L’urlo di Spoletta

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Autore originale del testo: Luca Billi
Fonte: i pensieri di Protagora...
Url fonte: https://www.ipensieridiprotagora.com/

di Luca Billi

Spoletta ha visto troppi uomini giustiziati in quel modo, ha visto troppi uomini fucilati: Cavaradossi è morto, non può saper fingere così bene.
Non gli serve avvicinarsi al corpo per capire che il suo piano è andato in fumo. Guarda in faccia Sciarrone, vede la soddisfazione nei suoi occhi e adesso sa che è stato il suo gendarme ad armare i fucili dei soldati dopo che lui li aveva caricati a salve. Non sa però se lo ha tradito per ordine di Scarpia o se ha agito di sua iniziativa. Deve saperlo: nel primo caso anche Annina è in pericolo. Per ora deve far finta di nulla: si avvicina al corpo di Cavaradossi, constata che è morto, fa cenno ai suoi uomini di rientrare nella casamatta e dice a Sciarrone di seguirlo: andranno insieme a fare rapporto al barone. Percorrono lentamente i corridoi di Castel Sant’Angelo: nessuno dei due vuole dare la schiena all’altro.
In quel momento Spoletta pensa anche a Tosca, a quando scoprirà il corpo senza vita dell’amato, vorrebbe parlarle, vorrebbe spiegarle, è addolorato per lei. Ma adesso deve pensare a salvarsi. E a salvare Annina. Deve pensare in fretta, alla fine di quel corridoio c’è la porta che conduce all’appartamento di Scarpia. Un colpo di fortuna inatteso per lui incrociare padre Silvestro, il prete che è stato chiamato per Cavaradossi e che il pittore ha rifiutato. “Venga con noi, padre, sono certo che sua eccellenza il barone voglia incontrare anche lei”. Finché nella stanza ci sarà anche il vecchio sacerdote, Spoletta sa di essere al sicuro: Scarpia non lo farà certo uccidere da Sciarrone davanti a un prete. E’ sicuro di riuscire a capire, vedrà se i due si scambieranno un gesto d’intesa: se questo avverrà, non potrà che fuggire, sperando di guadagnare un po’ di tempo prima che Scarpia gli scagli addosso tutta la polizia di Roma, avvertire Annina del pericolo che incombe su di lei, ma se quel gesto non ci sarà, gli basterà uccidere Sciarrone prima che riveli a Scarpia che lui lo ha tradito, cercando di salvare il pittore. E comunque Sciarrone non parlerà, se c’è il prete.
Spoletta bussa, ma da dentro non viene nessuna risposta. Bussa ancora, ma tutto tace. Don Silvestro dice che potranno tornare più tardi, e subito Sciarrone gli dà ragione. Vuole andarsene da lì, anche lui ha bisogno di tempo; sa che Spoletta vuole ucciderlo. Il capitano invece invece non ha più tempo: “No, dobbiamo entrare”. Nessuno di loro si aspetta di vedere quel macabro spettacolo: Scarpia disteso a terra, in una pozza di sangue, due candelabri con le candele ormai spente a destra e a sinistra della sua testa e un crocifisso sul petto, imbrattato anch’esso di sangue. Le urla di don Silvestro attirano altri uomini. Spoletta capisce subito quello che è successo: Tosca si è vendicata. C’è ormai troppa gente, lui deve fare quello che tutti si aspettano che faccia: organizzare la cattura dell’assassina.

