Le società matriarcali e patriarcali, le classi sociali, lo stato

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di Antonio Gaeta 01 ottobre 2015

Con la pubblicazione delle “Società Matriarcali” Heide Gottner-Abendroth sottopone al genere umano riflessioni, frutto di 30 anni di vaste ricerche antropologiche e di approfonditi studi etnografici, che sembrano riuscire a capovolgere il senso della Storia, inculcato nelle scuole e nelle università di tutto il mondo.

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Ciò che questa insigne studiosa sembra riuscire a dimostrare é l’esistenza di un diverso percorso, che da sempre ha caratterizzato gli eventi storici di tutti i popoli. Le 700 pagine del suo saggio sulle Società Matriarcali, infatti, riportano con dovizia di particolari ciò che potremmo definire l’organizzazione sociale più veritiera delle prime comunità umane risalenti a circa 10.000 anni a. C.: organizzazione, che in forme diverse, tutt’oggi persiste in vaste aree del nostro pianeta e negli interstizi delle società patriarcali.

Si tratta di un modello civile molto diffuso in tutto il mondo, che poggia le sue fondamenta sull’organizzazione familiare “clan”, la cui ragion d’essere é la propria continuità nel tempo, garantita dalla presunta rinascita di ogni suo componente per mezzo della donna.

Un villaggio, una città o più villaggi e città abitati dalla stessa etnia sono popolati da clan familiari, che portano il cognome della donna posta a capo del singolo clan. Essa é allo stesso tempo i suo capo materiale e spirituale, giacché raccoglie i frutti del lavoro dei suoi appartenenti e li redistribuisce in ragione dei bisogni individuali. Inoltre, é la gran sacerdotessa di tutte le cerimonie religiose, accompagnate da riti, canti, musiche e balli. Essa rappresenta la divinità femminile e tutto ciò che viene generato in natura: ovvero tutto ciò che garantisce la durata nel tempo dello stesso clan e, quindi, della società matriarcale, che tutti i clan concorrono a costituire.

Tale società non ha necessità di dotarsi di un’organizzazione statale, perché non conosce strumenti coercitivi, per imporre regole. Il clan, infatti, forma le coscienze civili e religiose di tutti i suoi componenti, che, nel caso di trasgressioni, trovano nell’isolamento sociale lo strumento di punizione più insopportabile e temibile.

La società matriarcale, inoltre, non ha bisogno di un’organizzazione statale, perché non conosce né la necessità né il significato delle guerre.

La società matriarcale, infine, non ha bisogno di un’organizzazione statale, giacché le decisioni su tutto ciò che di più importante coinvolge l’intera comunità, vengono prese nel consiglio di clan, relativamente alla famiglia, in quello di villaggio relativamente a tutti i clan che lo abitano, e dove sono sopravvissute in quello di città.

I rapporti tra clan e tra villaggi e città si basano fondamentalmente su ricorrenti reciproche frequentazioni, con scambi di doni delle rispettive produzioni agricole e artigianali. Le stesse costituiscono occasioni per sontuosi festeggiamenti, nei quali avvengono le scelte dei partner sessuali da parte delle giovani donne.

Gli uomini che accudiscono i loro figli sono i loro fratelli di clan e mai i mariti, che appartengono sempre ad altri clan !

Dopo questa sintetica descrizione dei tratti fondamentali delle società matriarcali, viene spontaneo chiedersi: come sia stato possibile che il genere umano abbia potuto subire una tale trasformazione, da non riuscire più a riconoscersi in questo tipo di cultura e di organizzazione civile ?

Questa domanda, secondo gli studi di molte antropologhe, equivale al chiedersi: come sia nata la Società Patriarcale, che da millenni conosciamo e che si espande ancora oggi a ritmi sempre più incalzanti, elitari e distruttivi ?

Molti studiosi asseriscono che le società patriarcali sono sempre esistite anch’esse e che hanno surclassato quelle matriarcali, perché meglio organizzate nella lotta per la sopravvivenza. Forse questa interpretazione della Storia del genere umano coglie solo alcuni aspetti della realtà, perché le ricerche antropologiche dimostrano che i clan matriarcali fossero in grado di superare meglio di qualsiasi cultura patriarcale le più gravi difficoltà ambientali, nonché le atroci afflizioni che imponevano loro le società patriarcali !

Heide Gottner-Abendroth offre, invece, un’altra interpretazione circa la nascita delle società patriarcali. Essa scrive che: “Ricerche geografiche come quelle di De Meo dimostrano che intorno al 5000-4000 a.C. l’Asia centrale e occidentale fu soggetta a un cambiamento climatico, che trasformò vaste aree in steppe aride e desertiche. Le catene montuose dell’Asia centrale un tempo avevano molta più acqua e terre fertili che non oggi. Le pianure una volta erano ricche regioni agricole ed esistevano fiorenti città agricole in quello che oggi è l’arido deserto di Gobi. Ma circa sei o settemila anni fa, la fonte del nutrimento, la terra, si seccò letteralmente sotto i piedi delle popolazioni che vivevano lì. Esse furono obbligate a migrare per sopravvivere.

