La politica senza polis. Il vuoto delle dirette facebook

0
95

di Alfredo Morganti – 14 maggio 2019

Oggi Stefano Folli su ‘Repubblica’ denuncia l’assenza di dibattito politico, quello vero, quello faccia a faccia, quello dove l’approfondimento dei temi ha la meglio sulle chiacchiere e sugli insulti a distanza. È vero. La politica di oggidì è in mano agli urlatori e ai polemisti amanti del monologo (penso alle dirette facebook). Le ‘dichiarazioni’ si susseguono senza sosta, i post si accavallano, i tweet cinguettano a ritmo serrato. Ma mai un momento di confronto diretto, effettivo, di reciproco argomentare, affinché tutti si possano fare un’idea e da quella ripartire. Parrà paradossale, ma la società della comunicazione politica produce soltanto mostri retorici 2.0. Si tratta di oratori che parlano nel vuoto attorno, di politici presi nella loro solitudine, che si limitano a dichiarare cose in forma vigorosamente polemica contro questo o quello, oppure pronunciano insulti bell’e buoni (di genere nazional-popolare) urlati per di più senza ritegno.

La forma del dialogo è morta, prevale la dichiarazione secca, che non fa da esca ad alcunché, ma resta lì, come una freccia lanciata alla cieca in un mare magnum di chiacchiere. Eppure la polis è soprattutto dibattito pubblico, discussione, articolazione del confronto. Dibattito, e non fantasmagoria di dichiarazioni stampa l’una sconnessa dall’altra, che piovono sulle redazioni dei giornali oppure galleggiano sui social scatenando i troll. Eccolo il ‘vuoto’: un ambiente freddo nonostante le urla che si susseguono, gli insulti che si lanciano e le ‘passioni’ da curva sportiva che si esprimono. Freddo, perché progettato in vitro dai ‘guru’ e mai alimentato da grandi confronti politici, la cui imprevedibilità, la cui libertà sarebbe un pericolo per chi fa marketing e deve solo vendere, in fondo, un prodotto ai cittadini-clienti. Il rischio tipico di una discussione pubblica, senza rete, è evitato come la peste. Meglio giocarsela ognuno in casa propria, con il proprio comunicatore di riferimento a dare le strategie, in ambienti social resi finti da centinaia di troll che lavorano per te, con immagini adeguatamente fotoshoppate, e la finzione delle dirette facebook presentata, invece, come vera e addirittura ruspante.

Lo politica spettacolo si è rovesciata nel suo opposto: lo show è finito, ma in cambio abbiamo una pianificazione molto serrata delle azioni, dove si tende a evitare rischi, per primi quelli presenti in un confronto tv, ché mette in gioco insidiosamente la proposta politica (sempre che vi sia). Siamo al punto in cui, a seconda della fase e delle necessità, si modifica persino il proprio profilo politico, spostandolo più a destra o più a sinistra, personalizzandolo in questa o quella direzione, elaborando immagini anche rigidamente alternative del proprio personaggio. Liberi da confronto, domande, sollecitazioni, i leader possono collocarsi in modo più disincantato in questa o quella parte del tabellone politico, possono dichiarare quel che più serve, con il profilo e l’angolatura che si ritiene più proficua. Così come si cambia l’incartamento dei biscotti, per seguire una tendenza culturale in voga e con l’obiettivo di ritagliarsi nuova clientela.

La politica senza dibattito, la politica senza polis e agorà, è appena la sottomarca di un dentifricio o di un formaggino. La comunicazione politica è ormai pubblicità. I leader, soltanto venditori di tappeti o di cos’altro serva. Così come non vi sarà mai un dibattito tra Barilla e Buitoni, nello stesso tempo questi nuovi omini Michelin o Lavazza evitano accuratamente di affiancarsi e scambiare reciproci pareri davanti ai cittadini. Non è nemmeno la plastica di Forza Italia, sembra più che altro carta velina destinata a strapparsi presto, molto presto. Senza i partiti non solo non c’è democrazia, ma non c’è nemmeno politica. Il vuoto, appunto.