Quanti partner per volta dovremmo poter avere?

per Gabriella
Autore originale del testo: Francesca Minerva
Fonte: caratteriliberi.eu
Url fonte: http://caratteriliberi.eu/2016/01/21/cultura-e-societa/quanti-partner-volta-dovremmo-poter/

di Francesca Minerva*   21 gennaio 2016

Fin da piccola ho sempre letto con interesse “La posta del cuore” di Natalia Aspesi, nell’inserto Venerdí di Repubblica, e mi ha sempre colpito come la maggior parte delle storie di chi scrive alla Aspesi racconti di tradimenti, innamoramenti fuori dal matrimonio e un’insoddisfazione generale per la tradizionale vita di coppia.

Il mondo reale sembra essere popolato da Lady Chatterley, Madame Bovary e Anna Karenina: persone (donne e uomini) insoddisfatte del loro matrimonio (anche se sposate con persone tutto sommato perbene) che si innamorano di qualcuno di cui non dovrebbero innamorarsi e vivono tra l’euforia dell’incontro clandestino e la noia della vita matrimoniale, il tutto sentendosi in colpa e devastate dall’indecisione. Mi sono sempre chiesta perche’, invece, il mondo non sia popolato da donne come Dona Flor (quella di “Dona Flor e i suoi due mariti” di Jorge Amado). A dire il vero, Dona Flor ha una relazione con il fantasma del marito deceduto, ma poco importa ai fini del mio ragionamento. Quello che importa è che Dona Flor e’ molto piu’ felice e meno straziata da tormenti e rimorsi rispetto alle eroine che sono costrette a scegliere fra il marito e un nuovo amore- proprio come i lettori della Aspesi.

Leggendo queste storie (ho citato solo alcuni esempi, ma ci sono migliaia di romanzi, poesie, canzoni che raccontano questo tipo di situazione) sembra che nella vita ci siano solo due possibilità: rimanere con il proprio partner e avere rimpianti per gli amori non vissuti, o cambiare partner e avere rimorsi per il danno causato.
Ma la vita deve per forza essere un pendolo che oscilla fra il rimorso e il rimpianto? Dobbiamo davvero scegliere, o forse possiamo anche solo cambiare?

La monogamia e’ uno dei fondamenti della nostra cultura e della nostra societa’, fa parte della nostra tradizione, alcuni dicono della nostra biologia, ed e’ ben radicata nel nostro sistema giuridico.

Chiara Lalli in un bell’articolo pubblicato l’11 gennaio su L’ Internazionale scrive che la legge puo’ essere cambiata, e che in linea di principio non c’e’ nessun ostacolo giuridico-costituzionale alla legalizzazione dei matrimoni multipli. Io vorrei suggerire che non c’è neppure nessun ostacolo morale.

Ci sono varie ragioni per cui penso che i matrimoni multipli (e le relazioni poliamorose – quelle con piú partner, ma non clandestine) siano moralmente accettabili. Cercheró di introdurne qualcuna brevemente.
La prima, piuttosto ovvia, ragione è che se le persone coinvolte sono felici, scelgono liberamente di avere piú partner, pensano che questo stile di vita si adatti meglio alle loro preferenze, e non danneggiano nessuno, allora dovrebbero essere libere di vivere la loro vita in base alle loro inclinazioni.

Come la legge (e la morale) non dovrebbero impedire a coppie gay e lesbiche di amarsi e di sposarsi, cosí non dovrebbero impedire a persone non monogame di vivere le loro relazioni multiple e, se lo vogliono, ufficializzare tali unioni tramite matrimonio.

Certo, qualcuno obbietterebbe che in questo modo la famiglia tradizionale verrebbe affondata per sempre, ma siccome la famiglia tradizionale e’ spesso di fatto composta da padre, madre, i loro amanti piu’ o meno segreti, oltre ai figli, non mi pare che il cambiamento sarebbe poi cosí drastico.

