Per non morire antirenziani

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di Luca Billi 29 gennaio 2017

Chi legge con una qualche regolarità le cose che scrivo, sa che non ho difficoltà a definirmi antirenziano. Anzi, io sono contro Renzi in maniera direi pre-politica, quasi antropologica. Ma ormai credo che il problema non sia nemmeno più Renzi, la cui stella – un fuoco di paglia, meglio – ha cominciato ormai a spegnersi. E sapete anche che sono un fiero avversario del pd, di tutto il pd. Quindi sono contento quando leggo che quel partito si sta indebolendo, mi fa piacere sapere che qualcuno parla di scissione: questo paese starà meglio senza il pd. Voglio però dire con altrettanta chiarezza che non mi arruolerò in un generico e variegato carrozzone antirenziano. Che ovviamente nascerà comunque, anche senza di me; ma almeno vorrei mettervi in guardia, per quello che vale il mio consiglio.
Vorrei non commetteste l’errore che abbiamo fatto noi in questo ultimo ventennio, quando abbiamo usato l’antiberlusconismo come unico elemento valoriale. E in nome dell’antiberlusconismo è nato di tutto, compreso il renzismo.
In più di vent’anni in nome della guerra santa contro Berlusconi abbiamo ingoiato tutto. Vi ricordate: abbiamo perfino applaudito Montanelli, esponente del più bieco anticomunismo e servo fedele degli interessi del capitale. Abbiamo eletto Di Pietro. Abbiamo fatto un governo con Cossiga. E abbiamo fatto l’Ulivo e abbiamo stretto un’alleanza sempre più organica con i democristiani.
Prevengo le vostre critiche e la vostra maliziosa domanda: ma tu dov’eri? Ero tra quelli che applaudivano D’Alema, Veltroni e Fassino, ero tra quelli che hanno fatto nascere il Pds e poi i Ds, ero tra quelli che hanno lavorato per l’Ulivo; ho fatto campagna per Di Pietro, ho sostenuto tutti i governi del cosiddetto centrosinistra, solo su Montanelli, perché non riuscivo proprio a parlarne bene, sono stato zitto; soprattutto ho lavorato per costruire un’alleanza organica con quelli che erano diversi da noi. L’unica colpa che non mi potete imputare è quella di aver partecipato attivamente per far nascere il pd: mi sono fermato prima e quindi, almeno su questo, sono innocente. Anche se i germi del pd e di Renzi li abbiamo iniettati noi nel corpo della sinistra. Ovviamente non ci furono solo questi errori tattici, ci fu una visione strategica sbagliata, l’idea che di fronte ai cambiamenti del mondo la sinistra dovesse cambiare per avere l’ambizione di governare certi processi, e per questo siamo diventati destra, dimenticando progressivamente quello che eravamo e quello che avremmo dovuto essere, specialmente di fronte a un capitalismo sempre più violento.
Ho l’impressione che adesso si stia ripetendo lo stesso schema, anche con molti di quei protagonisti. Leggo che sempre più frequentemente si fa riferimento a un “nuovo” Ulivo, vedo l’attivismo di certi personaggi di allora, ad esempio di un ex presidente del consiglio del nostro partito di allora, che si vantava di essere l’esponente italiano della “terza via”, come Tony Blair in Gran Bretagna. Vedo un proliferare di personaggi nel campo della cosiddetta sinistra per costruirsi delle piccole carriere personali nel nome dell’antirenzismo. E vedo che questo lavorio si accompagna sempre al mantra della necessità di stare uniti. Tanti compagni e amici me lo ripetono in continuazione qui in rete: dobbiamo stare uniti, l’unità è importante, non dividiamoci. Balle. Sarà che io sono sempre meno paziente e sono stato già troppo unito a persone con cui francamente poco mi univa e che mi stavano anche antipatiche, ma non credo che questo sia un valore in sé. Il tema è cosa fare e cosa essere, non stare uniti.
Perché su questi anti – generici poco si costruisce. Per questo mi interessa poco essere antirenziano – anche se ovviamente continuerò ad esserlo. Continuerò a essere antifascista: una definizione in cui si ritrovano in tanti per fortuna, anche se poi bisogna esserlo veramente per tutto quello che significa. E voglio essere anticapitalista: questa è una categoria in cui immagino saremo in meno. renzi, come qualsiasi “pidino”, credo si definisca ancora antifascista, anche se non capisce esattamente cosa voglia dire, ma non vorrebbe essere definito anticapitalista o comunista. Ecco smettiamola di ricercare questa fantomatica unità e proviamo invece a unirci su un’idea. Noi vecchi espieremo – forse – le colpe del passato, voi giovani non dovrete fare tra vent’anni questo stesso discorso.