La sindrome nimby della politica italiana e il rosario di Salvini

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 22 maggio 2019

Tutti a dire del rosario di Salvini e delle sue invocazioni celesti. E poi a commentare: il sanfedismo non porta da nessuna parte, è inutile che faccia il bigotto. Sono commenti superficiali. Dimenticano che si vota a brevissimo, che gli elettori in massima parte vanno rassicurati, che le rivoluzioni italiane sono sempre un po’ gattopardesche e debbono garantire un minimo di continuità, sennò è un problema coi cosiddetti ‘moderati’. Ecco il punto, i famosi ‘moderati’. Coi quali tutti cercano di fare i conti. Si tratta di quello strato sociale che resiste a tutte le radicalizzazioni, e che talvolta sembra radicalizzarsi ma è solo per un attimo. Il rosario, l’invocazione, e in questi giorni le rassicurazioni sul governo che non cadrà, e durerà altri quattro anni, con baci e abbracci a Conte, sono solo segnali verso chi teme che attorno cresca un terribile casino che possa mettere in discussione il proprio ‘particulare’.

In fondo il moderato italiano è sensibilissimo a questo ‘particulare’, che è poi l’interesse immediato, individuale, l’anfratto in cui si vive, la situazione personale e familiare scissa da tutto il resto. E dunque il famoso cortile di casa propria, una specie di sindrome nimby assoluta, che riguarda ogni status, ogni propria aspirazione, ogni sentimento personale. La famosa ‘ribellione’ del ‘popolo’ contro le ‘élite’ cesserà nel momento in cui qualcuno garantirà che quel cortile è protetto, la siepe che lo circonda è salda, fuori è un bordello ma l’erba dell’aiuola cresce verde e le erbe infestanti sono debellate. A costoro Salvini dice che ci sono i santi a proteggerli, che si può invocare il cielo contro i conflitti, che la conservazione è possibile, anzi che una rivoluzione conservatrice è già in atto, e non intende far saltare il tappo, ma far invecchiare il vino dentro la bottiglie per gli eredi futuri, in modo che il patrimonio di famiglia sia messo in salvo.

Questa è l’Italia, capace di trasformare ogni grande contraddizione, come quella tra capitale e lavoro, o quella di genere, oppure quella tra Nord e Sud in una specie di macchietta, o peggio in una noiosa rottura di scatole: solite chiacchiere di comunisti. Questo accade anche perché da venti anni almeno non c’è più un partito (o un sistema di partiti) capace di allargare quel particulare a visione nazionale ed europea. Non c’è più un partito (o sistema dei partiti) che sappia governare conflitti e contraddizioni reali, che sappia renderli produttivi, così che essi restano soffocati dal mare magnum delle chiacchiere libresche, salottiere e dei commenti in rete. Un partito (un sistema di essi, una rete di relazioni istituzionali e di partecipazione organizzata) aprirebbe il cancelletto a quel cortile e vi farebbe entrare dentro aria nuova. Saprebbe definire i limiti del conflitto, rendendolo così davvero efficace, invece di favorire e incentivare il ‘ribellismo’, il radicalismo dei professori, il frontismo finto, mischiando destra e sinistra come se fosse una virtù, scambiando le rivoluzioni passive per quelle attive.

Senza partiti il soggetto muore, la sua capacità di trasformare, di imprimere una direzione alla storia, la sua forza attiva. Diventa solo ordine del discorso, un fatto grammaticale insomma. Quelli che restano sono soggetti deboli, fiacchi, dispersi, sotto soglia, incapaci di affrontare il moderatismo invocato, temuto, corteggiato, sedotto dai vari Salvini. La sinistra è vittima di questo particulare, di questo popolo irretito dall’egemonia avversaria, di questa classe dirigente fellona che punta a tener chiusi i cortili (e i porti) per sole ragioni di urne elettorali, indifferente a ogni dramma umano. Non è chiudendo fuori l’Altro dalle nostre case, dalle nostre sponde, dalle nostre città, dalla nostra vita e dalla soglia del potere che si possa pensare, un giorno, di rendere davvero più umana, più giusta, più libera, più democratica l’Italia. C’è una sindrome nimby che ha avvinto la politica italiana, la risposta è ancora fiacca, ma molto fiacca. Sotto soglia.