Labirinti

0
99

di Luca Billi  7 maggio 2019

Qual è la colpa di Dedalo? Perché Minosse lo vuole punire? E’ interessante vedere come questa storia sia cambiata nel corso del tempo, mentre gli aedi la raccontavano andando in giro per le città della Grecia. Secondo alcuni di loro Dedalo sarebbe stato punito perché aveva costruito la vacca finta, ricoperta di pelle, dentro la quale si era nascosta Pasifae, che voleva follemente essere posseduta dal toro sacro di Poseidone. Questa era una delle abilità dell’artista ateniese, che riusciva a creare sculture così realistiche, che sembrava potessero muoversi. Secondo la tradizione Dedalo è stato il primo a scolpire figure umane con le palpebre aperte e con le gambe staccate, tanto che gli uomini le legavano, temendo che potessero camminare da sole. E certamente anche la statua costruita per la sua regina aveva queste caratteristiche, almeno da ingannare un toro. Scoperto l’inganno di Pasifae, Minosse, che non poteva punire la moglie, si sarebbe vendicato dell’artefice, imprigionandolo. La storia racconta che Pasifae riuscì a far fuggire Dedalo, insieme a suo figlio Icaro, su una nave che solcava il mare così velocemente che pareva volasse.
Altri aedi raccontano una storia diversa: Minosse, quando vide il mostro che Pasifae aveva partorito, una creatura dal corpo umano e dalla testa di toro – o forse dal corpo di toro e dalla testa umana – chiese a Dedalo di costruire una prigione da cui fosse impossibile fuggire. E Dedalo costruì per il suo re il labirinto. Sempre secondo questi aedi, Minosse, una volta che l’opera fu terminata, vi rinchiuse lo stesso Dedalo. Per questi cantori la sua colpa era evidentemente quella di conoscere il segreto del labirinto; e Minosse voleva che quel segreto morisse con Dedalo. Ma qual era questo segreto? Tutti pensavano che fosse il modo di uscire da lì: visto che Dedalo lo aveva progettato, doveva sapere come uscirne. Ma non poteva essere questo il motivo. Minosse non poteva essere così sciocco da imprigionare Dedalo in un luogo da cui era l’unico a poter fuggire: lo avrebbe potuto incatenare in qualunque cella del suo grande e labirintico palazzo.
Ci sarebbe una buona dose di ironia e una sottile crudeltà nell’imprigionare Dedalo nel suo stesso labirinto, se da lì non avesse potuto fuggire. Ma evidentemente Dedalo non voleva fuggire; e Minosse lo sapeva, e forse lo temeva. Era Minosse il prigioniero di Dedalo e del Minotauro. Lo scultore ha deciso di scappare dal labirinto solo quando si è reso conto che stava per essere scoperto, quando vide che Teseo era riuscito a uccidere il suo compagno di avventura, il suo amico, e che, grazie all’astuzia di Arianna, sarebbe riuscito a uscire dal labirinto.
Il segreto che deve morire con Dedalo è un altro, il motivo per cui deve essere punito è un altro. Egli sa fare qualcosa che gli dei non sono capaci di fare e questo loro non possono accettarlo. E per questo il figlio di Zeus che regna su Creta lo avrebbe voluto uccidere o almeno ridurre al silenzio. E per lo stesso motivo lo vuole uccidere il figlio di Poseidone, dopo aver abbattuto il Minotauro. Gli dei vogliono punire gli uomini, per far vedere che sono sempre loro il motore della storia.
Gli aedi non sapevano come raccontare questa parte della vicenda, temevano di incorrere anche loro nell’ira degli dei e allora inventarono la favola di Icaro, che, inebriato dalla possibilità di volare, dimentica il monito paterno di non avvicinarsi troppo al sole e muore schiantandosi a terra. Icaro è il modo con cui gli aedi ci parlano di Dedalo, e Dedalo è il modo in cui ci parlano di noi. Perché con Dedalo noi uomini irrompiamo nel mito, ci facciamo largo tra dei ed eroi, in nome dell’unica cosa su cui possiamo competere con loro: l’arte, la capacità di costruire. E Dedalo sa costruire di tutto, complicati labirinti e splendide statue.
Naturalmente Minosse non può e non vuole arrendersi: Dedalo deve essere punito, ma il re non sa dove si sia nascosto. Naviga verso la Sicilia e propone in ogni città in cui fa tappa un problema: offre una ricompensa a chi saprà far passare un sottilissimo filo tra le spire di un nautilus. Dedalo sa che è trucco, che è un espediente per farlo uscire allo scoperto, ma non resiste alla tentazione. Attacca il filo a una formica e la introduce nella conchiglia, al cui capo estremo ha posto una goccia di miele: la formica, attratta da quel premio ambrato, trascina con sé il filo e completa il suo minuscolo labirinto. Dedalo è l’uomo che sa costruire un labirinto infinitamente grande, grande come un mondo, e sa come uscire da un labirinto infinitamente piccolo, piccolo come una conchiglia. Nessun dio attaccherà mai un filo a una formica.