L’aiuto al suicidio, in determinate condizioni, non è più reato

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La Corte costituzionale ha ripreso il caso #Cappato, rinviato un anno fa, per consentire al Parlamento di approvare una completa disciplina del fine vita, e ha deciso: l’aiuto al suicidio, in presenza di determinate condizioni, non è più punibile.

Occorrerà leggere la motivazione (che sarà probabilmente depositata tra qualche settimana) per esprimere un giudizio compiuto, ma la conclusione, che non stupisce, considerato quanto era stato affermato nell’ordinanza di rinvio all’udienza di ieri, va nella direzione giusta rispetto alla tutela della dignità umana, la cui valutazione è rimessa a ciascuno, secondo le proprie idee e la propria sensibilità.

Si tratta di una scelta di libertà, che, come abbiamo detto in molti altri casi, non impone nulla a nessuno. Ciascuno che si trovi in una situazione patologica profondamente compromessa ed irreversibile sarà libero di decidere se continuare a vivere o smettere.

L’impressione da quanto emerge dal comunicato stampa https://www.cortecostituzionale.it/…/CC_CS_20190925200514.p…, che eviterei di commentare nei dettagli, è che ancora serva una disciplina organica che affronti con coraggio e rispetto della libertà e della dignità umana le variegate situazioni del “fine vita”, ma la decisione della Corte segna un passo fondamentale in questa direzione. Naturalmente sempre grazie ai lungimiranti contenuti della nostra #Costituzione.

Credo si possa dire che con questa decisione le libertà individuali hanno fatto un passo avanti. E con queste la nostra civiltà. Non è poco.

https://www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/CC_CS_20190925200514.pdf?fbclid=IwAR2jE5RBPvVpsvI9rmLuVxZfwD0kkC2v4An7peOGjLhalNxGlToVJQiDKQ8