L’ADDIO A JOAO GILBERTO NON CANCELLA IL RICORDO DELL’ESTATE ROMANA DI RENATO NICOLINI

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Autore originale del testo: Fabio Martini

di Fabio Martini – 7 luglio 2019

L’ADDIO A JOAO GILBERTO NON CANCELLA IL RICORDO
DI UNA STREPITOSA EDIZIONE DELL’ESTATE ROMANA, QUANDO
LA CAPITALE ERA STIMOLATA DALLE FIAMMATE GENIALI
DI RENATO NICOLINI. PENSARE AD OGGI FA STRINGERE IL CUORE

Se ne è andato João Gilberto Prado Pereira de Oliveira in arte João Gilberto, che assieme ad Antônio Carlos Jobim e Vinícius de Moraes, alla fine degli anni Cinquanta creò la bossa nova. Nell’estate del 1983, Joao Gilberto – assieme a Gilberto Gil, Caetano Veloso, Gal Costa, Maria Betana – fu protagonista di una magnifica manifestazione, “Bahia de todos os sambas”, dieci giorni di balli e canti al Circo Massimo con i massimi artisti brasiliani.

Artefice era stato Renato Nicolini, un giovane docente universitario iscritto al Pci, che era diventato per caso assessore alla Cultura e già da anni aveva promosso una striscia di eventi all’insegna dello svago intelligente e di massa, l’Estate romana, che oggi nel deserto mentale delle attuali amministrazioni, appare una sorta di Paradiso perduto. L’ idea era di tenere assieme «alto» e «basso», mescolando con ironia cultura pop e cultura impegnata. L’Estate romana fece scuola nel mondo, nacquero eventi poi replicati altrove e altri, invece inimitabili: come la proiezione davanti al Colosseo del Napoléon di Abel Gance. Il severo Pci di quegli anni non amava Nicolini: “La cultura non è solo avanguardia», ammonì Giorgio Amendola. Replicò il sindaco Argan: «Quando si dice cultura dell’effimero, ci si riferisce al precedente del barocco romano» e perciò «contrapporre l’effimero allo storico dimostra sprovvedutezza». “Effimere” erano anche le splendide canzoni di Joao Gilberto, che hanno lasciato un segno, assai più duraturo di tante espressioni culturali permanenti.