Quando non si sa a che santo votarsi, si pensa all’oro

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di Giovanni La Torre – 13 febbraio 2019

Anche questo governo, come fece già Tremonti, ha pensato all’utilizzo dell’oro della Banca d’Italia per non si capisce quale manovra finanziaria, al fine, pare, di sterilizzare l’aumento promesso dell’Iva o per ridurre il debito pubblico. Il parolaio magico Tremonti ebbe anche un’altra idea: tassare le plusvalenze della Banca d’Italia derivanti dall’incremento di valore dell’oro posseduto. Si tratta di parole e idee a vanvera senza alcun senso concreto.

Cogliamo l’occasione per dare qualche dato e far conoscere alcune cose che forse il grande pubblico non sa.

Da quando l’uomo ha scoperto il metallo giallo ne ha estratto circa 187 mila tonnellate. Qualcuno ha calcolato che si costruisca grosso modo un palazzo di tre piani: questo è tutto l’oro esistente nel mondo. Di esso circa 33 mila tons (circa il 18%) è detenuto come riserva dalle banche centrali del mondo. Il maggior detentore di oro è la Federal Reserve Usa che detiene circa 8.150 tons, segue la Germania con circa 3.400 tons, poi il Fondo Monetario Internazionale con circa 2.800 tons e al quarto posto troviamo l’Italia con circa 2.450 tons.

Perché l’Italia è al quarto posto? La risposta la si può trovare nella politica seguita dalla Banca d’Italia subito dopo la fine della guerra. L’Italia veniva da una guerra disastrosa, bisognava ricostruire e cercare pure di svilupparsi. Inoltre il nostro paese era (ed è) cronicamente povero di materie prime e prodotti energetici, quindi aveva bisogno (come lo ha tuttora) di credibilità internazionale per poterli ottenere comodamente. Insomma il nostro era un paese povero.

Negli anni cinquanta e sessanta, l’obiettivo perseguito in maniera ossessiva dalla Banca d’Italia, soprattutto sotto il governatorato di Menichella (gli altri governatori del periodo sono stati Einaudi, prima, e Carli, dopo) era quello di accumulare oro e valuta per dare una statura adeguata al paese nel consesso economico internazionale e lo rendesse così affidabile agli occhi degli altri paesi. Da qui derivò la politica economica export oriented che consentiva di accumulare riserve. Una mano importante venne anche dal Piano Marshall varato dagli Usa. Da questa breve ricostruzione viene già la risposta a una domanda che spesso emerge: di chi è l’oro della Banca d’Italia? La risposta non può che essere una, al di là degli aspetti giuridici: del popolo italiano che l’ha guadagnato con il sudore dei lavoratori e l’intraprendenza degli imprenditori che hanno fatto il famoso “miracolo economico”, ma anche di tutto il popolo italiano perché per perseguire quella politica dovette subire per molti anni una politica monetaria severamente restrittiva all’interno (soprattutto a opera di Einaudi, prima da governatore e poi da ministro). Quindi chiunque pensi di attentare a quel patrimonio deve fare i conti con il popolo italiano.

L’altra questione che viene spesso sollevata riguarda la domanda: dove è custodito l’oro italiano? Per il 48% nei forzieri della Banca d’Italia, per il restante 52% Bankit non dà dati precisi ma si sa che la stragrande maggioranza è presso i caveau della Fed americana, e quote minori sono in Svizzera e a Londra. Ma perché non lo abbiamo tutto noi? Spesso viene detto “perché costerebbe riportarlo in Italia e il trasporto non sarebbe sicuro”. Si tratta di una risposta sbagliata. Primo perché per un bene dal valore unitario così alto il costo del trasporto sarebbe un’inezia, e poi basterebbe una scorta con navi da guerra per scoraggiare qualsiasi fantasia piratesca. No, la risposta vera è un’altra.

Tutti gli stati preferiscono non tenere presso di sé tutto l’oro, e questo per un motivo molto semplice: in caso di aggressione militare l’occupante la prima cosa che farebbe sarebbe quella di impossessarsi dell’oro del paese occupato, e allora si preferisce conservare l’oro in quei paesi che è più difficile occupare, appunto: Usa, Svizzera e Gran Bretagna. I tedeschi durante la seconda guerra mondiale hanno trafugato oro dappertutto, anche in Italia. Pensate che durante la guerra fredda la Germania Ovest, per timore di un’invasione sovietica, aveva presso di sé solo il 20% delle riserve in oro, il restante 80% era all’estero. Oggi, finita la guerra fredda, la Germania ha richiamato parte dell’oro, ma custodisce comunque non più del 50% delle proprie riserve, più o meno come l’Italia.

Ci si chiede pure: ma se lo rivogliamo siamo sicuri che la Fed ce lo restituisce? E’ come chiedere: i soldi che ho in banca sono sicuro che me li ridaranno? Negli anni settanta l’Italia chiese un prestito alla Germania per impedire il tracollo della lira sui mercati internazionali. I tedeschi chiesero come garanzia il pegno su circa 550 tons di oro italiano. In quell’occasione la Fed fece subito arrivare l’oro necessario senza alcun problema. Ovviamente, rimborsato il prestito l’oro è tornato negli Usa.

Per tornare alla questione iniziale delle idee che vengono sull’utilizzo dell’oro, esse sono strambe per almeno due motivi: 1) esso significherebbe dire al mondo “siamo con l’acqua alla gola”, e quindi peggiorerebbe la situazione; 2) con la crescita tumultuosa delle economie dal dopoguerra a oggi, ormai l’oro rappresenta una piccola percentuale della ricchezza mondiale. Quello italiano per esempio vale 90 mld di euro, cosa può fare al confronto di un debito pubblico di circa 2.400 mld.?