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La palude italiana nei numeri dell’Istat

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La palude italiana nei numeri dell’Istat
CIAOAutore originale del testo: Alfredo Morganti
di Alfredo Morganti – 7 settembre 2016
L’economia italiana è ferma. Lo certifica l’Istat nella sua nota congiunturale e lo sintetizza il Corsera oggi. La domanda interna ha esaurito la sua debole spinta, l’industria ha una caduta produttiva, il clima di fiducia peggiora, l’occupazione segna una battuta (ma perché, era davvero cresciuta?), l’inflazione è negativa. E ciò complica ovviamente la manovra di bilancio 2017. Questo è l’esito di tre anni circa di annunci, fanfaronate e ottimismo infondato, anche perché sorretto da una politica di bonus e non di investimenti strutturali.
 Per mesi e mesi ci è stato spiegato, ogni qualvolta comparisse un timido zero virgola positivo nella tabelle economiche, che tutta andava bene madama la marchesa e che i ‘gufi’ erano serviti. Ora vediamo che non è così, che i guai permangono, che i nodi non sono stati affrontati, ma scansati, che non si è lavorato davvero a trasformare il Paese, rendendolo più giusto e più forte, ma si è fatta solo un po’ di caciara. E si proceduto sbandierando un ‘cambiamento’ che era più nella testa dei governanti e nei testi dei guru della comunicazione che nei fatti. Tant’è che adesso mi chiedo: ma se i veri #gufi fossero loro, loro che la stanno menando annunciando magnifiche sorti e progressive, quando la realtà partorisce topolini, e adesso nemmeno più quelli? Ma se i veri #rosiconi fossero loro, adesso che le cifre sono divenute schiaccianti e potrebbe crescere il dispetto di chi non vede i numeri che vorrebbe? E se il Paese dicesse, a un certo punto, #ciaone a costoro, per ricominciare da ciò che per tre anni è stato bellamente ignorato in nome di chissà quale futuro fantasmagorico, quanto inesistente? Se continua così, a meno di un miracolo, tra qualche mese staremo ancora assistendo alla solita odierna pantomima a forza di zero virgola positivi o negativi. A meno che non si colga un’occasione, a meno che non si fermi questa deriva politica e morale nel modo più semplice e democratico: votare ‘No’ al referendum, rimettere il boccino a posto, ripartire dal Paese reale, non da quello dei balocchi, dove ci sono un gatto e una volpe che ti prendono le monete d’oro promettendoti che rinasceranno (adesso!) su un albero. Su un albero, capite? No, non è così, e l’Istat ce lo spiega coi numeri. Che stanno lì, freddi e ineludibili. Altro che.