Mezz’ora in più. Maurizio Landini

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di Maurizio Landini trascritto da Giovanna Ponti

“Quella della Sea Watch è una situazione inaccettabile, le persone vengono prima. E bisogna smettere di usarle a fini elettorali.
Che esista un problema in Europa è sotto gli occhi di tutti ed è una battaglia da fare. Ma non sulla pelle di questa gente. Se guardiamo le fotografie che hanno inviato dalla Sea Watch delle persone che si trovano sulla nave, colpiscono soprattutto i loro occhi, sembrano in ostaggio. Ostaggio di chi li vuole usare a fini elettorali.
Trovo davvero folle che si dica che il problema sarebbe l’invasione dei migranti, quando sono più i giovani italiani che sono dovuti scappare dall’Italia, che non trovano lavoro, dei migranti che arrivano in Italia.
Si cerca di raccontare un mondo che non c’è, non è più accettabile questa situazione. Dobbiamo mobilitarci tutti, in tutte le forme. Mi auguro che nelle prossime ore se non si sblocca la situazione ci sia una reazione della società civile, non ci può essere un mondo di sfruttamento delle persone.

Io non cerco lo scontro con nessuno .Io penso che il sindacato oggi debba svolgere un ruolo che metta al centro i problemi di sviluppo di questo Paese. Per la CGIL l’unica pregiudiziale sono i valori della Costituzione.
Noi siamo pronti a confrontarci con questo governo, ma sta avvenendo che è questo governo non si confronta con i sindacati. Non si sta confrontando con nessuno: il parlamento è diventato un passacarte, il Contratto fatto fra privati impedisce al Parlamento di discutere. I sindacati contano 12 milioni di iscritti, persone che autonomamente finanziano una rappresentanza, pensare di non confrontarsi con i sindacati è un errore. Poi si può non essere d’accordo, ma il governo non può pensare di non aprire un confronto con chi rappresenta il mondo del lavoro.
Alcuni atti non mi piacciono: chiudere le strutture di accoglienza dei migranti che dimostrano di poter aiutare l’inserimento delle persone perchè non diventino un problema è un errore clamoroso.
Sbatterle sulla strada vuol dire che tu fai diventare un problema quelli che non vogliono essere un problema.

Si sono definiti “governo del cambiamento”, ma siccome non stanno cambiando proprio nulla e quando lo fanno molte volte lo fanno in peggio, io vorrei dire loro che se vogliono cambiare il Paese devono confrontarsi con le persone che rappresentano i soggetti di questo Paese.
Io non dico che il governo debba chiedere il parere del Sindacato per prendere le misure che ritiene necessarie, ma un confronto deve esserci perché c’è il bisogno di fare sistema, di unire e non di dividere ed esasperare i toni. Credo che sia controproducente per tutti. Dovrebbero imparare dall’esperienza. Nel recente passato ci sono stati dei governi che non hanno voluto confrontarsi con i sindacati, ma mi pare che siano stati abbandonati dagli elettori.
Il sindacato, pur con tutti i limiti gli errori fatti, ha cercato sempre di fare il suo mestiere, e cioè di rappresentare chi cerca lavoro chi lavora e chi è pensionato,e c’è ancora ed ha una sua forza. Poi certo dobbiamo cambiare, rinnovarci, ma ci siamo.
Il Governo ha disertato il Congresso della Cgil e ha fatto una scelta sbagliata . Noi li abbiamo invitati tutti, il premier e i due vice premier. Ci hanno mandato a dire che non venivano per ragioni di agende, ma semplicemente hanno scelto di non venire. E hanno perso un’occasione.

Io sono contro quelli che vogliono semplificare i problemi, la semplificazione è una cosa sbagliata. Quando le cose sono complesse ci vuole tanta intelligenza e non esistono i fenomeni di turno che risolvono i problemi.
Fare sistema vuol dire mettere insieme tante persone, tante teste, tanti bisogni , tanti soggetti diversi: dall’università alle imprese, dalla scuola al lavoro.
Governare vuol dire avere una visione del Paese e non pensare a cosa fai domattina per ottenere consensi per le prossime elezioni.
Devi sapere che cosa fai nei prossimi anni per ridisegnare il mondo che vuoi fra 10 o 15 anni.