Gli uomini migrarono in caotiche orde di cacciatori verso est e verso sud. Interi popoli potrebbero essere migrati con le loro greggi, in groppa ai cavalli o su carri di buoi, per trovare la terra fertile e libera, dove avrebbero potuto riorganizzare le loro culture tradizionali.

Sicuramente saper domare il cavallo e usarlo come mezzo di trasporto giocò un ruolo importante in questo processo migratorio, ma non fu la sua causa scatenante. E, come per la caccia, per quanto il ruolo degli uomini divenisse sempre più importante in questo processo migratorio, solo con questo non si spiega lo sviluppo delle strutture patriarcali.

Fino a quando erano esistite terre libere a sufficienza per assorbire le migrazioni catastrofiche della storia umana, la situazione non aveva richiesto drastici cambiamenti. Ad esempio, nel corso dell’Era Glaciale, i popoli migrarono a sud e continuarono a praticare le loro colture tradizionali. Ma la Storia cambiava per le popolazioni migratorie, che non riuscivano più a trovare abbastanza terra fertile libera, capace di assorbire il loro stanziamento. Proprio in questo periodo cruciale, circa nel 5000 a.C., l’accresciuta densità di popolazione sulla terra raggiunse livelli critici. Non c’erano terre fertili libere da boschi, da alture rocciose e da altri insediamenti umani, in cui gli emigranti, incalzati dall’avanzare della desertificazione, potessero stanziarsi.

Data la situazione, cosa dovevano fare i popoli migratori ? Dovevano tornare indietro nelle steppe e nel deserto, prede della fame e della morte ? O dovevano armarsi – e questa volta contro gli umani, invece che contro gli animali – per prendere possesso di queste verdi terre già occupate ? Nella lotta per la sopravvivenza, in questo difficile periodo, fu scelta la seconda possibilità ! Per la prima volta nella Storia, spinti dall’istinto di sopravvivenza, gli uomini fecero la guerra contro altri uomini. Quindi, non fu una forma specifica di cultura, come quella pastorizia del cavallo, che stimola la brutalità e ispira comportamenti bellici, ma fu piuttosto la necessità di sopravvivenza che determinò un tale agire.

Le pacifiche culture autoctone non erano preparate a simili brutali attacchi e così si ritrovarono a essere vittime inermi. Naturalmente è possibile che si sia verificato anche un certo livello di immigrazione pacifica e una specie di coesistenza. Ma con ondate successive di popoli sradicati, che arrivavano e si stanziavano nelle regioni fertili, c’era ben poca speranza di arrivare a una soluzione in cui ci fosse abbastanza per tutti e la possibilità di mantenere la pace. Così fu così che nacque la guerra, come fondamento della nuova organizzazione sociale per sopravvivere !

In molti casi i villaggi e le città invasi furono semplicemente saccheggiati e bruciati. Ma questa non è la soluzione ideale, perché ci si lascia dietro solo terra desolata. Una soluzione molto più strategica fu conquistare la singola regione. Così si sviluppò una nuova struttura civile: quella fondata sulle classi sociali. Il piccolo gruppo di governanti, che apparteneva a un popolo straniero, divenne la classe dominante, grazie all’esercizio della pura violenza, mentre il grande gruppo di gente indigena vinta, fu costretto a lavorare per i capi e costituì il ceto basso. A questo punto, e solo allora, iniziò il patriarcato, dato che era stata creata la prima struttura di dominio. Contemporaneamente ebbe origine la coscienza patriarcale, che celebrò la violenza e il dominio di una classe sulle altre, il quale si nutriva delle conquiste belliche, per sottomettere nuove popolazioni alla schiavitù. La nuova società civile si basò su due assiomi: “Ogni potere deriva dalle armi !” e “La guerra è la vera madre di tutte le cose !”. -”

L’aver accertato che fu il dominio lo strumento con cui si sviluppò la cultura patriarcale é di fondamentale importanza, per meglio comprendere la Storia e lo sviluppo delle civiltà che si susseguirono fino all’era moderna, allorché la cultura patriarcale: era in cui la cultura patriarcale e i suoi sistemi di dominio sociale più raffinati hanno invaso tutto il pianeta.

Sappiamo, infatti, che gli indigeni, in numero superiore rispetto agli invasori, non avrebbero tollerato a lungo un simile giogo, se il gruppo dominante di re-guerrieri non avesse sviluppato ulteriori tecniche di dominio. Gli usurpatori, infatti, avanzarono diritti sullo sviluppo della cultura che avevano assoggettato, affermando che prima del loro arrivo non era esistita nessuna cultura degna di questo nome e insistendo sul fatto che fossero stati loro a condurre il popolo da uno stato di bruta ottusità a una cultura illuminata. Questo è il leitmotiv che ha sempre sostenuto l’ideologia patriarcale !

