Economia

Pubblicato il 17 luglio 2017 | di Francesco Salvatore

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Rapporto Debito/Pil: nodo scorsoio dell’Italia

3percentodi Francesco Salvatore – 13 luglio 2017

Siccome il PIL è la somma delle spese (pubbliche e private) fatte in un anno, per un paese come l’Italia che tenta di uscire dalla crisi il rapporto Debito/PIL è una trappola asfissiante:
si può ridurre solo diminuendo il Debito (leggi risorse per investimenti pubblici) o aumentando il PIL (leggi risorse che vengono spese).

Poiché l’ammontare del Debito è principalmente influenzato dagli interessi che corrono – per l’appunto – sul debito pubblico, i margini di correttivo sono praticamente inesistenti o quanto meno limitati al controllo della spesa pubblica con manovre di “spending review”.
Peccato solo che i tagli di spesa pubblica si traducono in riduzione di PIL e, conseguentemente, in aumento del rapporto Debito/PIL.

Ci sarebbe allora la strada dell’incentivo degli investimenti che, in quanto spese, produrrebbero un aumento di PIL e, conseguentemente, la riduzione del rapporto Debito/PIL.

Peccato però che le risorse per gli investimenti:
· pubblici si possono ottenere solo attraverso l’aumento del Debito pubblico e quindi implicano la crescita del rapporto Debito/PIL;
· privati sono ostacolati dalla forte pressione fiscale; che, se ridotta potrebbe stimolarli. Ma qui sorge un’altra complicazione: la minore spesa fiscale riduce a sua volta il PIL e quindi aumento ancora il rapporto Debito/PIL.

Una situazione del genere con il trascorrere del tempo, in termini scacchistici, porta solo allo scacco matto e, in termini economici, al fallimento o default se più aggrada l’anglicismo.

Debito pubblicoIn questa analisi si potrebbe scendere più a fondo, considerando i moltiplicatori connessi alle manovre sul fronte delle variabili in gioco – Debito e PIL -, ma servirebbe solo a perdersi in tecnicismi che non cambiano la sostanza delle cose: con le regole attuali l’Italia è destinata a pagare il Debito (che attualmente supera i 2200 miliardi di euro) con il risparmio delle famiglie (che attualmente si aggira sugli 8000 miliardi di euro).

Un epilogo meno drammatico si potrebbe avere modificando le condizioni a contorno, cominciando a chiedersi perché il rapporto Debito/PIL deve essere inferiore al 3%.

Guy Abeille inventore 3x100In tal senso è illuminante sapere che il paletto del 3% venne fissato nei primi anni ‘80 da un giovane uscito dall’Ensae (École Nationale de la Statistique et de l’Administration Économique), tal Guy Abeille che, per sua stessa ammissione, è privo si qualsiasi fondamento scientifico: “Prendemmo in considerazione i 100 miliardi del deficit pubblico di allora. Corrispondevano al 2,6% del PIL. Ci siamo detti: un 1% di deficit sarebbe troppo difficile e irraggiungibile. Il 2% metterebbe il governo sotto troppa pressione. Siamo così arrivati al 3%. Nasceva dalle circostanze, senza un’analisi teorica” e ancora: “Abbiamo stabilito la cifra del 3% in meno di un’ora.

Francois MitterrandÈ nata su un tavolo, senza alcuna riflessione teorica. Mitterrand aveva bisogno di una regola facile da opporre ai ministri che si presentavano nel suo ufficio a chiedere denaro […]. Avevamo bisogno di qualcosa di semplice. Tre per cento? È un buon numero, un numero storico che fa pensare alla trinità”.
Allora, se questo 3% non è stato tratto dalle tavole di Mosè né ha fondamento scientifico è una convenzione che, come tale, è modificabile con il senno del poi… a meno che non faccia comodo a qualcuno.

Giusto per chiudere con un dato ufficiale: prima della crisi (2007) gli investimenti pubblici in Italia e Germania erano allo stesso livello. Da allora quelli tedeschi sono aumentati del 37% e in Italia sono calati del 26%.
Un indicatore che induce a riflettere su come stanno effettivamente le cose.

Autore Originale del Testo: Francesco Salvatore

Nome della Fonte: Politicaprima

URL della Fonte (link): http://www.politicaprima.com/2017/07/rapporto-debitopil-nodo-scorsoio.html

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