Io continuo a credere che Lega e 5S siano due cose diverse, si presenteranno divisi alle europee ad esempio e sono soggetti che hanno identità diverse.
Hanno fatto la scelta di questo Contratto tra privati che sta esautorando il parlamento ed oggi sta prevalendo il peggio di questa loro unione, la destra più estrema.
Per quanto riguarda i 5S questa è la forza che ha raggiunto il maggior numero di consensi alle ultime elezioni e vanno giudicati per quello che fanno.
Quando c’è stata la vertenza Ilva noi abbiamo fatto un accordo con Di Maio e il ministro ha svolto un ruolo anche positivo .
Bisogna capire che non esiste un sindacato di governo o di opposizione, non esistono governi amici o governi nemici, i governi si giudicano per quello che fanno. Ripeto, l’unica pregiudiziale è il rispetto della Costituzione.
Ora noi incalziamo il governo su ciò che era nel loro programma e non hanno fatto. I 5S avevano promesso il ripristino dell’art.18 ad esempio.

Il 9 febbraio i Sindacati Confederali manifesteranno a Roma. Noi abbiamo consegnato al governo una piattaforma, non ci siamo limitati a dire “ci piace” o “non ci piace” quello che fai, ma abbiamo proposto loro i temi del Paese proponendo soluzioni per le varie questioni, ma non abbiamo ricevuto risposte.

Tra Lega e M5S formalmente c’è una differenza, ma fanno un giochino, fanno finta che uno è governo e uno è opposizione.
Il tratto che sta venendo fuori è quello d un governo che non sta cambiando le politiche economiche e sociali: si continua ad avere il mercato, si continua ad avere i diktat dell’Europa e a non cambiare nulla al di là delle chiacchiere.
La Cgil si pone all’interno della storia del movimento dei lavoratori, e quindi della sinistra, ma non accettiamo acriticamente imposizioni politiche. Noi abbiamo un progetto e ci vogliamo confrontare alla pari con tutte le forze politiche.
Il concetto di “cinghia di trasmissione” è stato superato nei fatti anche perché i partiti che c’erano al tempo non ci sono più.
Noi vogliamo rilanciare un disegno di unità sindacale nella battaglia dei diritti del lavoro. Ci potranno essere diversità di vedute, ma del tutto sganciate da partiti politici che ormai non ci sono più.

La Cgil si pone come sindacato nei luoghi di lavoro, ma intende anche lavorare nel territorio.
A esempio a Saluzzo, provincia di Cuneo, zona agricola di forte immigrazione, la Cgil insieme al Comune, insieme alla Caritas, insieme alle diverse associazioni presenti sul territorio, ha deciso di prendere una vecchia caserma in disuso e di renderla agibile per farci abitare i migranti perché non fossero ricattati, ha lavorato con le associazioni perché venissero rispettati i contratti. Per me quella è un’azione di contrattazione inclusiva perché l’azione sindacale oggi si svolge dentro i luoghi di lavoro, ma si deve svolgere anche sul territorio.
E faccio anche un altro esempio: il problema della non-autosufficienza. Il sindacato deve rispondere ai bisogni anche delle famiglie che sono lasciate sole nell’assistenza al disabile.
Dobbiamo tornare all’origine per cui sono nate le Camere del Lavoro, pur nelle nuove condizioni.
Il problema contemporaneo è sentirsi soli quando si ha un problema, Se ti trovi da solo è chiaro che il tuo concorrente diventa quello che hai di fianco: è il lavoratore che prende meno di te , è lo straniero.
Sindacato significa “insieme con giustizia” e questo vogliamo essere.

Dal 2008 al 2018, in Italia 20 milioni di persone hanno cambiato voto, ma sono rimaste iscritte al sindacato. Quindi la defezione è stata maggiore verso la rappresentanza politica e partitica. Sono anche aumentate moltissimo le persone che non vanno più a votare.
Io non ho il problema di dovere decidere cosa deve votare chi è iscritto al mio sindacato, perché questa è una libertà inalienabile, ma ho il problema di ricostruire una unità sociale del mondo del lavoro che rappresento e per farlo ho bisogno di aumentare la partecipazione e la democrazia. La forza del sindacato non è solo nel numero degli iscritti, che sono quelli che ci danno l’autonomia economica, ma nel fatto che nei luoghi di lavoro ci sono uomini e donne che danno il loro contributo al sindacato come rappresentanti e delegati dei lavoratori.
E’ vero che nella CGIL la metà degli iscritti sono pensionati, però se confrontiamo la percentuale dei pensionati iscritti al sindacato sul totale dei pensionati e la percentuale degli iscritti fra i lavoratori i dati sono quasi uguali.
Il problema è che in questi anni sono aumentate forme di lavoro precario, sono aumentate le partite IVA, il lavoro autonomo.

Come recuperare i lavoratori al sindacato? Noi abbiamo raccolto un milione e mezzo di firme per avere una Legge di iniziativa popolare sui nuovi diritti. Noi non chiediamo il ritorno dell’art18 come era, noi vogliamo che tutte le persone che lavorano, anche gli autonomi e le partite Iva, devono avere determinati diritti garantiti. Per questo ci vuole un nuovo Statuto dei Diritti del Lavoratori.
Il diritto alla salute, alle ferie, alla maternità ad esempio devono essere garantiti a tutti in modo che un’impresa non assuma una persona a tempo determinato o una partita Iva perché gli costa meno. Abbiamo in mente un sindacato che abbia rappresentanza anche dei diritti di chi è fuori dai luoghi di lavoro tradizionali.

