Per favore mi indicate un aspetto positivo (dico uno) del retaggio del cosiddetto “socialismo reale”

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Giovanni La Torre
Fonte: i gessetti di Sylos

Molto probbilmente il crimine più grande dell’esperienza del “socialismo reale” sovietico e dei paesi satelliti, sia stato la distruzione di un ideale, quello socialista, che al di là della fede politica di ognuno, comunque aveva una sua forza e costituiva una molla per l’agire di tante persone e tante menti. Ha inoltre ridicolizzato di fatto un grande pensatore come Karl Marx, equivocandone e volgarizzandone il messaggio scientifico. Ma dopo 1989 sono emersi altri aspetti che hanno provocato grande disillusione in tanti, e ancora ne emergono.

L’obiettivo ultimo del messaggio che i governanti sovietici volevano affermare, presupposto di tutto il resto, era la formazione-creazione del “nuovo uomo”. L’uomo della società socialista doveva essere istruito, altruista, lavoratore, dedito al bene pubblico, ecc. ecc. E invece cosa ci ritroviamo ora? Che i paesi dell’est europeo hanno i governi più a destra di tutta l’Europa (per non parlare della stessa Russia) e più xenofobi, senza alcun rispetto per la solidarietà umana. Sono poi di questi giorni i risultati delle elezioni nella ex Germania dell’Est, dove appunto il “socialismo reale” ha dominato per più di quaranta anni, dove ha mietuto grossi successi addirittura il partito neo nazista: roba da matti!

Quindi, nel “socialismo reale” non solo non hanno realizzato il “nuovo uomo” ma, a quanto pare, non hanno insegnato neanche un po’ di educazione civica. Questa è la prova che senza la democrazia, sia pure formale, un popolo non può mai progredire (anche se questa può non essere sempre condizione “sufficiente”, ma senz’altro è “necessaria”). Se delle persone vengono abituate solo a tacere, a non pensare con la loro testa, a credere alle menzogne (Solgenitsin diceva che la colpa principale del regime sovietico era la “menzogna”), a fare i delatori, a essere governati da burocrati la cui unica dote è la fedeltà al capo, non ci si deve meravigliare se poi quelle persone passano con indifferenza dal comunismo al nazifascismo, o regimi similari. Evidentemente per loro il contesto cambia di poco.

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