La torta a tre strati e la Diciotti. Quando gli ultimi devono restare ultimi

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di Alfredo Morganti – 21 febbraio 2019

L’interesse nazionale. Questo si invoca dietro la decisione di Salvini di non far sbarcare i #migranti dalla Diciotti. Avrà pure commesso un reato, dicono, ma lo ha fatto per tutti noi, per proteggerci, per difendere i nostri confini. Già li vedo salviniani e #neosalviniani godere dinanzi a questo spirito animale di tipo nazionalistico. La legge? Una cosa che riguarda i cittadini, non chi sovrintende alla loro sicurezza (ammettendo che il tema sia davvero questo). Se è così, se si potesse assicurare la #sicurezza anche violando le leggi o impedendo che i giudici accertino l’eventuale violazione, è evidente che dovremmo parlare più di insicurezza che di altro. Ma perseguire l’insicurezza, per definizione, non garantisce alcun genere di sicurezza, anzi. È questo il punto.

Fernand #Braudel, il grande storico, ha usato la metafora della torta a tre strati, che io rubo da un libro di Raj Patel. Nello strato più basso c’è il lavoro della sopravvivenza quotidiana. In quello intermedio, lo scambio regolato dalle leggi. In quello superiore c’è la zona del contromercato, dove ci si arrangia e dove vige il diritto del più forte. Braudel si riferiva ai secoli XV-XVIII, ma la metafora può risultare utile anche attualizzata. Bene. Lo strato basso è dove annaspano i poveri, gli ultimi, gli sfruttati alle prese coi conti quotidiani, con le paghe da fame, la palude dove si lotta per sopravvivere. È anche lo strato di chi trasversa il Mediterraneo. Quello intermedio è dove i cittadini convivono positivamente con la legge, direi che è lo spazio della cittadinanza e della convivenza sociale, dove il conflitto c’è in tutta la sua virulenza, ma è regolato a vantaggio di tutti. Ma è al livello superiore che il potere si esprime davvero a briglia sciolta, in spregio alle regole, esibendo l’arroganza del caso. I guai peggiori avvengono quando questo strato più alto si confronta direttamente con quello più basso. A me sembra proprio il caso della #Diciotti e dei migranti tenuti là dentro a forza.

Una società non democratica cancella il livello della intermediazione, il secondo livello, e sottopone la base della piramide sociale, gli ultimi, direttamente all’azione dei primi, i quali esercitano (spesso subdolamente, invadendo i media) il diritto del più forte, lo rivendicano, e anzi reclamano per sé una sorta di immunità dalla legge, il diritto a essere al di sopra della norme ove si tratti di perseguire una presunta sicurezza nazionale (o anche meno). La #democrazia, invece, è quando il secondo strato, quello della Costituzione, delle regole, delle istituzioni, delle intermediazioni, della cultura e delle relazioni sociali viene eletto ad elemento di equilibrio, a garanzia che l’intera struttura funzioni nel modo migliore possibile. La tendenza in corso, purtroppo, è quella di #disintermediare, di assottigliare o cancellare lo ‘strato’ democratico, in nome di una certa sbrigatività, a partire dalla giustizia, per favorire, vien detto, le #decisioni pubbliche. È una tendenza nata anni or sono, di cui anche la sinistra si è macchiata nel tempo, illusa che ridurre a poco o niente il ruolo del #Parlamento, azzerare le intermediazioni, cortocircuitare il sistema istituzionale, ridurci a individui proprietari e incattiviti, potesse significare più democrazia e più giustizia. Stolti. Adesso tocca fare come i salmoni, e ripercorrere il fiume a ritroso. E tutto questo solo per garantire un livello democratico accettabile al nostro Paese. E da lì ripartire, per ripensare daccapo una società migliore e più giusta di quella in cui viviamo.