Una licenziosa pratica politica

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 di Luigi Altea – 5 dicembre 2017

Lo chiama “il mio nipotino”

Gli dà premurosi consigli, lo incoraggia, amorevolmente lo rimbrotta.

Gli dedica oracolari editoriali, che saranno raccolti in volumi.

Ogni volume conterrà un editoriale.

Il bizzarro pendolo delle sue simpatie ha oscillato da La Malfa a Forlani, da Craxi a De Mita, da Occhetto a Prodi.

In epoca moderna il suo moto circolare ha ruotato attorno a Napolitano, Monti, Letta, Napolitano 2.

Ora il pendolo di Eugenio Scalari dondola solo su Matteo Renzi.

Scalfari ha fondato un giornale di successo.

E’ venerato come un patriarca da una parte del mondo della politica, della finanza e della cultura.

Conosce e frequenta tanti potenti, non solo italiani.

Con papa Francesco ha un intenso rapporto di amicizia.

Eppure non è contento…

Punta ancora più su, sempre più su.

Vuole essere il nonno di Matteo!

Qualche anno fa scrisse un libro titolato “Incontro con io”.

Molti pensarono che fosse l’annuncio di un ritiro…

Non fu così.

Nel libro affermava testualmente: “Ho raggiunto la pienezza di me”.

Anche chi riuscì a leggerlo fino all’ultima pagina, raggiunse la pienezza.

Dei suoi maroni.

Evidentemente, però, c’era ancora del vuoto da riempire.

Infatti, con l’avvento del bullo fiorentino, il pendolo riprese il suo ritmo, e il cuculo continuò a fare cucù.

Scalfari vuole portare a termine l’ultima missione.

Matteo Renzi di nuovo a Palazzo Chigi!

E fa di tutto per compiacere il nipotino.

Finora lo aveva fatto quasi sempre in punta di penna.

Ora si è aggiunto alla schiera di chi lo fa anche in punta di lingua.

E contribuisce a diffondere l’imperante pratica licenziosa…

La lascivia politica…

Una pratica che io non saprei come definire in italiano.

Ma voi chiamatela, se volete, Renzilingus.