L’Italia ha il diritto di veto sul Fiscal Compact, il governo lo usi

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di Gustavo Piga 17 settembre 2016
Vediamo di provare a riassumere l’evoluzione a partire dall’attuale stallo europeo con qualche ipotesi di dilemma strategico tra Germania ed Italia. Tante le assunzioni che farò, cambiatele a piacimento per trovare il vostro esito più probabile. Nel mio scenario, l’Italia può scegliere se uscire dall’euro e dal Fiscal Compact oppure se rimanere nell’euro ma tirarsi fuori unilateralmente dal Fiscal Compact. Sempre nel mio scenario, la Germania può scegliere se mantenere vivo il Fiscal Compact o permetterne la dissoluzione per tutti i Paesi dell’area euro, oltre che per l’Italia.
Le mie ipotesi: la Germania ha sempre le stesse preferenze, l’Italia le varia a seconda del suo Governo politico. Se in Italia prevalgono i moderati, l’uscita dall’euro è considerata un esito peggiore dell’uscita dal Fiscal Compact (ma ambedue migliori dello status quo attuale, come pare di capire dalle dichiarazioni di Renzi): i vantaggi politici di rimanere nell’euro, di lungo periodo, sono più internalizzati da questa forza politica, che chiameremo “più paziente”. Se prevalgono i populisti, l’uscita dall’euro è considerata un esito migliore dell’uscita dal Fiscal Compact (ma ambedue migliori dello status quo attuale, come pare di capire dalle dichiarazioni del Movimento 5 stelle e della Lega): i vantaggi politici di rimanere nell’euro, di lungo periodo, sono meno internalizzati da questa forza politica, che chiameremo “più impaziente”.
Ancora ipotesi sulla Germania: qualsiasi cosa faccia l’Italia, i tedeschi preferiscono che il Fiscal Compact sia mantenuto, con o senza italiani. Rispetto allo status quo attuale la Germania perde sempre dalle mosse di cui sopra dell’Italia (segno sempre “meno”), ma perde di più se l’Italia oltre ad abbandonare il Fiscal Compact esce dall’euro (per una ovvia perdita di quote di mercati esteri). L’esito ideale per i tedeschi è rimanere nel Fiscal Compact senza Italia dentro ma con quest’ultima ancora parte della moneta unica. Potremmo immaginare questo caso come una concessione all’Italia di una lunga moratoria sul Fiscal Compact fino a quando non sia riuscita a recuperare PIL ed occupazione stabilmente.
Ancora ipotesi sull’Italia: qualsiasi sia il partito al potere, si sta sempre meglio fuori dall’attuale status quo (segno sempre “positivo”). L’Italia preferisce sempre che il Fiscal Compact sia abolito del tutto in tutta Europa, perché questo garantisce maggiore domanda ovunque, con impatto positivo sul proprio export. L’esito migliore per populisti e moderati prevede sempre la cancellazione del Fiscal Compact per tutti i paesi euro, ma per i primi assieme all’uscita dell’Italia dall’euro, per i secondi senza uscita dell’euro.
La tabella sottostante riassume quanto descritto sopra (in verde governo populista, in blu, governo moderato; in ogni cella la perdita tedesca è prima del punto e virgola, il guadagno dell’Italia dopo).
In rosso vedete l’esito di questa struttura di interazione strategica a seconda dei Governi al potere in Italia (verde: 5 stelle, blu: Renzi). Qualsiasi Governo prevalga in Italia, la Germania finirà per mantenersi non solo nell’euro ma all’interno dell’austero Fiscal Compact mentre l’Italia uscirà dal Fiscal Compact. La sola differenza finale è l’uscita dall’euro dell’Italia in caso di vittoria dei populisti, e la permanenza nell’euro in caso di vittoria dei moderati.
Esiti diversi potranno ottenersi solo con ipotesi diverse dalle mie. Possibilissimo che abbia visto storto su alcune situazioni.
Se fossi Renzi, tuttavia, mi darei da fare per ribadire sin da ora che il Governo italiano non appoggerà, alla fine del 2017, nessuna proposta volta a inserire il Fiscal Compact definitivamente all’interno dei Trattati europei. Ha il potere di veto, lo eserciti. Anzi, gli converrebbe da subito applicare, senza chiedere alcun permesso, la moratoria del Fiscal Compact. E’ evidente che nel mio scenario una qualsiasi percezione da parte dell’elettorato che non agirà in tal senso porterà alla vittoria degli anti-euro ed all’uscita dall’euro.
Approfondimento – Ecco dimostrata l’idiozia degli inventori del Fiscal Compact
“Una comunicazione chiara a riguardo della politica fiscale fa convergere le aspettative riducendo il disaccordo tra operatori privati.” E tramite il canale degli investimenti privati questa maggiore certezza impatta sul moltiplicatore della politica fiscale.
Moltiplicatore quasi nullo (0,5) in caso di mancanza di chiarezza sulla politica fiscale, pari addirittura a 2,7, potentissimo sull’economia, nel caso opposto di chiarezza.
Quindi se, mettiamo caso, una politica fiscale austera è comunicata con molta chiarezza, il suo impatto negativo sull’economia è molto maggiore che in assenza di chiarezza.
Ci siete vero? No?
Ma come, non ricordate? Il Fiscal Compact, che cosa fa? Fa “chiarezza”! Dicechiaramente a tutti gli imprenditori, senza se e senza ma, che la politica sarà austera per un lungo periodo (proiezioni a 4 anni) e di quanto.
E l’imprenditore che deve decidere se investire che fa? Rinuncia.
E’ tutto così semplice, ma fa piacere che complesse verifiche empiriche e modelli teorici confermino la nostra intuizione. Ma il piacere si arresta dopo due secondi, perché la disperazione ci prende e ci chiediamo come è possibile che l’idiozia abbia raggiunto questi picchi.
Perché anche se, come effettivamente è, il Fiscal Compact è un disegno conservatore liberista premeditato, esso è comunque destinato ad uccidere i suoi inventori, che sono dunque una banda di idioti patentati.