Post semiserio riservato a chi ha almeno sessant’anni e una storia comunista alle spalle

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Celeste Ingrao – 4 febbraio 2018

Mio marito, che è molto attento non solo all’analisi politica ma al linguaggio, mi ha fatto notare una “chicca” che mi era sfuggita.
Nel suo articolo di endorsment ad Emma Bonino, il buon Michele Serra dice che non voterà Liberi e Uguali perché sente in noi “odore di frazionismo”.
FRAZIONISMO. Le parole oltre a un significato letterale hanno una storia, una loro speciale capacità evocativa.
Non sentivo più questo termine nel dibattito politico da molti decenni. Ma è bastato nominarlo per vedere affiorare antiche memorie.
Ti ricordi Michele? Le riunioni fumose in cui veniva il funzionario di Federazione a rimbrottare dissenzienti e ribelli … Lo sguardo di rimprovero dei vecchi militanti fedeli verso noi giovani, ragazzi e ragazze irrequieti.
L’accusa era terribile: frazionisti. Il “frazionismo” era la colpa peggiore di cui si potesse essere accusati. Quella che ti restava attaccata addosso senza possibilità di perdono.
FRAZIONISMO. Contro il bene supremo dell’unità del Partito.
Una parola desueta, seppellita ormai nelle cantine dove si accumulano i cimeli meno nobili e meno presentabili del comunismo. Insieme ai quadri del realismo socialista e alle opere complete di Stalin.
Che Michele Serra la abbia riesumata il giorno in cui annuncia di votare per la liberale Emma Bonino, mi sembra una piccola, involontaria, vendetta della storia.