Spoletta è diventato rivoluzionario prima di tutto per amore. E’ stata Annina a parlargli delle idee nuove arrivate dalla Francia, di un mondo futuro in cui saranno tutti fratelli – e sorelle – in cui non ci saranno più papi e re. Annina ha imparato queste cose stando a servizio della marchesa Attavanti. Poi Spoletta ha visto come agiscono i difensori dell’ordine. Quando sono arrivati i napoletani, si è ritrovato in maniera inaspettata capitano dei carabinieri ed è diventato l’uomo di fiducia di Scarpia. Quante ingiustizie ha dovuto compiere per lui, per il papa, per i nuovi padroni. Come quella volta che il barone ha finto di salvare il conte Palmieri, accusato ingiustamente di tramare contro lo stato, in cambio dei gioielli di famiglia che il padre gli aveva portato. Prendendo tutte quelle ricchezze gli ha promesso solennemente che i fucili sarebbero stati caricati a salve. Ma naturalmente non ha prestato fede al giuramento e ha ordinato a Spoletta di procedere con l’esecuzione. Scarpia ha sperperato in pochi giorni tutto quel denaro e ha ormai dimenticato perfino il volto di quel giovane, invece ogni notte Spoletta si sveglia di soprassalto: vede davanti a sé, come quella fredda mattina, i visi della madre e del padre del giovane, vede annientarsi le loro speranze, mentre il corpo del figlio cade a terra, dopo che lui ha dato l’ordine fatale.
E così, quando Scarpia gli ha detto, di fronte alla povera Tosca, di fare “come Palmieri”, si è sentito ribollire il sangue. Non può avere sulla coscienza anche quel delitto. Non vuole che anche Tosca diventi compagna dei suoi incubi. Spoletta sa bene qual è il prezzo che il barone chiede per la vita di Cavaradossi. Spoletta vorrebbe urlare a Tosca che è un inganno, che Cavaradossi morirà comunque, che il sacrificio della donna sarà inutile. Ma poi decide che questa volta sarà diverso, che questa volta non sarà come Palmieri, non può impedire a Tosca di sentire su di sé il corpo di quel lurido maiale, ma può salvare Cavaradossi. E quando saranno lontani, Tosca e Mario dimenticheranno quel 14 giugno.
Spoletta sa che sarà scoperto, che dovranno fuggire anche lui e Annina, ma ormai non ce la fa più a fare quella vita. E poi si sente responsabile di quello che sta per succedere a Cavaradossi e a Tosca. E’ stato lui a far evadere Angelotti, a pensare al nascondiglio nella cappella di sant’Andrea della Valle. Non poteva sapere che Cavaradossi sarebbe stato lì e che sarebbe successo tutto quell’intrigo.
Non è riuscito neppure a salvare il fratello della marchesa, non ha fatto in tempo a rivelargli che era lui che lo aveva fatto fuggire: Angelotti si è suicidato proprio davanti a lui.

Angelotti è morto. Cavaradossi è morto. Almeno che riesca a salvare Tosca. Ordina agli uomini di bloccare le uscite di Castel Sant’Angelo. Li manda a controllare le scale. L’intera fortezza è in subbuglio. Lui e Sciarrone corrono verso la piattaforma dove è avvenuta la fucilazione. Stanno per salire le scale: il suo sottoposto lo precede. Spoletta si guarda intorno. Buio. Nessuno. Il suo coltello affonda nel corpo del traditore. Almeno Cavaradossi è vendicato. Tosca ha pensato a Scarpia e lui a Sciarrone.
Spoletta corre salendo gli ultimi gradini rimasti. Apre la porta. La luce finalmente. Respira come non ha mai respirato in vita sua. Vede i suoi uomini: “Prendete Floria Tosca. Viva”.
Finalmente vede la donna. Le grida di fermarsi. Corre verso di lei, vuole dirle che lui sa, che lui è dalla sua parte. Deve arrivare da lei prima dei suoi uomini, stavolta deve avere il tempo di parlare. Tosca scappa. Per lei è solo lo sgherro di Scarpia. Gli grida addosso tutto il suo odio. Sale verso i camminamenti, inseguita da Spoletta. E’ un attimo, ma Tosca vede una strana ansia negli occhi di quell’uomo, un’ansia che non riesce a spiegare. La donna ha ormai deciso. Lui sa bene cosa lei sta per fare.
Tosca ormai non può sentire nulla, neppure l’urlo disperato di Spoletta.