Sul reddito di cittadinanza non critichiamo la lotta contro la povertà, non diciamo che non si deve fare il provvedimento, ma critichiamo come lo si sta facendo.
Combattere la povertà non significa semplicemente dare un lavoro perché oggi si è poveri anche lavorando.
Sulla povertà c’è uno strumento che è il Rei del passato governo che poteva essere ampliato negli strumenti e nelle risorse ad esso assegnate.
Io posso avere anche in casa qualcuno che lavora ma se ho un disabile, un non autosufficiente o sono separato con figli, io ho bisogno di una serie di servizi che mi garantiscano di non essere povero, non è sufficiente il lavoro.
Io vedo il rischio che il Reddito di cittadinanza così come è stato concepito non risponda ai bisogni e faccia solo casini.
L’altro tema che vedo come limite e quello dei centri per l’impiego: se noi vogliamo creare lavoro, non sono i centri per l’impiego che lo creano. Occorre un piano di investimenti pubblici e privati.
I centri per l’impiego sono pieni di lavoratori precari e non si è capito come assumeranno i “nagivator” perché se crei altri lavoratori precari non si sa dove si andrà a finire.
Inoltre ricordiamo che si prevede una riduzione dei lavoratori nel 2019 e non ci sono gli ammortizzatori che il jobs act ha eliminato.
Quindi noi diciamo: lotta alla povertà sì, ma ampliando il Rei, introduciamo un reddtio di garanzia che accompagna chi perde il posto di lavoro e rifondiamo gli ammortizzatori sociali per tutti.

Anche sulle pensioni noi non siamo contrari che a 62 anni si vada in pensione con quota 100, ma non si dica che abbiamo cambiato la Fornero.
Se vuoi parlare di pensione devi aprire a tutte le problematiche, devi pensare che non tutti i lavori sono uguali, devi pensare alle pensioni dei giovani, devi separare la previdenza dalla assistenza, devi tutelare le donne che hanno visto peggiorare i loro diritti con tutte le riforme passate.

Noi il 9 febbraio andiamo in piazza per dire queste cose. Chiediamo che si apra il confronto con il governo su queste questioni. Se no il RdC e quota 100 sono due cose fatte a capocchia, fatte male e che non rispondono ai problemi che devono essere affrontati.
Come Sindacati confederali noi non diciamo no al governo, noi abbiamo prodotto un documento dove facciamo le nostre proposte sulle varie questioni e chiesto che si apra un confronto.
La manifestazione del 9 febbraio deve essere partecipata perché chiediamo un confronto su questi argomenti. Se non saremo ascoltati discuteremo altre iniziative di mobilitazione.

Noi sentiamo il problema di cambiare anche l’ Europa, noi vogliamo davvero un’altra Europa con altre regole.

Nella manovra del governo ci sono altre cose che non ci piacciono.
La questione che per gli appalti, fino a 150mila euro non c’è più bisogno di fare gare, ma si va direttamente a eseguirla, è una follia. Uno dei problemi del Paese è proprio che attraverso gli appalti, i sub-appalti e i sotto-appalti al massimo risparmio, si stanno peggiorando le condizioni di chi lavora e la malavita organizzata controlla pezzi interi del sistema appalti.

Un’altra questione è che in questo Paese si continua a morire sul lavoro e il governo ha fatto un provvedimento che fa pagare meno contributi alle imprese per l’Inail e non premia le imprese che fanno sicurezza sul lavoro.

Il marchio di qualità “made in Italy” non dovrebbe essere solo sul prodotto se è biologico o no, ma dovrebbe essere dato quando si è certi che i lavoratori che hanno fatto quel prodotto godevano di tutti i diritti.

Sulla questione Tav la Fiom è contro, mentre la Cgil è a favore. Essendo io oggi il segretario della Cgil non debbo dire cosa penso della questione, io ho le mie idee e le mie perplessità, ma devo fare i conti con il pensiero maggioritario della mia organizzazione.
Comunque le grandi opere non devono farci dimenticare che il Paese ha un problema di infrastrutture enorme. Il governo ad esempio ha tagliato due miliardi che erano destinate alle ferrovie per il Sud. Così come ci sono problemi di messa in sicurezza delle scuole, dei territori, asili nido da costruire..

Faccio un appello ai lavoratori italiani: è il momento di iscrivervi al Sindacato, iscrivetevi a quello che volete, ma fatelo!