E’ chiaro che solo re-guerrieri con la capacità di sviluppare simili tecniche di dominio, fondate sulla stratificazione sociale, avrebbero potuto mantenere il comando. Gli altri sarebbero stati assimilati o espulsi. Altro aspetto fondamentale dello sviluppo del dominio fu la discriminazione verso le donne. Nei matriarcati queste erano sempre state i capisaldi della società. Allorché i loro clan furono depredati e distrutte le loro case, le donne furono stuprate e relegate, in quanto “individui deboli”, nelle famiglie patriarcali, dove iniziarono a vivere isolate dalla vita sociale e private dei loro bambini già grandi, fino a che diventarono meri animali da riproduzione, come tali, da tenere in cattività. Così fu attuata la supremazia della paternità e della genealogia patriarcale rispetto all’appartenenza al clan matriarcale !

Fu da allora che la violenza divenne la “levatrice della Storia” !

Sapiamo, in effetti, come i nuovi popoli soggetti alla cultura patriarcale abbiano dominato sia l’Europa, sia il Medio-Oriente, sia l’India, generando presso gli etnografi l’idea di un nuovo gruppo etnico molto diffuso, definito “Indoeuropeo” ! Da questo ebbero inizio le grandi civiltà fondate sulle guerre e sulle violenze quotidiane di uomini ai danni di altri uomini e donne: quelle stesse civiltà che ci hanno fatto credere all’inizio la Storia !

Tuttavia, le loro grandi opere, di cui restano ancora oggi le vestigia, furono realizzate dagli schiavi, costituiti da uomini e donne, appartenenti ai popoli vinti e soprattutto, alle preesistenti culture.

Il tratto distintivo dei popoli “indoeuropei” fu, infatti, quello di occupare aree geografiche, sulle quali avevano vissuto civiltà molto diverse. In base ai reperti archeologici l’area geografica che in Europa risulta sicuramente travolta da tale fenomeno fu la Grecia. Il saggio sui “Miti Greci” di Robert Graves é la migliore testimonianza sulla sostituzione delle dee nei preesistenti miti autoctoni con degli dei, che meglio rappresentavano gli invasori.

Anche nell’antica Grecia, infatti, si verificò il fenomeno della stratificazione sociale, che tanta parte ebbe nell’India di 6.000 anni fa ! La città di Sparta ne fu l’espressione più evidente ! Da qui la grande importanza della “democrazia ateniese”, come forma di autogoverno capace di mediare tra le classi sociali..

Questa versione della Storia conferma pienamente la visione classista contenuta nel concetto di “materialismo storico” concepito e divulgato da Karl Marx. Con l’avvento delle società patriarcali, infatti, le classi sociali si qualificarono in ragione del ruolo economico svolto da ciascuna di esse, all’interno del processo produttivo in auge. La Storia dei popoli egemonizzati dalla cultura patriarcale ben presto divenne “storia dei conflitti tra classi sociali”, rispetto ai quali le guerre contro altre etnie (o tribù della stessa etnia) furono di volta in volta i motivi pretestuosi delle classi dominanti, per riuscire a soggiogare le dominate, facendo sperare loro in lauti compensi, spesso costituiti solo da bottini di guerra !

In forme diverse questo é stato anche il tipico leitmotiv del capitalismo ottocentesco e novecentesco, per indurre le classi operaie e contadine ad accettare la subordinazione rispetto alle forme di dominio esercitate dai capitalisti: in fabbrica, nei latifondi e nella società civile più in generale.

In questo senso si può affermare che la “guerra” costituisce un inevitabile presupposto, per il mantenimento della stratificazione sociale e delle relative disuguaglianze !

A tale scopo, oggi il dominio capitalistico ha necessità di essere esercitato da forme istituzionali, in grado di supplire alla maggiore concentrazione finanziaria di sempre più ingenti capitali, i cui titolari sembrano distaccarsi dall’appartenenza alla specie Homo. Essi si servono delle istituzioni come strumenti per mantenere inalterato il loro dominio sociale.

Finché non sarà abolita la stratificazione sociale lo Stato, sebbene governato da forze politiche “progressiste”, non potrà sostituirsi al ruolo che già fu delle matriarche nei clan matriarcali. La funzione di raccoglitore della ricchezza prodotta dai cittadini e di distributore della stessa (in forma di beni comuni, nonché di opere e servizi sociali, realizzati in ragione dei bisogni individuali) sarà sempre ostacolata dall’economia di mercato, controllata dai flussi dei grandi capitali privati ! Poiché l’economia di mercato si fonda e si alimenta delle diseguaglianze economiche, lo Stato continuerà a seguire pedissequamente l’ideologia della classe dominante, che lo costringe a essere il più efficace conservatore della stratificazione sociale !

La storia dei conflitti di classe generati dalla cultura patriarcale ci insegna che c’è da riflettere molto più approfonditamente sulla vera funzione dello Stato moderno, anche se gestito in forme democratiche !