“Medievale” o drammaticamente contemporaneo?

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di Pier Paolo Caserta   6 aprile 2019

Poi, un giorno, con calma, magari la smettiamo anche di evocare la categoria di Medioevo così completamente ad capocchiam. Oltre tutto, si dà l’impressione, scivolando sul più comodo degli stereotipi, di non avere molto da dire, quando pure ci sarebbe da dire molto. È un modo di appiattire e semplificare il discorso, è un modo di non guardare davvero il nostro presente, o anche solo la contemporaneità, le cui regressioni, inedite nella storia, hanno poco di medievale, e molto più di spaventosamente Moderno. O contemporaneo.

È nel Medioevo che ci sono state due guerre mondiali, con non meno di sessanta-milioni-di-morti?
È nel Medioevo che gli europei, con l’appendice degli Stati Uniti, hanno perfezionato una delle grandi specialità della casa, il genocidio?
È forse nel Medioevo che la più tragica ‘razionalità’ occidentale messa al servizio del dominio sull’uomo è culminata in quella irreparabile cesura della Storia rappresentata dalla Shoah?

Devo proseguire un elenco che sarà sempre necessariamente incompleto? Il genocidio degli Indiani d’America sul quale è stata edificata “la più grande democrazia del mondo”, quello degli Armeni che apre la lunga serie dei genocidi del Novecento, i lager sovietici e quelli nazisti, il sistematico disprezzo delle convenzioni di guerra nei confronti dei civili praticato dal “civilissimo” Occidente con Aleppo ultimo esempio, le stesse potenze (si, in mancanza di un’Europa politica continuerò a parlare di potenze) che fingono di combattere il fondamentalismo islamico ma intrattengono affari d’oro con gli ultra integralisti sauditi, i lager libici che dovrebbero chiamare in causa anche la coscienza europea, ammesso che ne esista una, e nei quali la tortura è la norma e la morte non infrequente, le nuove forme di schiavitù imposte dalla forma attuale del capitalismo… Continuo?

Ma, diranno gli utilizzatori ad capocchiam, noi, dicendo “medievale” intendiamo riferirci al bigottismo. Bene, l’uso è nuovamente molto inaccurato. Perché le matrici culturali di quel bigottismo vanno cercate piuttosto nell’età della Controriforma, cioè in piena Modernità, quando la Chiesa cattolica post-tridentina impone la morale sessuale repressiva. Il Medioevo fu, da questo punto di vista, molto più aperto…

Troppo complicato? E sia, ma chi non ha voglia di farsi carico della complessità può permettersi di dare del troglodita ad altri?

Non è questione cavillosa. Ho sempre l’impressione che il ricorso alla categoria di Medioevo, traslando su di essa tutto quello che ha tratti oscurantisti (tesi per altro da molto tempo superata nel dibattito storiografico) sia sempre un modo per non fare i conti con le cause profonde dei problemi.

Allora, lasciatelo stare questo Medioevo, possibilmente insieme alle rassicuranti certezze che ci avete appese sopra. Parliamo del tempo nostro, che di tragedie e irripetibili orrori ne ha prodotti e continua a produrne tanti da bastare a se stesso come ogni epoca. E che, nella misura in cui presenta tratti regressivi, lo fa lungo linee di tendenza che hanno le loro radici nella Modernità, nelle sue contraddizioni e lacerazioni, nell’efficienza dello sterminio di massa, nel binomio mercato-Tecnica che disumanizza e ci aggioga.

Non sarà che alla categoria di Medioevo, e al suo uso stereotipato negativo, si aggrappa tutto il nostro residuo, ma persistente pregiudizio di rappresentare il momento più alto e il fiore all’occhiello della Storia?