Politica

Pubblicato il 12 gennaio 2018 | di Paolo Degosus

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Liberi e Uguali: cerco di dire la mia sulla questione alleanze senza fare battute

di Paolo Degosus – 12 gennaio 2018

Liberi e uguali, nonostante questo brutto nome e nonostante un leader che tra qualche mese scopriremo essere del tutto inadeguato, è potenzialmente la base per ricostruire la sinistra. Questo i suoi dirigenti, e in particolare Pier Luigi Bersani, non lo hanno del tutto capito. Infatti sino ad oggi molti di loro hanno seguito uno schema che ha come fine quello di ricostruire una forza di compromesso che recupera i vecchi simboli e le vecchie prospettive dell’Ulivo attraverso il volto istituzionale di Grasso.

Si tratta di una posizione che non è né vincente né perdente, ma più semplicemente anacronistica. Il centrosinistra è finito tra il 2008 e il 2013, ovvero durante il periodo in cui si è assistito al fallimento del governo Prodi bis, al mezzo golpe che ha defenestrato Berlusconi e alla salita al potere del tecnocrate Monti che ha sancito la crisi democratica e il declino economico del paese. A tutto questo si è poi aggiunta la crisi europea dei partiti del socialismo europeo a causa della loro compromissione con le politiche neoliberista. Bersani ha perso le elezioni del 2013 perché non ha avuto alcun sentore della questione sociale sorta il quel quinquennio e ha proseguito su una linea politica che non solo non poteva ottenere un largo consenso, ma era del tutto inadeguata perché ancora egemonizzata dal pensiero neoliberiste.

Il mutamento del contesto politico non è stato del tutto ancora capito, né da Bersani, né sembra dagli altri dirigenti di Liberi e uguali. La stessa formazione di questa lista elettorale è infatti dovuta più all’inerzia della storia che a una scelta politica. Bersani, Fratoianni e Civati si sono in altri termini “trovati” insieme, nonostante i loro progetti fossero altri.

Ora, occorrerebbe che dalla fase passiva la sinistra passasse a quella attiva e accettasse di lavorare sul terreno che il contesto ha prodotto. Quello che ci vuole è in altri termini un lavoro politico di elaborazione di un punto di vista sul mondo che non subisce la storia, ma che trova nei suoi movimenti gli spazi di manovra per elaborare una prospettiva di sinistra, cioè una prospettiva che dia voce ai ceti popolari.

Qualsiasi discussione su un’alleanza con il PD, locale o nazionale che sia, è in questo scenario una fuga dalla realtà. E’ un modo per riproporre per l’ennesima volta il defunto progetto moderato dell’Ulivo. Ci troviamo del resto così lontani da quella stagione politica che sarà davvero difficile che si realizzerà un qualche accordo per le regionali: non ci sono le condizioni politiche. Parlarne è dunque sciocco, è una perdita di tempo, come è stata una perdita di tempo la scellerata danza su Pisapia.

Autore Originale del Testo: Paolo Degosus

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