Lista unitaria di sinistra: lo stato dell’arte

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di Lanfranco Turci – 13 ottobre 2017

In politica sono sempre stato alieno agli entusiasmi e all’uso dei sentimenti per coprire contraddizioni logiche.
Con questo spirito provo a fare il punto di quello che finora ho capito.
Messa da parte la fantasmatica figura di Pisapia, stiamo andando finalmente verso una lista unitaria di sinistra per le prossime elezioni. Parlo di lista e non di partito, perchè costruire un partito è una operazione ancora più complessa di quella che stiamo affrontando, come ben sappiamo noi di Sinistra Italiana, che ancora siamo in corso d’opera pur essendo partiti almeno due anni fa.
Il partito potrebbe essere lo sbocco di un discreto risultato elettorale e di una progressiva integrazione di analisi e di culture politiche che potremmo maturare in quella che sarà verosimilmente la stagione di opposizione che vivremo nel dopo elezioni.( Anche Bersani dovrà acconciarsi).
A quel punto dovremo fare una riflessione senza veli sulla sinistra della seconda repubblica, sia su quella che si è imbarcata a suo tempo sotto le vele gonfie del neoliberismo, sia quella che ha espresso la sua radicalità con testimonianze verbali di fedeltà alla politica di classe, salvo poi perdersi nei mille rivoli del movimentismo, della rivendicazione dei diritti di ogni tipo, del cosmopolitismo,del terzomondismo (si veda il capitolo sulla sinistra alternativa nel recente libro di Barba e Pivetti). Intanto la realtà ci cambiava sotto gli occhi senza che noi avessimo gli strumenti per comprenderla e contrastarne la direzione di marcia.
E dovremo tornare a parlare il netto linguaggio socialista dei Corbyn e dei Sanders.
Parliamo allora della lista.
Mi pare evidente che i soggetti portanti di questo accordo in via di definizione siano MDP e SI. Poi ci saranno Possibile, il “Brancaccio”, esponenti della galassia socialista ancora al di fuori dei due soggetti principali, e forse Rifondazione e i Comunisti Italiani.
Quali sono i problemi ancora aperti?

Il primo è la definizione di un programma di netta svolta in confronto alle politiche del centro sinistra che hanno avuto una ulteriore torsione negativa negli anni del renzismo. L’elenco dei NO sarà relativamente facile e anche una idea di massima dei contenuti alternativi. Sarà comunque necessario almeno il riconoscimento che il presupposto di questo programma è il contrasto delle politiche europee, anche se si dovrà lasciare sullo sfondo il modo di esplicazione di questo contrasto. (Tema ancora aperto anche in SI).

Altro problema sarà quello di come liberarsi della ossessione di inquadrare nel centro sinistra ogni ipotesi di cambiamento degli equilibri politici che si potrà raggiungere. Il presupposto di nuovi equilibri politici può essere solo una netta affermazione della nuova lista. Essa potrebbe contare molto probabilmente più dalla opposizione che dallo snervamento in un eventuale e assai improbabile blocco Giallo Rosso Arancione. Comunque ogni richiamo al recupero del centro sinistra anche eventualmente derenzizzato non contribuisce all’appeal della nuova lista e alla percezione di un quarto polo autonomo che farà alleanze solo coerenti con il proprio programma e solo se capaci di cambiare i rapporti di forza a favore del mondo del lavoro . Immagino ci sia qui un punto delicato di discussione con i compagni di MDP, ma dovrebbero essi per primi rendersi conto del logoramento della immagine del centro sinistra e del cambiamento radicale di quadro politico e culturale che comporta la costruzione di un polo nuovo e autonomo della sinistra, al di fuori delle coordinate neoliberiste che in un modo o nell’altro sono sottese alle politiche degli altri tre poli.
Un ulteriore problema molto urgente è quello di dare aria a questo percorso. Le nostre stanze sono asfittiche e la messa in scena del capitolo Pisapia ha molto indebolito anche la forza di attrazione di MDP. A partire da un documento concordato ci vuole una grande apertura nei territori per cercare energie nuove o sopite e chiamarle a partecipare attivamente con modalità democratiche nella costruzione dei coordinamenti ai vari livelli e poi delle candidature. Con l’avvertenza però che di forze vere aggiuntive si sta parlando, non del rimescolo di quelle di sempre di cui qualcuno si intesta il titolo di guida innovatrice.

La mia valutazione è che noi ci stiamo avviando su un percorso più simile a quello seguito alla sua nascita da Syriza, che a quello di Podemos, in mancanza di un movimento come quello su cui esso si innestò, e in mancanza di un partito ancora strutturato e plasmabile come si è dimostrato essere il New Labour , anche per il suo rapporto organico coi sindacati.