Sardine: dalla meraviglia di piazza San Giovanni ai mezzi pubblici gremiti come sardine, con i giovani seduti tranquillamente mentre molti anziani faticavano a trovare posto in piedi

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Autore originale del testo: Salvatore Biasco

di Salvatore Biasco

NON RIESCO A NON DIRLO
ieri un pomeriggio meraviglioso a piazza S. Giovanni. Ero li con la mia valigia appena giunto da Milano. Giovani tanti e meno giovani e famiglie intere. La piazza gremita come testimoniano le foto. Non c’era bisogno di slogan o programmi. La fase è quella in cui si riannodano relazioni con la politica e si cerca un riconoscimento reciproco, chiedendo semplicemente un’Italia e un futuro migliore (quale che ciò significhi per ciascuno), non certo guidato dalla destra. E ciascuno gridava intimamente (basta leggerlo sul volto) “io non sono inerte!”.
Poi qualcosa mi ha turbato. I mezzi pubblici alla fine erano ovviamente presi d’assalto, gremiti (qui ci sta bene) come sardine. Vedere dei giovani (presumibilmente manifestanti) seduti tranquillamente immersi nel loro telefonino, mentre molti anziani faticavano anche a trovare posto in piedi non mi è piaciuto. Non era quello che mi aspettavo. Da coloro che vogliono rappresentare il meglio dell’Italia del futuro si deve attendere senso civico. E bisogna capire che il senso civico è una parte non secondaria degli ingredienti del socialismo.
Quei giovani tranquillamente seduti mi hanno rimandato a un episodio degli anni ’90 quando ero presidente del Cespe, allora un importante centro di studi economici del Pci, poi Pds. Era locato al 5° piano di via della Vite; al secondo vi era la Figc (l’organizzazione giovanile comunista). Vedere dei giovani aspettare che l’ascensore scendesse dai piani alti per poter raggiungere la loro sede senza fare le scale (o aprire l’ascensore in discesa dal secondo piano), mi faceva pensare “se questo è il ricambio, abbiamo chiuso.” (infatti). Siccome non sono certo che quei giovani fossero “sardine” voglio proprio pensare che non provenissero dalla folla di S. Giovanni.