Empiti di me

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Empiti di me

Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi.
Voglio esser tuo, è la tua ora.
Sono colui che passò saltando sopra le cose, il fuggitivo, il dolente.

Ma sento la tua ora,
l’ora in cui la mia vita gocciolerà sulla tua anima, l’ora delle tenerezze che mai non versai, l’ora dei silenzi che non hanno parole, la tua ora, alba di sangue che mi nutrì d’angosce, la tua ora, mezzanotte che mi fu solitaria.

Perché tu sei la mia rotta. T’ho forgiata in lotta
viva.
Dalla mia lotta oscura contro me stesso, fosti.
Hai da me quell’impronta di avidità non sazia.
Andiamo insieme. Spezziamo questa strada
insieme.
Sarò la tua rotta. Passa. Lasciami andare.
Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
Fai vacillare le cinte dei miei ultimi limiti.

E che io possa, alfine, correre in fuga pazza, inondando le terre come un fiume terribile, sciogliendo questi nodi, ah dio mio, questi nodi, spezzando,
bruciando,
distruggendo
come una lava pazza ciò che esiste,
correre fuor di me stesso, perdutamente, libero di me, furiosamente libero.

Pablo Neruda