Per chi votano i pacifisti? Alessandra Ghisleri: «gli italiani sono per la pace, ma quello che pesa nelle elezioni sono sempre le questioni economiche. Si vota in base a quello che ci riguarda in prima persona»

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Francesca Schianchi
Fonte: La stampa

Per chi votano i pacifisti? Alessandra Ghisleri: «gli italiani sono per la pace, ma quello che pesa nelle elezioni sono sempre le questioni economiche. Si vota in base a quello che ci riguarda in prima persona»

Nascono liste, ci si contendono candidati, si aprono dibattiti nei partiti, sul tema del pacifismo. A due mesi dal voto per le Europee, le due guerre che infuriano alle porte dell’Europa, quella in Ucraina e quella in Medio Oriente, segnano il dibattito pubblico quotidiano e, inevitabilmente, la campagna elettorale. Con scontri anche feroci, spesso all’interno delle stesse forze politiche, altrettanto sovente tra alleati, sull’atteggiamento da tenere, in particolare sull’invio di armi all’Ucraina. Sostenuto dal centrodestra di governo, pur essendoci nella Lega dall’antica passione per Putin più di un mugugno, e sostenuto anche dal Pd, nonostante un’area a disagio sul tema. Contrari invece il M5S e AvS. Mentre Michele Santoro presenta la sua lista “Pace terra dignità” e i dem discutono sull’ipotesi di candidare l’ex direttore di Avvenire Marco Tarquinio, contrario agli aiuti militari a Kiev, non resta che chiedersi quanto questo tema possa influire sul voto di giugno. A chi consegneranno la loro fiducia i pacifisti. Spoiler: a sentire quattro esperti, pace e guerra non entreranno nelle urne. Perché siamo tutti pacifisti, spiegano, ma quando votiamo badiamo più al portafogli.

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Alessandra Ghisleri: “Siamo tutti per la pace, non si vota su questo”

«Partiamo da un presupposto: tutti gli italiani o quasi si dichiarano pacifisti. Lo siamo di nascita, visto che fortunatamente ormai quasi nessuno, se non i più anziani, l’ha vissuta», spiega Alessandra Ghisleri di Euromedia Research.

Scendiamo nello specifico di chi dice no alle armi in Ucraina.
«A marzo 2022, appena iniziata la guerra, i contrari erano il 50,4 per cento. Nelle rilevazioni della settimana scorsa erano il 51,6».

E chi sono? Che partiti votano?
«I numeri del sondaggio che abbiamo fatto per Porta a porta dicono che tra gli elettori di Forza Italia i favorevoli all’invio delle armi sono il 46,6 per cento; in FdI il 48,7; nel Pd il 60. Mentre nel M5S è contrario il 65 per cento e nella Lega il 66. Ma è interessante il dato dei non votanti».

Cioè?
«La percentuale dei contrari alle armi sale al 70%».

E i non votanti sono un bacino potenziale che fa gola ai partiti. Questo tema sposterà voti alle Europee?
«Quello che pesa nelle elezioni sono sempre le questioni economiche. Certo, poi è capitato che ad esempio casi di cronaca possano turbare: quando venne uccisa una ragazza nelle Marche da un immigrato, registrammo uno spostamento del voto sulle politiche antimmigrazione. Ma generalmente si vota in base a quello che ci riguarda in prima persona».

Quindi non è detto che i pacifisti sceglieranno partiti che dicono no alle armi?
«Non si sceglie il voto in base a quello. Certo, diverso è se dicessero che mandiamo soldati sul terreno, per esempio. Ma allo stato non si può dire dove andranno quei voti».

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Antonio Noto: “Un mondo eterogeneo si dividerà nelle urne”

«In Italia non c’è un profilo unico del mondo pacifista. Nato negli anni ’80, si è sempre diviso in due aree: una cattolica, ancora oggi importante, e una di sinistra ma fidelizzata a nessun partito», premette Antonio Noto dell’omonimo istituto demoscopico.

Come si orienterà questa galassia alle Europee?
«Avendo un profilo eterogeneo, è probabile che si dividerà».

Tra i partiti che dicono no all’invio di armi in Ucraina?
«Non solo, perché alle Europee, come alle Politiche, non si vota mai per un solo tema. Diciamo che si vota il partito di cui si condivide il 60 per cento delle proposte. Per questo potrebbe prendere voti da quel mondo anche il Pd».