Inoltre, i figli di coppie poliamorose non riportano particolari problemi di tipo psicologico rispetto ai figli di coppie “tradizionali” (il libro “The polyamorysts next door” di Elisabeth Sheff sembra confermare questa tesi).

La seconda ragione per cui credo che le relazioni poliamorose siano moralmente permissibili ha a che fare con il fatto che mi sembra possano portare ad un incremento del livello di felicità di un numero maggiore di persone rispetto alla monogamia. Faccio un esempio. Nell’universo X, Andrea e Anna si amano e sono sposati e felici. A un certo punto Anna si innamora di Irene, che e’ a sua volta in una relazione con Chiara. Nel momento in cui Anna e Irene si innamorano l’una dell’altra, sembra che siano automaticamente costrette a fare una scelta, e questa scelta rende inevitabilmente infelice qualcuno. Se Anna e Irene decidono di rimanere con i loro partner originali, avranno dei rimpianti per non aver vissuto una storia che probabilmente le avrebbe rese felici. Se decidono di separarsi e iniziare una relazione tra di loro, renderanno infelici i loro partner e se stesse (supponendo che ci sia ancora un legame amoroso con i loro partner originali).

In un universo parallelo Y in cui la poliamoria fosse considerata morale e legale, Anna e Irene sarebbero libere di frequentarsi, o anche di sposarsi, senza per questo dover interrompere il legame con Andrea e Chiara, che magari a loro volta incontrerebbero e amerebbero altre persone. In linea di principio, se e’ vero che essere amati e amare una persona ci rende felici, amare ed essere amati da piu’ di una persona dovrebbe renderci ancora piu’ felici.
Un’obiezione molto comune e’ che siamo gelosi e non siamo in grado di gestire queste relazioni multiple, per cui la felicita’ in un rapporto e’ una funzione della sua esclusività, non del numero di persone che ci amano.

Ma la gelosia e’ una reazione (normale) che puo’ essere razionalizzata, addomesticata e domata – anche se forse non debellata. Viviamo in una societa’ in cui sentimenti negativi e istintivi come la rabbia e l’invidia vengono socialmente scoraggiati e soppressi, ma stranamente la gelosia viene condonata e approvata.
Da filosofa morale non riesco a trovare una ragione valida per giustificare questo trattamento speciale della gelosia, un sentimento che, di per se’, non ha nulla di nobile o nobilitante. E comunque, l’alternativa non sembra risolvere il problema della gelosia: se Anna lascia Andrea e sposa Irene, Andrea sara’ geloso comunque, probabilmente piu’ geloso che se Anna rimanesse sua moglie, continuando ad amarlo.
Anche se Anna decide di non lasciare Andrea, e di avere una relazione clandestina con Irene, il problema della gelosia rimane, a meno che Anna e Irene non siano molto brave a mentire ai loro partner (ma quasi nessuno e’ cosi’ bravo e cosi’ cauto, e in ogni caso non e’ questo cio’ che e’ previsto dall’idea di famiglia “tradizionale”).

Certo, Anna e Irene potrebbero decidere di non frequentarsi e di non tradire i propri partner, ma questo diminuirebbe il loro livello di felicita’ e probabilmente non avrebbe un impatto positivo sulla loro relazione con, rispettivamente, Andrea e Chiara, che verrebbero percepiti come una sorta di carcerieri, essendo in effetti la ragione per cui non hanno potuto vivere questa nuova relazione.

Sento spesso dire che la gelosia e’ sintomo di amore sincero e puro, e che se davvero ami una persona non puoi accettare di “dividerla” con qualcuno. Ma se Andrea e’ sinceramente e profondamente innamorato di Anna, l’idea che lei lo lasci per un’altra persona, l’idea di non poterci piu’ parlare, di non condividere progetti e sogni dovrebbe sembrargli peggiore peggiore dello scenario in cui lei continua a fare con lui tutte queste cose, senza per questo sopprimere i suoi sentimenti verso Irene. Inoltre, un sentimento piu’ nobilitante della gelosia e’ sicuramente le felicita’ derivante dal sapere che la persona amata e’ felice.

