Pd, sinistra, crisi di governo: la risposta non è nel vento…..

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Autore originale del testo: Fausto Anderlini

Insomma quello che propone Macaluso è un processo salvifico che permetta alla sinistra di uscire dalle pastoie del ‘governismo’ e di riconnettersi col ‘popolo’. Il lavacro elettorale sarebbe l’unica strada per produrre una sorta di effetto catartico capace di restituire la sinistra alla sua missione. Un populismo dal volto umano che quasi inclina a certo modo di pensare tipico (un tempo) della sinistra radicale. La politica come una sorta di agnizione generale dove il rivelarsi delle identità produce una svolta decisiva. Un modo di pensare ostile al compromesso, specie istituzionale, in sé intrinsecamente deteriore, trasformistico, ingannevole e perciò destinato a scatenare ancor di più il furore popolare. Ciò che stupisce è che questo ‘insurrezionalismo’ identitario sia escogitato da un uomo (che peraltro conosco e al quale va comunque tutta la mia stima) che ha caratterizzato tutta la sua vita politica all’ombra dei precetti politici togliattiani. Il cui nucleo coincide con l’istanza della mediazione politica, delle alleanze e della gradualità degli obiettivi.

Trovo questo modo di argomentare sostanzialmente velleitario, esattamente speculare a chi si sbraca incautamente per accordi meramente tattici (a prescindere, come Renzi) o metastrategici (come il governo di Ursula evocato da Prodi), in una situazione estremamente fluida e aperta alle più bizzarre evoluzioni, con le forze politiche sbriciolate, coalizioni dirigenti instabili ed esposte al rinculo isterico di ristretti gruppi di militanti imbesuiti, fa bene Zingaretti a tenere le carte coperte sotto la tovaglia delle elezioni. Sarebbe sciocco sprecare con mosse improvvide la Golden share che le vicende gli hanno consegnato nelle mani.
Nelle sue e non in quelle dei chiaccheroni che lo circondano.

Dal momento in cui la crisi è parlamentarizzata è nel parlamento che si svolgerà l’agnizione decisiva. Lì dove la destra lego-fascista è assai più debole di quanto dicano i numeri esorbitanti della demoscopia e i più freschi esiti elettorali. Anche io reputo, come tanti (da Zani a Macaluso) che non bisogna avere paura di affrontare Salvini in uno scontro aperto. Ma non bisogna avere neppure paura delle sue reazioni ove fosse estromesso da una nuova soluzione governante. Se è una tigre di carta in un caso, lo è a maggior ragione anche nell’altro. E se non è una tigre di carta non si vede perché aderire al terreno di gioco che predilige.

Ciò detto il tema dell’identità della sinistra posto da Macaluso resta sacrosanto, Tuttavia le identità politiche si evidenziano e conformano alla prova della situazione politica concreta. Cioè dal tipo di risposte che si trovano e si danno alle domande poste dal contesto. Non esiste un prima e un dopo. Specie se si concede che le risposte le diano altri.