Salvini e Meloni sul 25 aprile sono oltre coloro che al fascismo credettero davvero

0
475

di Fabio Martini – 23 aprile 2019

CONTESTANDO L’ESSENZA DEL 25 APRILE, SALVINI E MELONI, PROVOCANO A FREDDO E VANNO MOLTO OLTRE
L’MSI, UN PARTITO CHE AL FASCISMO CREDETTE SUL SERIO

La festa del 25 aprile – istituita da Alcide De Gasperi, dopo le elezioni del 1948 e quando comunisti e socialisti erano all’opposizione – in questi giorni è contestata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, con l’esplicito intento di delegittimare come festa nazionale la giornata nella quale diverse città si liberarono dai nazifascisti. Naturalmente tutto può essere rimesso in discussione, ma questa polemica ha tutta l’aria di essere pretestuosa . E di riaprire una questione che l’Msi (nato nel 1946 per aggregare i “vinti” e per ribadire la forza della “idea” originaria), aveva superato con un passaggio tormentato ma di spessore storico ; il congresso di Fiuggi del 1995. Allora il leader dell’Msi disse: <Questo partito non nacque per restaurare il fascismo ma per difendere una parte di memoria storica nazionale. Dopo 49 anni quel compito è assolto>.

Per decenni, chi a destra ha detestato una certa retorica antifascista e ha mantenuto simpatia ideale per il fascismo, si è sempre guardato dal festeggiare il 25 aprile. Ma senza ostentare questi sentimenti ed evitando di contestare il valore nazionale di quella giornata. Nelle “Tesi di Fiuggi” era scritto: <L’antifascismo è stato il momento essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva abolito>. Ora Salvini e Meloni tornano laddove i missini si trovavano 70 anni fa, quando erano isolati da tutti e da tutto. Un’operazione a freddo, che nessuno invocava e che serve ad una cosa sola: attaccar briga a freddo, per il semplice gusto di farlo.