Non riesco poi a trovare una ragione valida per cui nelle relazioni amorose debba valere il principio del “chi arriva per primo ha diritto al monopolio”. La vita media di una persona e’ lunga abbastanza da ammettere l’ eventualitá che si possano incontrare diverse persone di cui e’ possibile – e a volte inevitabile – innamorarsi. A volte queste persone si incontrano con molti anni di distanza l’una dall’altra, mentre altre volte si incontrano quasi in contemporanea.

Non c’e’ una ragione per cui la prima (o una delle prime) persone di cui ci si innamora debba mantenere una sorta di monopolio sulla nostra vita amorosa. E’ bizzarro che tale ragionamento non venga esteso ai figli o gli amici. Nessuno direbbe ad una donna incinta del secondo figlio “E adesso cosa ne fai del tuo primogenito? Siccome non puoi amare piu’ di un figlio per volta lo devi abbandonare!”

Visto che siamo capaci di amare diversi membri della nostra famiglia, siamo probabilmente capaci di amare piú di un partner per volta. E infatti spesso ci infatuiamo (o innamoriamo) di qualcuno mentre siamo gia’ un una relazione. Privare queste persone arrivate dopo nella nostra vita della possibilità di conoscerci meglio, passare del tempo con noi, amarci e farsi amare solo perche’ non si sono trovate nel posto giusto al momento giusto, sembra un modo alquanto arbitrario e irrazionale di gestire la propria vita amorosa. D’altro canto, lasciare un partner di cui si è innamorati da anni, con cui si condividono progetti e interessi solo perchè si ama anche un’altra persona, sembra altrettanto irrazionale. Se due persone (o tre, o quattro) ci amano e ci rendono felici (e siamo in grado di reciprocare i sentimenti senza ferire nessuno), perchè dobbiamo fare una scelta?

Forse per alcuni a un certo punto una scelta diventa necessaria, forse a volte l’amore per qualcuno finisce – ed e’ in quel momento che nasce l’amore per una persona nuova. Forse alcune persone non sono in grado di amare piu’ di un partner per volta, e forse alcune persone non riescono a mettere da parte gelosia e desiderio di possesso.

Pero’ e’ anche vero che forse ci sono persone che riescono ad amare piu’ di un partner per volta, che non vogliono rinunciare a conoscere qualcuno di nuovo, ma che non possono e non vogliono smettere di amare qualcuno che conoscono gia’. Forse ci sono persone che non sono gelose, o che credono che la loro gelosia non sia un motivo sufficiente per mettere dei paletti alla felicita’ altrui.

Forse ci sono persone che non vogliono avere il monopolio su qualcuno solo perche’ sono arrivate per prime, ma che preferiscono essere scelte ogni giorno, anche quando essere scelti non significa essere gli unici vincitori in una qualche competizione immaginaria per l’amore di qualcuno.

Forse si puo’ essere felici in tre, quattro, cinque o piu’. Forse e’ il caso di comininciare a chiedersi se davvero sia cosi’ orribile innamorarsi di qualcuno di nuovo, o di qualcuno gia’ impegnato. Forse dobbiamo chiederci se sia cosi scontato, inevitabile e immutabile il fatto che l’amore comporti scegliere, sfrondare, eliminare amori e potenziali partner nel nome di una norma sociale che non sembra renderci felici piu’ delle possibili alternative.

Forse non dobbiamo essere per forza Anna Karenina, Emma Bovary o Lady Chatterley. Forse possiamo essere Dona Flor, con i suoi due mariti cosi’ diversi e cosi’ complementari, e possibilmente, a differenza del romanzo, entrambi vivi.

* Filosofa e ricercatrice all’Universita’ di Ghent, aree di interesse filosofia morale e bioetica.

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