L’ipotesi in lista di Marco Tarquinio, che è per il no alle armi, può allargare il consenso dem o creare ambiguità?
«Penso più ambiguità perché il rischio è quello di perdere identità».

Ma il tema della guerra peserà nel voto delle Europee?
«La politica internazionale non è mai stata fondamentale nella formazione del consenso in Italia».

Oggi però siamo in una situazione particolare, con due guerre molto vicine…
«È vero e le guerre fanno paura, ma vengono sempre vissute come lontane. E infatti registriamo molti più pacifisti di quanti non siano i voti ai partiti che rispecchiano quella posizione».

Una lista come quella annunciata da Santoro, dichiaratamente contro la guerra, a quanto può aspirare?
«Lo abbiamo testato e ci risulta al 2 per cento, ma dipenderà anche se saprà schierare candidati forti».

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Pietro Vento: “Macron ha spaventato ma non incide sul voto”

«Gli italiani sono da sempre contrari più di ogni altro Paese Ue al coinvolgimento in qualunque forma di conflitto: hanno molto spaventato le parole del presidente francese Macron sull’ipotesi dell’invio di truppe in Ucraina. È un’opzione ritenuta sbagliata dall’85 per cento degli italiani», inquadra l’argomento Pietro Vento dell’Istituto Demopolis.

E per quanto riguarda l’invio di armi a Kiev?
«Circa un italiano su due è contrario».

Il che farebbe pensare a un boom dei partiti come M5S o AvS che votano contro.
«Ma il fatto è che questo non si traduce in una definita scelta elettorale».

Cosa significa?
«La questione guerra non si riflette se non in minima parte nella scelta del voto. Almeno per ora: è evidente che dipende anche da cosa succederà nelle prossime settimane e che taglio prenderà la campagna elettorale».

Eppure il Pd pensa a candidature come Marco Tarquinio per parlare al mondo pacifista
«È una personalità stimata soprattutto da quella parte di mondo cattolico che si trova in sintonia con papa Francesco. Ma sposta consenso? Normalmente questo accade in modo limitato».

Per la stessa ragione immagino che anche se un elettore su due è contro l’invio di armi, quindi contro la linea del governo, questo non penalizzerà i partiti di maggioranza.
«Esatto. Anche l’elettorato del centrodestra è diviso, ad esempio è spaccato a metà quello di Fratelli d’Italia. Ma questo non li penalizzerà. Ma tutti i discorsi sul voto devono tenere conto anche del fatto che, a oggi, solo poco più di un italiano su due voterà».

Affluenza al 50% o poco più?
«Ad oggi circa 20 milioni di italiani escludono di recarsi alle urne l’8 e 9 giugno».

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Lorenzo Pregliasco: “Momento eccezionale, ma non sarà decisivo”

 

«I pacifisti, intesi come quella parte specifica di elettorato scettica sull’invio di armi a Kiev, che ritiene necessario un approccio più dialogante e diplomatico, sono più donne che uomini, più al Nord che al Centro-Sud, mediamente più giovani, sotto i cinquant’anni», traccia un profilo Lorenzo Pregliasco di YouTrend.

E chi votano?
«Ad oggi in buona parte il M5S, e in parte la Lega».

Ma quanti sceglieranno il voto delle Europee in base alla convinzione pacifista?
«La maggioranza dell’opinione pubblica dice più no che sì alle armi, ma molti meno sono quelli che voteranno sulla base di questo».

Per cui chi come Santoro presenterà una lista molto connotata su questo non ha le praterie davanti…
«Santoro contende agli altri una fetta non enorme di elettorato. Poi tutto è possibile, ma mi sembra complicato possa aspirare alla soglia di sbarramento del 4 per cento».

È anche lei dell’idea che non si sceglie nelle urne in base alle questioni internazionali?
«Il contesto di oggi è sicuramente inusuale, e c’è nell’opinione pubblica preoccupazione su più fronti aperti, dall’Ucraina a Gaza. Peserà più che in altri momenti, ma credo non abbastanza da renderlo il motivo per cui si vota».

Per cui il centrodestra non rischia di essere penalizzato dalla posizione tenuta dal governo.
«Non penso che possano perdere voti in modo significativo per il sostegno all’Ucraina. Penso però che non solo Salvini, ma anche Meloni, sappiano che non porta loro voti. La sfido a trovare sui social della premier contenuti su questo. Vedrei un rischio per loro solo se ci fosse un’alternativa a destra».

Ci prova Alemanno.
«Ma non mi sembra così rilevante nel dibattito».

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