da elezioni che non lo riguardano: europee, regionali, comunali, se non da ipotetici rilevamenti demoscopici. Una commistione dei diversi piani in cui si esprime la cittadinanza in una presunta ‘volontà popolare’. Psicologicamente iperattiva, sempre all’erta e virtualmente sentenziosa. La democrazia viene presentata non come un complesso di regole incardinate alla solidità di una architettura costituzionale complessa ed articolata, ma come un ‘plebiscito permanente’.

Questo imbarbarimento se non rincretinimento trova alimento tuttavia in un dato di fatto che il populismo porta alle estreme conseguenze: la prevalenza occasionalistica dei flussi psicologici collettivi (in sé facilmente manipolabili) sugli assetti istituzionali. La classe politica ne è profondamente condizionata. La legittimazione diretta, se non col voto con gli indici di gradimento, la simpatia, la popolarità, il presenzialismo mediatico sino al giullarismo ecc. è diventata un’ossessione. Lo stesso D’Alema, che pure viene da una scuola politica ‘fredda’ e razionale, arrivò a dimettersi da Presidente del Consiglio per aver fatto di una elezione regionale, anche depistato dai sondaggi balordi di SWG, il banco di prova della sua legittimazione (non bastandogli evidentemente quella parlamentare).

A dualismo positivo e primigenio fra costituzione materiale (o sostanziale) incarnata dal sistema dei partiti e costituzione formale, tende a sostituirsi la prevalenza psicologica e plebiscitaristica di una unica costituzione: quella virtuale. E siccome a votare ormai va sempre meno gente si potrebbe anche dire una costituzione fantasmatica quanto pericolosamentge nevrotica. Una sovranità che pretenderebbe di porsi come assoluta a misura che le sue basi sono vieppiù evanescenti.